turismo culturale e rigenerazione nell’edizione 2026| Artribune


Da 22 edizioni, il Rapporto Annuale di Federculture IMPRESA CULTURA si propone di offrire un’analisi completa e aggiornata del sistema culturale italiano, come strumento indipendente di osservazione e interpretazione della realtà culturale del Paese. Nello specifico, l’edizione 2026 (relativa ai dati raccolti per il 2025) approfondisce l’importanza della cultura come fattore trasformativo dei contesti locali urbani e dei territori, mettendone in luce la capacità di rigenerare spazi, rafforzare le comunità e generare nuove opportunità di sviluppo.

Presentato in Sala Spadolini a Roma, nella mattinata del 21 luglio, il Rapporto è intitolato quest’anno a La cultura che cambia i territori. E pone attenzione a due assi strategici per le politiche urbane e territoriali, tenendo conto di “un’identità italiana policentrica”, come sottolinea Caterina Bova per il Ministero della Cultura: l’attrattività culturale come leva di sviluppo locale, competitività e qualità della vita e la rigenerazione urbana come processo integrato in cui cultura, creatività e partecipazione diventano motori di trasformazione sociale ed economica.

Come sono distribuiti i finanziamenti per la cultura in Italia. I Comuni trainanti

E non ha dubbi, Alberto Bonisoli, Direttore del centro studi Federculture, nel sottolineare che “stiamo sottovalutando il ruolo giocato dalla cultura nel possibilità di rigenerazione di un territorio. C’è un potenziale inespresso che i dati ci indicano con grande chiarezza”.
Passando ai numeri che aiutano a inquadrare il contesto, in Italia la cultura è finanziata con un apporto più o meno stabile dal Ministero della Cultura, che però non è il principale finanziatore del sistema culturale, funzione invece garantita in gran parte da Comuni e Regioni (con distribuzione geografica disomogenea). Oggi, i Comuni spendono in cultura 1 miliardo di euro in più di quanto succedeva prima dello spartiacque del Covid. E cresce anche l’apporto delle imprese (e delle fondazioni bancarie) tramite Art Bonus, con Lombardia, Toscana ed Emilia in testa.

La spesa per la cultura e il consumo culturale degli italiani. Luci e ombre

Dal 2019 al 2025, la spesa media mensile di una famiglia italiana per la cultura è cresciuta dell’l’1,7%. Ma il valore nominale non tiene conto dell’inflazione, e il dato rivisto parlerebbe di un calo dei consumi culturali del 4,7%, pur tenendo conto di una disparità molto forte a livello regionale (ben sopra la media troviamo regioni come la Lombardia, il Friuli, il Veneto e il Trentino Alto Adige, male Piemonte e Liguria). Il dato che fa ben sperare è che nel 2025 tutti i settori culturali hanno recuperato lo slancio interrotto dalla pandemia: anche le sale cinematografiche, dopo teatro e concerti, recuperano il gap.

Sul fronte occupazione, cresce, seppur poco, il numero di persone impiegate nel settore culturale. Ma si reiterano le debolezze strutturali del comparto: una percentuale di lavoratori a tempo indeterminato notevolmente più bassa della medie nazionale, e poco attrattività per i giovani (In Europa, l’Italia è il Paese che ha meno impiegati in cultura sotto i 30 anni). Ciò significa precarietà e incertezza.

La cultura che cambia i territori. La crescita del turismo culturale

L’aspetto più approfondito dall’edizione 2026 del Rapporto però si concentra anche sulle ricadute indirette della cultura nel sistema economico e occupazionale nazionale. Chiamando in causa il turismo e la rigenerazione urbana e territoriale. La leva culturale costituisce infatti il maggior richiamo turistico in Italia: su 8mila Comuni, mille sono quelli classificati per la loro vocazione culturale (ne fanno parte anche 12 grandi città). In questi Comuni, tra il 2019 e il 2025, le presenze turistiche sono aumentate del 9,8%, a confronto di una media nazionale ferma al +5%. E il macrodato si può anche scomporre, confermando l’assunto che il turismo culturale sia un driver importantissimo di crescita: oggi, il turismo nelle grandi città (quello internazionale che chiede cultura) ha superato il turismo marittimo. E i Comuni che attraggono turismo culturale sono più ricchi: ovunque ci sia turismo culturale, aumenta il reddito. Nota dolente è, in questo processo di crescita, l’indice di densità turistica: “Non solo, ma soprattutto nelle grandi città, c’è un tema di affollamento che deve essere affrontato con visione politica e gestionale”, sottolinea Bonisoli.
D’altro lato, le leve per sviluppare in modo sostenibile il turismo culturale passano per gli interventi e gli investimenti in rigenerazione urbana, per il radicamento dei festival (in Italia si contano circa 3mila festival culturali: con la nuova newsletter Fest ci proponiamo di mapparli tutti), per il sostegno a filoni dall’alto potenziale, come il turismo spirituale.

La rigenerazione urbana a tema culturale

Il tema della rigenerazione urbana irrompe, quasi inaspettato – o almeno con un impatto superiore alle aspettative – nel Rapporto: “Abbiamo analizzato i progetti di rigenerazione urbana finanziati tramite il programma del Ministero degli Interni parte del PNRR che si è appena concluso. Scoprendo che un progetto su cinque ha a che vedere con la cultura” spiega Bonisoli “Perché la cultura è quello che serve e che crea interesse da parte della comunità”. Per questo, a settembre 2026 partirà in maniera attiva un Osservatorio dedicato alla rigenerazione urbana, promosso da Federculture in collaborazione con l’ANCI “per dare un contributo al tema della governance degli spazi recuperati e anche per stimolare la realizzazione di una legge sull’urbanistica che abbia come protagonista la cultura”, evidenzia Andrea Cancellato, Presidente di Federculture.

Indicazioni utili per il futuro della cultura in Italia

Spetta proprio a Cancellato sintetizzare le indicazioni contenute nel rapporto, approfittando anche per stilare un bilancio di (quasi) fine legislatura di governo: “Il mondo delle imprese culturali è vivo, con qualche ferita, ma dentro ai processi del Paese. E il turismo culturale è il motore di una grande parte dell’economia italiana, insieme al Made in Italy. Forse l’intuizione che in passato aveva portato a unire i ministeri del turismo e della cultura non era così scorretta”. Il Presidente di Federculture registra con soddisfazione “il pieno recupero della fruizione di cultura in presenza”, pur evidenziando i limiti che ancora frenano il consumo culturale in Italia: “Solo un italiano su dieci frequenta una sola volta all’anno uno spettacolo teatrale. Dobbiamo fare molto di più. Sul piano dell’offerta ci siamo, forse occorre intervenire sui costi, come fatto con l’operazione Cinema Revolution”. E a proposito di investimenti, poiché “le risorse indirizzate in cultura non sono destinate ad aumentare”, occorre indirizzarle “ricercando la moltiplicazione degli effetti culturali. Per esempio, il moltiplicatore dei fondi investiti nei Comuni e nelle imprese culturali è pari a 9, ed è molto alto”.

Livia Montagnoli

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