Importi marche da bollo, quanto costano e quando si pagano — idealista/news


Nel panorama fiscale italiano, i documenti e gli atti scritti sono spesso soggetti a un’imposta statale specifica. Per adempiere correttamente a questo obbligo, è fondamentale conoscere le regole base: i due principali importi delle marche da bollo che devono essere utilizzati sono quello da 2 euro e quello da 16 euro. Il taglio da 2 euro si applica su fatture, ricevute e quietanze senza Iva che superano i 77,47 euro, sotto cui non è dovuto. Il taglio da 16 euro riguarda invece contratti di locazione, atti notarili e documenti della Pubblica Amministrazione. Nelle fatture miste, l’imposta colpisce solo la quota esente o fuori campo IVA. I contrassegni si acquistano in tabaccheria o, in formato digitale, sul sito dell’Agenzia delle Entrate

Cos’è la marca da bollo e a cosa serve

La marca da bollo è una vera e propria imposta statale (chiamata imposta di bollo) che si paga per dare validità legale e fiscale a determinati atti scritti. In pratica, serve a:

  • autenticare i documenti: rende valido un atto civile, commerciale o giudiziario davanti alla legge;
  • finanziare lo Stato: è un tributo che serve a coprire le spese pubbliche legate alla gestione della burocrazia.

Se non viene applicata sui documenti previsti dalla legge, l’atto resta valido tra le parti, ma si rischiano sanzioni amministrative in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate.

Quali documenti hanno l’obbligo

La legge prevede l’obbligo per tre macro-categorie di documenti:

  • istanze alla Pubblica Amministrazione: domande di concorso, richieste di permessi edilizi o autorizzazioni commerciali;
  • atti civili e notarili: contratti di locazione, compravendite, procure, ricorsi e atti giudiziari;
  • fatture e ricevute senza Iva: documenti fiscali, note di credito o ricevute sanitarie con importi superiori a 77,47 euro.

È possibile ottenere le marche da bollo in due modi principali:

  • fisica: in qualsiasi tabaccheria o rivenditore di generi di monopolio autorizzato dallo Stato;
  • digitale: tramite i servizi online dell’Agenzia delle Entrate per le fatture elettroniche, oppure tramite il servizio @e.bollo di PagoPA per le pratiche telematiche della PA.

Posso usare le marche da bollo vecchie?

Sì, è possibile utilizzare marche da bollo vecchie che si hanno già in casa. I contrassegni cartacei non scadono mai, ma per essere usati legalmente devono avere il valore corretto richiesto oggi dalla legge e la data di stampa sul codice a barre non deve essere successiva a quella di emissione del documento.

Che importi hanno le marche da bollo

Le marche da bollo non hanno un valore fisso universale, ma l’importo cambia in base al tipo di documento. Se si acquista la marca da bollo cartacea dal tabaccaio, l’importo corretto viene stampato al momento sul contrassegno adesivo in base alla richiesta.

Nel panorama delle marche da bollo del 2026, oltre ai due tagli standard più utilizzati e diffusi in assoluto (2,00 euro e 16,00 euro), esistono importi specifici e variabili per documenti particolari:

  • marche da bollo da 1 euro (o frazioni da 0,52 euro): vengono utilizzate per disegni, calcoli e modelli di architetti e ingegneri, o come integrazioni;
  • marche da bollo 30 euro (o fino a 32,00 euro): per alcune tipologie di atti societari, registri (es. 32,00 euro ogni 100 pagine dei libri giornale e inventari) o particolari istanze;
  • oltre 32,00 euro: per il rilascio o il rinnovo di documenti come il passaporto (che richiede un contributo amministrativo specifico da 73,50 euro) o in specifiche casistiche di compravendita immobiliare soggette a imposta di registro (230,00 euro);
  • in percentuale: per le cambiali l’importo è calcolato come il 12 per mille del valore della cambiale stessa.

Gli importi delle marche da bollo in tribunale

Un discorso specifico va fatto per gli importi delle marche da bollo in tribunale. Per gli atti giudiziari e l’iscrizione a ruolo si paga il Contributo Unificato, che sostituisce il bollo ordinario. 

A questo si affianca però quasi sempre una marca fissa da 27,00 euro per i diritti di cancelleria (anticipazione forfettaria), oltre a marche di importi variabili (che possono superare anche i 30 euro) necessarie per richiedere copie autentiche o notifiche di atti.

Quali sono i tagli delle marche da bollo

I tagli della marca da bollo si riferiscono agli importi (valori facciali) stampati sui contrassegni adesivi – simili a francobolli – o sui versamenti digitali utilizzati per pagare l’imposta di bollo. L’importo varia a seconda del tipo di documento da convalidare o dell’atto da registrare.

Se ci si sta chiedendo quante marche da bollo esistono, la risposta è che potenzialmente non c’è limite, perché il terminale telematico del tabaccaio può stampare qualsiasi cifra al centesimo. Tuttavia, i valori più utilizzati nel sistema fiscale italiano sono principalmente due:

  • taglio da 2,00 euro: si applica sulle fatture e sulle ricevute fiscali (cartacee o in formato PDF) che superano l’importo di 77,47 euro e che non sono soggette a IVA (ad esempio, per i regimi forfettari o le prestazioni sanitarie);
  • taglio da 16,00 euro: viene utilizzato per gli atti pubblici, le scritture private autenticate, le istanze, i certificati rilasciati dalla Pubblica Amministrazione e per la registrazione dei contratti di locazione.

Taglio e prezzo sono la stessa cosa?

Sì, nel linguaggio comune e in questo contesto, tagli e prezzo significano la stessa cosa. Il termine taglio (preso in prestito dal mondo delle banconote e delle monete) indica semplicemente il valore nominale stampato sulla marca da bollo, che corrisponde esattamente al prezzo in denaro che si deve pagare per acquistarla dal tabaccaio. La differenza formale (ma identica nel portafoglio) è questa:

  • il prezzo: è la cifra che si paga in contanti o con carta al tabaccaio (es. 2 euro o 16 euro);
  • il taglio: è il valore dell’imposta che quel pezzo di carta adesiva rappresenta legalmente per lo Stato.

Non esistono sconti o sovrapprezzi: una marca da bollo del taglio di 16 euro costa sempre un prezzo esatto di 16 euro.

Chi deve pagare i 2 euro della marca da bollo

Per legge, l’obbligo di pagare l’imposta di bollo da 2 euro è a carico di chi emette la fattura o la ricevuta. Tuttavia, nella pratica commerciale e professionale, il costo viene quasi sempre addebitato al cliente finale. Ecco come funziona la suddivisione delle responsabilità tra le parti:

  • responsabilità solidale: lo Stato stabilisce che sia l’emittente sia il cliente sono responsabili del pagamento. Se la marca manca, l’Agenzia delle Entrate può sanzionare entrambi;
  • addebito in fattura: chi emette il documento ha il diritto di inserire i 2 euro come storno o costo aggiuntivo a carico del cliente;
  • regime forfettario: per i professionisti in regime forfettario, se i 2 euro vengono addebitati al cliente, questa cifra entra a far parte del fatturato totale e viene tassata.

Quando va usata nell’affitto

La marca da bollo deve essere utilizzata sulla ricevuta dell’affitto, ma solo se si verificano due precise condizioni:

  • l’importo del canone mensile (o della singola ricevuta) è superiore a 77,47 euro;
  • il proprietario rilascia all’inquilino una ricevuta cartacea o in formato PDF.

Se il canone supera quella cifra, la marca da bollo è obbligatoria per legge, indipendentemente dal fatto che l’affitto sia pagato in contanti o tramite bonifico bancario. L’obbligo vale anche per i contratti in regime di cedolare secca.

  • quale taglio usare: il taglio necessario è quello da 2,00 euro;
  • chi deve pagarla: il costo economico della marca è per legge a carico dell’inquilino (affittuario);
  • chi deve applicarla: il proprietario di casa ha l’obbligo di applicare materialmente la marca sulla ricevuta prima di consegnarla all’affittuario;
  • la data di acquisto: la data stampata sulla marca da bollo deve essere antecedente o uguale alla data di emissione della ricevuta.

Quando la marca da bollo non è dovuta

La marca da bollo da 2 euro non è dovuta quando l’importo del documento è pari o inferiore a 77,47 euro o se l’operazione è già soggetta a IVA. Esistono regole precise di esenzione sia per l’affitto che per le normali fatture o ricevute fisiche ed elettroniche.

Quando non è dovuta nell’affitto

Nel caso specifico delle ricevute di pagamento dei canoni di locazione, la marca da bollo non si paga nelle seguenti situazioni:

  • importo basso: se il canone mensile della ricevuta è inferiore o uguale a 77,47 euro;
  • nessun rilascio della ricevuta: se l’inquilino paga con bonifico bancario e non richiede la ricevuta cartacea o in PDF, il proprietario non è obbligato a emettere nulla, quindi non serve il bollo.
  • registrazione in cedolare secca: l’opzione della cedolare secca esenta dall’imposta di bollo e di registro la registrazione del contratto iniziale e le annualità successive presso l’Agenzia delle Entrate. Se l’inquilino richiede comunque una ricevuta d’affitto cartacea mensile per un contratto in cedolare secca, il bollo da 2 euro sulla ricevuta va comunque messo se si superano i 77,47 euro.

Quando non è dovuta nelle fatture e altre ricevute

In via generale, la marca da bollo non va mai applicata nei seguenti casi commerciali e fiscali:

  • operazioni con IVA: tutte le fatture che contengono importi con IVA esposta (a prescindere dalla cifra) sono esenti dal bollo per il principio di alternatività (l’Iva esclude il bollo);
  • sotto la soglia minima: qualsiasi nota, conto o ricevuta di importo pari o inferiore a 77,47 euro;
  • fatture miste con quota non IVA bassa: se una fattura contiene sia voci con IVA che voci senza IVA, il bollo si paga solo se la somma delle voci senza IVA supera singolarmente i 77,47 euro;
  • documenti specifici esenti per legge: quote associative e contributi versati ad associazioni sportive dilettantistiche, ONLUS, partiti politici o enti del terzo settore.


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 Pierpaolo Molinengo

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