Leonardo e le Balze del Valdarno, la nuova ipotesi che lega Castelfranco alla Gioconda



Le Balze del Valdarno che avrebbero ispirato il paesaggio della Gioconda, una probabile presenza di Leonardo da Vinci a Castelfranco di Sopra e un percorso di ricerca che intreccia storia, arte, geologia e urbanistica. Sono questi i temi al centro dell’incontro in programma venerdì 24 luglio, alle ore 21, in piazza Vittorio Emanuele a Castelfranco di Sopra (Arezzo), dove il ricercatore e scrittore Silvano Vinceti, presidente del Centro Studi Leonardeschi, illustrerà le conclusioni di una lunga ricerca documentaria destinata a rilanciare il dibattito sul rapporto tra Leonardo e il Valdarno superiore.

La tesi più significativa riguarda proprio il paesaggio della Gioconda. Secondo Vinceti, una specifica formazione delle Balze di Castelfranco Piandiscò corrisponderebbe alla parte sinistra dello sfondo del celebre dipinto conservato al Louvre. Non una semplice suggestione paesaggistica, ma l’ipotesi che Leonardo abbia trasfigurato sulla tavola un luogo realmente osservato durante la sua permanenza nel Valdarno. Per il ricercatore, il maestro vinciano nutrì fin dall’infanzia una profonda attrazione per montagne, vallate e conformazioni geologiche. I primi schizzi realizzati negli anni trascorsi a Vinci testimoniano questo interesse, che lo accompagnerà per tutta la vita. Durante la sua presenza nel Valdarno, Leonardo avrebbe studiato direttamente le Balze – spettacolari formazioni geologiche naturali caratterizzate da alte pareti verticali, pinnacoli, guglie e profonde incisioni, create dall’erosione nel corso di migliaia di anni – eseguendo disegni e osservazioni che si ritrovano anche in fogli oggi conservati nelle raccolte reali inglesi. Lo stesso paesaggio roccioso, secondo Vinceti, riaffiorerebbe non solo nella Gioconda, ma anche nelle due versioni della Vergine delle Rocce.

Ma perché Leonardo avrebbe raggiunto Castelfranco di Sopra? La ricostruzione proposta da Vinceti, come anticipa l’Adnkronos, parte da un dato storico consolidato: tra il 1501 e il 1504 Leonardo operò prima al servizio di Cesare Borgia, impegnato nella ricognizione militare e nella progettazione di fortificazioni, quindi della Repubblica di Firenze, dove realizzò carte topografiche, studi idraulici e progetti urbanistici per conto del gonfaloniere Pier Soderini. Per spostarsi tra Arezzo, Firenze e Fiesole percorreva abitualmente la Cassia Vetus, l’antica strada consolare romana sorta tra il III e il II secolo avanti Cristo che costeggiava l’attuale Castelfranco di Sopra. È proprio lungo questo itinerario che Vinceti colloca una possibile visita del maestro al borgo valdarnese.

Le motivazioni sarebbero molteplici, spiega Vinceti all’Adnkrons: “La prima riguarda l’interesse di Leonardo per l’urbanistica. Castelfranco di Sopra rappresentava infatti uno dei più importanti esempi delle Terre Nuove fiorentine, il progetto di espansione territoriale promosso dalla Repubblica di Firenze tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento. Secondo la ricostruzione illustrata da Vinceti, il centro abitato, la cui edificazione iniziò nel 1299, sarebbe stato progettato da Arnolfo di Cambio, il più importante architetto e scultore del tempo, autore della pianificazione complessiva del borgo, delle mura, della porta d’accesso, della piazza e della chiesa di San Pietro”. Per Vinceti è altamente probabile che Leonardo, lui stesso architetto e ingegnere, conoscesse il prestigio di Arnolfo e fosse interessato a visitare una delle sue opere urbanistiche più significative.

Un secondo elemento riguarda il rapporto con il Perugino. Leonardo e Pietro Vannucci condivisero gli anni della formazione nella bottega del Verrocchio insieme a Botticelli e ad altri protagonisti del Rinascimento. Da quell’esperienza nacque un legame artistico e umano che, secondo Vinceti, rimase vivo anche negli anni successivi. Richiamando alcune interpretazioni dello storico dell’arte Carlo Pedretti, il ricercatore ritiene plausibile che Leonardo fosse a conoscenza della grande Madonna in trono con i santi Pietro, Paolo, Bartolomeo e Giovanni Battista, dipinta dal Perugino nel 1493 per la chiesa di San Pietro di Castelfranco, e che desiderasse ammirarla personalmente. La chiesa costituiva il cuore religioso e civile della comunità. Sconsacrata nel 1786 dal granduca Pietro Leopoldo di Toscana, custodiva uno dei capolavori del Rinascimento umbro-toscano, inserito in un contesto artistico particolarmente ricco.

Anche il territorio circostante rappresentava infatti un importante centro culturale, sottolinea Vnceti. La vicina Badia di San Salvatore a Soffena, sorta lungo la Cassia Vetus, costituisce il più antico nucleo insediativo della zona. Sebbene il primo documento che la riguarda sia una bolla di papa Urbano II del 1090, ritrovamenti archeologici di epoca longobarda fanno ritenere che il complesso monastico abbia origini ancora più antiche. Nel Quattrocento la badia conobbe una stagione di grande splendore artistico con la presenza di opere attribuite ai Della Robbia, di una Madonna di Filippo Lippi e dello Scheggia, fratello di Masaccio. È in questo scenario storico, artistico e paesaggistico che Vinceti colloca il possibile soggiorno di Leonardo a Castelfranco di Sopra: “un territorio attraversato dalla principale via di comunicazione della Toscana medievale, ricco di emergenze artistiche e dominato da un paesaggio geologico unico, capace – secondo la sua ipotesi – di lasciare un’impronta nella memoria visiva del maestro fino a diventare parte dello sfondo della Gioconda”. Un’altra possibile ragione della presenza di Leonardo a Castelfranco di sopra, sostiene ancora Vinceti, rinvia ad un’opera giovanile di Sandro Botticelli “Madonna con bambino e due angeli” realizzata durante o appena dopo il suo apprendistato presso Filippo Lippi; poi completò la sua preparazione artistica presso la bottega del Verrocchio dove si trovavano Leonardo e il Perugino. “Molto probabilmente Leonardo era a conoscenza del tondo del Botticelli e della sua presenza nella badia di San. Salvatore a Castelfranco di Sopra”, ipotizza Vinceti.

Le tesi saranno presentate venerdì 24 luglio nel corso della conferenza “Leonardo a Castelfranco Piandiscò e le sue Balze”, durante la quale sarà proiettato anche un video in anteprima nazionale dedicato al rapporto tra Leonardo e il territorio valdarnese. Le ricerche confluiranno inoltre in un volume di prossima pubblicazione per Armando Editore, nel quale Vinceti approfondirà le basi documentarie e storico-artistiche delle proprie ricostruzioni, destinate ad alimentare il confronto tra studiosi sul legame tra Leonardo da Vinci e il paesaggio del Valdarno. (di Paolo Martini)


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