Un business «da cani»


Già al parcheggio ci si accorge che qui il cane è l’unico a non aver bisogno di motivazione extra: tira il guinzaglio verso l’ingresso come se stesse entrando in un parco giochi, non in una “scuola”. Scuolapercani, a Paderno Dugnano, funziona così: sabato mattina, alle porte di Milano, i posti auto sono già esauriti, il via vai di famiglie sembra quello di un centro sportivo più che di un campo di addestramento, e gli istruttori in tuta brandizzata accolgono i clienti come in un club esclusivo.

In cabina di regia c’è Tommaso Castellano, che in pochi anni ha trasformato il cliché del cinofilo “con scarpe grosse nel terreno agricolo” in un’impresa con uffici, customer care, casa di produzione tv e una missione dichiarata: cambiare, a suon di metodo e disciplina, il destino della cinofilia italiana. «I ragazzi che vedete all’opera – spiega Castellano – sono stati scelti e formati da me uno per uno. Hanno qualità morali e professionali di altissimo livello, mi seguono da tanti anni e sono ormai colonne portanti di Scuolapercani. Oltre alla passione, questo lavoro vive di metodo, regole ferree, un’attenzione maniacale ai particolari, ai clienti e ai loro cani».

Il centro cinofilo “numero uno” in Europa si sviluppa su una struttura di oltre 22 000 mq, con 400 coperti e annessa area ristoro, 8 campi di addestramento (6 outdoor e 2 indoor), 6 Aree sgambo e 4 campi Valutazione, Area Relax e Area gioco per bambini. «Ho sempre lavorato con mentalità impreditoriale e manageriale  – continua Castellano -. E se oggi fatturiamo – come Genmaken Srl, la società titolare della scuola e del brand, ndr – due milioni di euro l’anno è perché gli investimenti sono continui, sia nelle strutture che nel personale. Diamo lavoro a più di venti persone, abbiamo un’area comunicazione dedicata ai social, una casa di produzione tv e un customer care che ogni giorno rispondono a decine di richieste di informazioni».

L’innovazione è il leit motiv dell’attività, a partire dai test di valutazione – qui definiti Bau Test – con un percorso indoor in cui i cani simulano situazioni quotidiane, come la spesa con il loro padrone o l’attesa sotto il tavolino di un bar. Ma tutto questo non è un punto di arrivo quanto piuttosto il punto di partenza per l’obiettivo principale di Castellano: cambiare il destino della cinofilia italiana. «Il discorso è semplice: tutte le teorie e purtroppo le pratiche sin qui propagandate da sedicente esperti del settore a cosa hanno portato? Ad oltre 400mila cani abbandonati nei canili – gran parte dei quali considerati pericolosi – ad un numero sempre crescente di aggressioni quotidiane e sempre più spesso letali, all’utilizzo ormai indiscriminato di psicofarmaci e castrazioni per cani che invece avrebbero solo bisogno di addestramento. In questi anni ha prevalso il cosiddetto “gentilismo”, una corrente che spiega come “parlare” al proprio cane come fosse un essere umano, come educarlo con estrema dolcezza alle cose che può o non può fare, come premiarlo quotidianamente riempiendolo di cibo, coccole e carezze. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, spesso nelle pagine di cronaca».

A giudicare dai risultati, testimoniati da centinaia di clienti e dagli innumerevoli video in rete di cani riportati a vivere serenamente in mezzo a noi, il metodo Castellano funziona. Il concetto di base è la replica fedele dei processi naturali, dove i cuccioli che sbagliano vengono “ripresi” dalle loro mamme e dove gli elementi del branco affidano ad uno di loro il compito di ledearship, delegandogli la responsabilità di quello che si può o non si può fare.  «I cani – diretti discendenti dei lupi, non dimentichiamolo – sono animali predatori e come tali hanno quegli istinti. Le nostre regole per loro sono incomprensibili. Non sanno cosa sono i semafori, non sanno che un’auto può ucciderli, non sanno che mordere non è considerato accettabile, non sanno che non possono mangiare tutto quello che vedono. Non è possibile “educarli”, ma li possiamo addestrare. Consentendo loro quindi di vivere una vita felice e nello stesso tempo pienamente rispondente alle necessità urbane». Da qui – intuiamo – la necessità di questi corsi che in fondo più che agli animali si rivolgono ai loro padroni, persone che  spesso scelgono un cane solo per l’aspetto estetico, senza minimamente porsi il problema della sua gestione. «Riferendoci ai cani diciamo sempre che “educhiamo loro, impariamo noi”, per spiegare intanto che bisogna sempre usare la museruola, guinzagli adatti – niente pettorine che moltiplicano la forza dei cani – e per ogni evenienza tenere in tasca uno spray antiaggressione che in casi estremi può addirittura fare la differenza tra la vita e la morte. Perché vediamo in giro cani aggressivi tenuti da gente completamente inesperta». Anche se in realtà qui nel centro di addestramento a Paderno vediamo di tutto. Padroni con irrequieti Volpini di Pomerania, Barboncini mordaci, Bastardini che abbaiano in continuazione. Come se l’addestramento si fosse declinato verso il basso, e accanto agli esemplari di più difficile gestione ormai arriva di tutto, come accade di solito alle Madonne piangenti a cui i fedeli chiedono un miracolo….

«Si, in tantissimi arrivano dicendoci “siete la mia ultima possibilità poi lo porto in canile”. E alla fine invece scoprono di avere un cane meraviglioso che aveva solo bisogno di una guida sicura e non di qualcuno che lo trattasse come un bambino». Da qui, il businnes di Castellano si espande quest’anno alla prima Academy per addestratori cinofili, con centinaia di iscritti tra Milano, Roma, Verona e Bari e perfino una serie tv, Cani da Incubo – girata dalla casa di produzione interna Prime Dog Tv – in onda in autunno su una piattaforma Ott. Parallelamente, la sua presenza sui social – dove raccoglie oltre 1.200mila follower e grazie ai quali ha raggiunto il grande successo – prosegue senza sosta, ed ogni video pubblicato genera migliaia di view e quindi sempre nuove clienti.

«L’approccio imprenditoriale funziona sempre, soprattutto in un settore deregolamentato come questo. Se dieci anni fa mi avessero detto che oggi sarei stato a capo di un’azienda con questi numeri non ci avrei creduto, ma dato che ogni minuto della mia giornata penso al mio lavoro, penso proprio di meritarmelo».

L’articolo Un business «da cani» proviene da Economy Magazine.


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