Le Fondazioni di origine bancaria archiviano il 2025 con numeri che raccontano un sistema più solido, più patrimonializzato e sempre più orientato a trasformare i rendimenti finanziari in investimenti sociali. Il Trentunesimo Rapporto annuale di Acri fotografa infatti un anno da primato: le erogazioni raggiungono 1,424 miliardi di euro, il livello più elevato degli ultimi diciassette anni, mentre il patrimonio supera i 43,7 miliardi e la redditività torna a crescere.
È un risultato che, nelle parole del presidente di Acri Giovanni Azzone, nasce da una gestione prudente e lungimirante degli investimenti. La diversificazione del patrimonio continua infatti a garantire rendimenti positivi, permettendo alle Fondazioni di aumentare le risorse destinate ai territori, sostenere le comunità locali e finanziare progetti innovativi. Azzone sottolinea inoltre come l’addendum al Protocollo Acri-Mef rafforzi questo percorso, introducendo criteri più flessibili negli investimenti, valorizzando la diversificazione e aprendo alla possibilità di una maggiore durata dei mandati di governance, così da assicurare continuità strategica e programmazione di lungo periodo.
Il Rapporto annuale, oltre ai dati economici e patrimoniali, ospita anche due approfondimenti esterni dedicati all’asset allocation delle Fondazioni, realizzato da MondoInstitutional, e ai vent’anni di Fondazione Con il Sud, analizzati dal professor Francesco Izzo dell’Università Federico II di Napoli.
Erogazioni al massimo da diciassette anni
L’aspetto più evidente del bilancio 2025 riguarda l’attività istituzionale. Le Fondazioni hanno destinato complessivamente 1 miliardo e 424,5 milioni di euro ai propri interventi, con una crescita del 30% rispetto all’anno precedente. Mai negli ultimi diciassette anni erano state mobilitate risorse di questa entità.
Parallelamente aumenta anche il numero delle iniziative sostenute, che passa da 22.299 a 26.063 progetti. Cresce di conseguenza anche il valore medio di ciascun intervento, che raggiunge 54.655 euro contro i 49.002 euro del 2024.
La maggior parte delle risorse continua a essere destinata a interventi annuali, che rappresentano l’83% delle erogazioni complessive. Ma il dato che emerge con maggiore evidenza è il raddoppio degli interventi pluriennali, arrivati al 17% del totale. Una dinamica che segnala una crescente disponibilità delle Fondazioni a sostenere programmi di sviluppo più strutturati e di lungo periodo.
Anche la distribuzione degli importi conferma una doppia strategia. Gli interventi superiori ai 500 mila euro assorbono oltre la metà delle risorse complessive, precisamente il 52,2%, mentre quelli compresi tra 100 e 500 mila euro rappresentano il 21,5%. Le iniziative comprese tra 5 mila e 100 mila euro raccolgono il 23,3% delle erogazioni, mentre i contributi inferiori ai 5 mila euro valgono l’1,9%, una quota limitata ma significativa perché mantiene vivo il sostegno alle realtà più piccole del Terzo settore.
Il Terzo settore diventa il principale interlocutore
Il rapporto tra Fondazioni e Terzo settore continua a rafforzarsi. Nel 2025 il 75,6% delle risorse viene destinato a soggetti privati senza scopo di lucro, mentre il restante 24,4% finanzia enti pubblici. Il confronto con dieci anni fa evidenzia un cambiamento strutturale. Allora il Terzo settore riceveva il 68,4% delle risorse, mentre gli enti pubblici assorbivano il 31,6%. Oggi le organizzazioni non profit sono diventate il partner privilegiato delle Fondazioni nella realizzazione delle politiche di sviluppo sociale.
Anche il modo di selezionare gli interventi è profondamente cambiato. Oltre due terzi delle risorse vengono oggi assegnate nell’ambito di strategie già definite dalle Fondazioni: il 43,2% attraverso progetti propri e il 27,7% tramite bandi. Solo il 29,1% nasce invece da progetti presentati spontaneamente da soggetti esterni. Dieci anni fa la situazione era praticamente opposta, con quasi il 60% delle risorse destinate a iniziative proposte da terzi. Il dato evidenzia una trasformazione del ruolo delle Fondazioni, sempre meno semplici finanziatori e sempre più soggetti che progettano direttamente le strategie di sviluppo.
Crescono partenariati e cofinanziamenti
Un altro elemento che emerge con forza riguarda la capacità delle Fondazioni di attrarre risorse aggiuntive. Nel 2025 il 46,2% delle erogazioni viene realizzato insieme ad altri soggetti attraverso operazioni di cofinanziamento. Dieci anni fa questa quota si fermava al 30%. Si consolida così il ruolo delle Fondazioni come catalizzatori di investimenti pubblici e privati, in grado di costruire partnership e generare un effetto moltiplicatore sulle risorse destinate ai territori.
Resta inoltre molto forte il legame con le aree di riferimento. Il 76,6% delle erogazioni viene infatti destinato alla regione nella quale ha sede ciascuna Fondazione. Parallelamente cresce il peso delle iniziative di carattere nazionale o sovraregionale, che rappresentano ormai il 23,4% del totale, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa.
Cultura, scuola e welfare guidano gli investimenti
Anche nel 2025 Arte, attività e beni culturali si conferma il principale settore di intervento con 299,2 milioni di euro, pari al 21% delle erogazioni complessive. Seguono Educazione, istruzione e formazione con 252,3 milioni, il 17,7% del totale, e Volontariato, filantropia e beneficenza con 242,9 milioni, pari al 17,1%.
Lo sviluppo locale riceve 219,6 milioni di euro, mentre Ricerca e sviluppo ottiene 145,9 milioni. All’assistenza sociale vengono destinati 110,2 milioni, mentre la salute pubblica raccoglie 64,5 milioni. Nel complesso il welfare, considerando anche il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, raggiunge 421,6 milioni di euro, pari al 29,6% dell’intera attività erogativa.
Dai bambini alla transizione digitale
Prosegue anche il lavoro dei grandi fondi nazionali promossi dal sistema Acri. Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, nei suoi primi dieci anni di attività, ha ricevuto dalle Fondazioni circa 799 milioni di euro. Attraverso l’impresa sociale Con i Bambini sono già stati assegnati contributi per circa 524 milioni, sostenendo 828 progetti che hanno coinvolto oltre 10.100 organizzazioni pubbliche e private e raggiunto più di 660 mila minori in condizioni di svantaggio.
Continua inoltre l’espansione del Fondo per la Repubblica Digitale. Dalla nascita fino alla fine del 2025 le Fondazioni hanno versato oltre 203,9 milioni di euro. L’impresa sociale dedicata ha pubblicato sette bandi, due dei quali ancora aperti a fine anno, selezionando oltre 150 progetti per un valore complessivo di 75,2 milioni di euro destinati alla formazione di circa 162 mila persone.
Patrimoni oltre quota 43 miliardi
Accanto all’attività istituzionale cresce anche la solidità economica. Il patrimonio contabile delle Fondazioni raggiunge 43 miliardi e 723 milioni di euro, in aumento del 2,8% rispetto al 2024, mentre l’attivo complessivo supera i 53,1 miliardi di euro, con una crescita del 4,4%. Le attività finanziarie continuano a rappresentare il cuore del patrimonio, arrivando a 48,8 miliardi di euro contro i 46,4 miliardi dell’anno precedente.
Gli investimenti collegati direttamente alla missione istituzionale, i cosiddetti Mission Related Investments, raggiungono invece 5 miliardi e 156 milioni di euro, pari al 10,14% dell’attivo e al 12,12% del patrimonio. Quasi l’80% di queste risorse continua a essere destinato allo sviluppo locale.
Ricavi e utili in crescita
Sul fronte economico il 2025 registra un incremento generalizzato dei ricavi. I proventi complessivi raggiungono 3 miliardi e 273,3 milioni di euro, in aumento del 12,5% rispetto all’anno precedente. La componente principale resta rappresentata dai dividendi, che salgono a 2 miliardi e 522,8 milioni di euro, con un incremento del 16,6%. Di questi, 1 miliardo e 636,9 milioni arrivano dalle partecipazioni bancarie, mentre 885,9 milioni derivano da partecipazioni in società non bancarie. La gestione degli investimenti finanziari contribuisce con 603,8 milioni di euro, mentre le gestioni patrimoniali producono 65,6 milioni.
Prosegue nel frattempo il progressivo disimpegno dalle banche conferitarie. Alla fine del 2025 l’84,5% delle Fondazioni detiene partecipazioni inferiori al 5%. Quaranta Fondazioni non possiedono più alcuna quota nelle banche originarie, trentuno mantengono partecipazioni inferiori al 5%, nove si collocano tra il 5% e il 50%, mentre soltanto quattro conservano quote superiori al 50%, nei casi consentiti dalla normativa.
La redditività lorda del patrimonio sale al 7,5%, rispetto al 6,8% del 2024. Guardando all’intero periodo 2000-2025, la redditività media annua ponderata si attesta al 4,9%, dimostrando la capacità delle Fondazioni di attraversare crisi finanziarie e cicli economici mantenendo equilibrio patrimoniale.
Oltre due terzi degli utili tornano ai territori
L’avanzo di esercizio raggiunge 2 miliardi e 392,6 milioni di euro, in crescita del 14% rispetto al 2024 e pari al 5,5% del patrimonio medio. La scelta delle Fondazioni resta quella di destinare la parte prevalente delle risorse all’attività istituzionale. Ben il 67,6% dell’avanzo, pari a 1 miliardo e 616,2 milioni di euro, viene infatti indirizzato alle erogazioni, mentre il restante 32,4%, pari a 776,4 milioni, rafforza le riserve patrimoniali. A sostenere questa strategia continua a essere il Fondo di stabilizzazione delle erogazioni, che a fine 2025 raggiunge quasi 2,9 miliardi di euro. Una riserva che, ai livelli medi di erogazione dell’ultimo decennio, garantirebbe circa 2,8 annualità di attività istituzionale anche in presenza di eventuali fasi economiche meno favorevoli.
Resta infine rilevante il peso del fisco. Tra imposte contabilizzate e ritenute alla fonte, il carico fiscale sostenuto dalle Fondazioni raggiunge 444 milioni di euro, una cifra superiore alle risorse destinate al principale settore di intervento, quello dell’arte e dei beni culturali. Sul fronte occupazionale il sistema conta 1.114 dipendenti, con un costo del personale pari a 89,1 milioni di euro. Il 93% degli addetti è assunto stabilmente, l’80% lavora a tempo pieno, le donne rappresentano il 62% della forza lavoro e tre dipendenti su quattro sono laureati.
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