Il Piano per l’economia sociale? È sì un «traguardo storico, ma anche un punto di partenza» per il Governo. Con queste parole il sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, Lucia Albano, ha tracciato la linea e definito i prossimi passi operativi che hanno per protagonista il Piano nazionale per l’economia sociale, sottolineando la portata di una sfida che punta ad una Legge Quadro per il settore. «Al Mef stiamo costituendo un comitato che valorizzerà il lavoro svolto finora dai tavoli tecnici» e che soprattutto sarà necessario per definire le priorità in vista della legge di Bilancio, dove il Piano verrà tradotto in azioni concrete.
Albano è intervenuta al secondo incontro dell’Intergruppo parlamentare per l’economia sociale, promosso da Silvia Roggiani (Pd), «per far sì che il Piano non sia solo una bella dichiarazione di intenti, ma si traduca in qualcosa di concreto», con la «finestra importante della legge di Bilancio». All’iniziativa, che ha riunito a Roma i principali attori del settore con lo scopo di mettere a terra il piano nazionale presentato dal Governo, hanno partecipato, tra gli altri, Luigi Bobba (Fondazione Terzjus), Gianluigi Granero (Legacoop), Giancarlo Moretti (Forum del Terzo settore), Gianluca Salvatori (Euricse), Gabriele Sepio, che ha coordinato la redazione del Piano. Fabiola Di Loreto (Confcooperative). C’era Acri. E VITA era presente con il presidente Giuseppe Ambrosio.
Oltre alla costituzione del comitato, Albano ha annunciato anche l’invio a Bruxelles del documento reso noto il 2 luglio dal consiglio dei Ministri.
I dati e il perimetro
Prioritaria per Albano è la definizione del perimetro stesso dell’economia sociale, un comparto in costante mutamento. Per questo, il Mef ha attivato una collaborazione con l’Istat per ridefinire la mappatura del settore attraverso strumenti e modalità di rilevazione capaci di recepire una mole di dati sempre maggiore. Una esigenza, quella di partire dai numeri, che nel corso dell’incontro era stata messa in evidenza da Gianluca Salvatori (Euricse). «Il tema della visibilità statistica è cruciale», aveva detto, sottolineando la necessità di «un quadro comune» a livello europeo.
La finanza d’impatto
Ma la vera spina dorsale del Piano, oltre alle questioni fiscali, ha rimarcato Albano, è l’architettura finanziaria. «La finanza per l’economia sociale è uno dei temi fondamentali», ha precisato, spiegando che i pilastri su cui si sta lavorando sono i fondi di garanzia e i fondi per l’impatto sociale. Su questo fronte, ha detto, è già aperto un canale di confronto strategico con Cassa depositi e prestiti – Cdp e altri fondi d’investimento per tradurre le risorse in soluzioni concrete per le realtà che operano sul territorio.
Formazione per le banche e sinergia con i territori
Un altro elemento centrale per Albano è la formazione, intesa come pilastro per abbattere i muri culturali. Il Piano prevede percorsi formativi sia per la Pubblica Amministrazione (centrale e territoriale), sia per gli istituti di credito. «È necessario che anche il mondo delle banche sia pienamente consapevole delle specificità delle imprese sociali e delle reti del Terzo settore rispetto al resto del mondo economico», ha evidenziato Albano.
La messa a terra asserà poi inevitabilmente per le Regioni, molte delle quali, ha evidenziato, «hanno già istituito deleghe specifiche o adottato veri e propri piani regionali per l’economia sociale».
La scommessa sugli immobili pubblici
Albano ha posto anche l’accento su una misura considerata prioritaria: la valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato. L’obiettivo dell’esecutivo è creare un punto di contatto stabile tra la rigenerazione degli spazi pubblici e le necessità degli enti dell’economia sociale.
«L’uso degli immobili pubblici sarà uno dei temi su cui punteremo e a cui daremo priorità anche in vista della prossima legge di Bilancio», ha aggiunto, precisando la volontà di trasformare i beni comuni in motori di sviluppo sociale ed economico.
Una mappatura su cui intervenire
Se, ha ricordato Gabriele Sepio, «il Piano nazionale per l’Economia sociale ha iniziato a muovere i primi passi istituzionali dopo l’informativa del 2 luglio» ora «la vera sfida per l’Italia è tradurre un modello culturale in un sistema giuridico, finanziario e di politiche pubbliche». Sepio ha parlato anche dell’avvio di un tavolo di lavoro tra ministero dell’Economia, Istat ed esperti per la stesura di un «quaderno» di analisi basato sui dati pubblici. «Non sarà un semplice rapporto, ma un’elaborazione strutturata per mappare finalmente il perimetro e la reale consistenza del settore».
Incrociare i registri
Il primo grande ostacolo, chiarisce il giurista, «è di natura statistica: molti parametri attuali di Istat risentono di vecchi vincoli e non fotografano la realtà. L’obiettivo del quaderno sarà triangolare le informazioni di quattro pilastri fondamentali: il Registro delle Imprese, il Re (Repertorio economico amministrativo), il Runts (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), il registro delle attività sportive e l’albo delle cooperative.
«Oggi ci sono oltre 100mila enti non profit fuori dai registri pubblici principali, intercettati solo in parte da mappature dell’Agenzia delle entrate come il modello Eas. Ma essere un ente non profit non significa automaticamente essere un ente dell’economia sociale», ha avvertito Sepio, sottolineando come la precisione del perimetro sia la precondizione per arrivare a una legge quadro.
Il nodo delle risorse
Sul fronte economico, Sepio ha sollevato questioni che attendono una stabilizzazione normativa, a partire dal nodo degli aiuti di Stato in sede europea. «L’Europa», ha spiegato, muove da una logica di mercato, ma i modelli dell’economia sociale non agiscono secondo le regole classiche della competizione. Questo crea un corto circuito sui parametri del de minimis», ha evidenziato l’esperto, ricordando come molte cooperative subiscano oggi accertamenti dal fisco proprio a causa del superamento di limiti non pensati per la loro natura.
I capitali
Un capitolo dell’intervento di Sepio ha riguardato il reperimento dei capitali. L’esperto ha spinto per sbloccare l’interlocuzione con Bruxelles sui cosiddetti titoli di solidarietà, strumenti che permetterebbero a chi investe in obbligazioni destinate al Terzo settore di ricevere lo stesso trattamento fiscale di chi acquista Bot o Cct.
Fiscalità, le priorità
In tema di fiscalità, ha parlato della importanza della «detassazione delle riserve indivisibili, intese come capacità economica stabilmente destinata all’interesse generale», e di «interventi di armonizzazione su Imu e Irap, oltre a una riflessione sulle rendite della filantropia italiana sia per la parte immobiliare che mobiliare».
Per Sepio, il percorso del Piano è ormai tracciato e vedrà un’accelerazione a breve. «Nei prossimi giorni verranno formalizzati e avviati i quattro macro-gruppi di lavoro ministeriali che hanno già redatto il Piano», ha precisato Sepio.
Fondamentale sarà il raccordo con l’Intergruppo parlamentare, che diventerà il luogo di ascolto privilegiato per selezionare le priorità e i veicoli normativi da inserire nella prossima legge di Bilancio, completando così il passaggio storico «dalle semplici deroghe a un vero e proprio sistema integrato».
Le proposte sul tavolo
«Siamo pronti a fare un’operazione di traduzione di questo Piano in atti concreti», ha detto Fabiola Di Loreto, direttore generale di Confcooperative, che tra «le operazioni a zero costo» cita «un coordinamento tra le PA per favorire la promozione dell’economia sociale». Per Gianluigi Granero, direttore di Legacoop, «il tema della legge quadro è un tema straordinariamente importante», come quello delle «risorse indivisibili», «lo strumento che storicamente ha consentito al movimento cooperativo di crescere» e di farlo «attraverso una rinuncia dei soci di oggi a favore dell’impresa e dei soci di domani», e «speriamo che questo nella legge di Bilancio possa trovare spazio». Tra le priorità di Granero anche «il sostegno ai workers buyout».
Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo settore, ha richiamato l’attenzione sulla costituzione da parte del Governo di «una cabina di regia con i soggetti di rappresentanza dell’economia sociale».
Visibilità e capacitazione
Sulla visibilità e sulla capacitazione, intesa come capacity building, ovvero quel processo attraverso il quale individui, organizzazioni e comunità migliorano le proprie capacità, conoscenze e competenze, ha posto l’accento l’intervento di Giuseppe Ambrosio, presidente di VITA. «Il tema della visibilità è fondamentale». A oggi il Piano ha bisogno di una spiegazione «a livello di singole organizzazioni», molte delle quali stanno ancora cercando di capirne l’utilità e il senso. «Data anche l’esistenza del Codice del Terzo settore e di altri impianti anche abbastanza recenti». Lavorare sulla capacitazione permetterebbe «alle organizzazioni di essere pronte a utilizzare le potenzialità» del Piano.
La rappresentante dell’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio – Acri ha chiesto «interventi che vadano in un’ottica egualmente differenziata», a «considerare le diversità dei vari soggetti», le loro «specificità». Concretamente? Il tema fiscale, un tema molto importante «per le fondazioni di origine bancaria. Tutto quello che si riesce a risparmiare può essere reinvestito nella collettività».
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Foto di © Remo Casilli/Sintesi. Nel testo video di Alessio Nisi
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Alessio Nisi
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