Catanzaro 2027. Il braccio di ferro tra Fratelli d’Italia e forzisti: sullo sfondo il rapporto col “terribile” Occhiu’, nemico della Città dei Tre Colli



Per troppo tempo Catanzaro ha dato l’impressione di essere una città assopita, incapace di sfruttare fino in fondo il proprio ruolo di capoluogo della Calabria. Anni di occasioni perdute, di divisioni politiche, di battaglie campanilistiche e di un progressivo indebolimento del suo peso istituzionale hanno alimentato nei cittadini una convinzione sempre più diffusa: è arrivato il momento di voltare pagina.

La prossima sfida amministrativa non sarà una semplice competizione elettorale. Sarà il banco di prova di un’intera classe dirigente. Perché Catanzaro non ha bisogno dell’ennesima campagna elettorale urlata, ma di una nuova stagione politica fondata su equilibrio, esperienza, capacità amministrativa e autorevolezza.

Il centrodestra, salvo clamorose sorprese, partirà con i favori del pronostico. I numeri nazionali e regionali sembrano assegnargli il cosiddetto “pallino del gioco”. Ma partire favoriti non significa essere destinati a vincere. Al contrario, proprio chi ha maggiori possibilità ha anche la responsabilità di non sbagliare la scelta del candidato.

In questo scenario, Forza Italia appare oggi attraversata da troppe difficoltà evidenti. La sensazione è quella di un partito ancora alla ricerca di una sintesi interna e soprattutto di una nuova classe dirigente incapace di raccogliere il testimone della stagione dei grandi (ex) leader cittadini.

Il fatto che il nome di Sergio Abramo venga ancora indicato da molti come l’unica candidatura realmente competitiva racconta, più di qualsiasi analisi, il vuoto generazionale e politico che il partito si trova ad affrontare. Ma proprio qui nasce il paradosso: una parte consistente dell’opinione pubblica sembra desiderare una fase nuova, senza tornare alle esperienze del passato. Alle cosiddette “minestre riscaldate”.

Altri dirigenti cittadini, da Marco Polimeni ad Antonello Talerico, passando per Elisabetta Aiello, faticano oggi, per ragioni diverse, a rappresentare quella figura capace di unire l’intero centrodestra. C’è chi non riesce a coagulare un consenso corale e ad avere una leadership, chi sembra vivere una fase politica incerta e probabilmente con un piede già fuori dal partito e chi, pur mostrando entusiasmo e qualità, appare ancora troppo all’inizio del proprio percorso amministrativo. Senza trascurare le innumerevoli e pesanti inchieste giudiziarie che da qualche tempo vedono protagonisti quasi tutti gli esponenti forzisti in Calabria.

Ma il vero nodo politico riguarda il rapporto tra Catanzaro e la Regione. Negli ultimi anni il capoluogo ha visto crescere un sentimento di insoddisfazione rispetto ad alcune vicende considerate simboliche: il dibattito sulla Facoltà di Medicina scippata, le questioni legate all’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio e, più in generale, la percezione di una progressiva perdita di centralità del capoluogo che sta vivendo una fase dí spietata spoliazione.

In questo contesto, molti osservatori ritengono che Forza Italia debba confrontarsi con un problema di credibilità politica, legato anche al ruolo del presidente della Regione Roberto Occhiuto. Per una parte dell’elettorato catanzarese, infatti, sarà difficile separare l’eventuale candidatura di un esponente azzurro dal giudizio sull’azione complessiva della Regione nei confronti della città. Il “cosentino” Occhiuto oggi rappresenta il nemico giurato della città dei Tre Colli, perlomeno sembra questa la sensazione di pancia della gente.

Se questo rappresenti un limite reale oppure soltanto una percezione politica saranno gli elettori a stabilirlo. Resta però un tema che il centrodestra non può permettersi di ignorare.
Archiviata, ormai definitivamente, l’ipotesi di una candidatura di Filippo Mancuso, ritenuta da molti politicamente impraticabile -soprattutto perchè ha perso troppi pezzi-, il baricentro della coalizione sembra inevitabilmente spostarsi verso Fratelli d’Italia.

Non soltanto perché il partito di Giorgia Meloni continua a guidare i sondaggi nazionali, ma soprattutto perché appare naturale che il candidato sindaco possa nascere proprio da quella forza politica.
Attenzione, però. Pensare che basti il simbolo di Fratelli d’Italia per vincere sarebbe un grave errore.

Catanzaro è storicamente una città di centrodestra, ma di un centrodestra moderato, istituzionale, pragmatico. Una città che ha sempre premiato amministratori percepiti come affidabili più che ideologici. È difficile immaginare che una proposta eccessivamente radicale possa intercettare quel vasto elettorato moderato che spesso decide le elezioni. Per questo Fratelli d’Italia è chiamata a un esercizio di responsabilità politica.

Wanda Ferro dovrà guidare una scelta tutt’altro che semplice, magari ascoltando anche dirigenti che conoscono profondamente il territorio e il sentimento dell’elettorato moderno, come Antonio Montuoro un vero campione di preferenze. Il punto non è rivendicare semplicemente la candidatura in quanto primo partito della coalizione o in un’ottica di spartizione regionale. Il punto è individuare la persona giusta.

Serve un candidato autorevole, moderato, con una solida scuola politica alle spalle. Una figura capace di parlare non soltanto agli iscritti di Fratelli d’Italia, ma all’intero mondo del centrodestra e anche a quell’elettorato civico -e perchè no di centro- che da sempre decide le elezioni nel capoluogo.

È arrivato il momento che la politica torni a fare politica. La stagione dei tecnici e delle candidature improvvisate non sembra aver prodotto i risultati sperati. Governare una città complessa come Catanzaro richiede esperienza, visione e capacità di costruire una squadra.

La vera sfida sarà superare definitivamente vecchie appartenenze e antiche etichette. Continuare a pescare esclusivamente all’interno di cerchie ristrette (vedi il movimento sociale) rischierebbe di limitare il potenziale della coalizione. Oggi servono apertura, capacità di ascolto e la volontà di costruire una candidatura realmente inclusiva.

Se Fratelli d’Italia riuscirà a interpretare questo ruolo, il centrodestra avrà concrete possibilità non soltanto di vincere le elezioni, ma soprattutto di governare con stabilità.
Se invece dovessero prevalere personalismi, divisioni o logiche di appartenenza, lo scenario potrebbe essere molto diverso. In quel caso Nicola Fiorita potrebbe trovare nuovamente lo spazio politico per confermarsi alla guida della città.

Sul piano umano nessuno mette in discussione le qualità personali del sindaco. Oggettivamente un galantuomo. Tuttavia, sul piano politico e amministrativo, il suo mandato continua a dividere profondamente l’opinione pubblica. I sostenitori parlano di una gestione difficile ereditata dal passato; i critici ritengono invece che l’amministrazione non sia riuscita a imprimere quella svolta attesa per rilanciare il capoluogo. Letale per Fiorita il patto di sopravvivenza con il leghista Mancuso, Filippo è stato infatti la sua principale stampella finora. Allo stesso modo deleterio l’accordo con Occhiuto, un accordo che da una parte gli ha assicurato la presidenza di ARRICAL, dall’altra però gli ha tolto la dignità politica e soprattutto quella “giallorossa”. Noi comprendiamo il Professore, resta pur sempre un dipendente dell’UNICAL…

Ciò che appare evidente è che Catanzaro non può più permettersi altri anni di contrapposizioni sterili.
Serve una classe dirigente che rimetta finalmente il capoluogo al centro delle politiche regionali, che difenda senza esitazioni il ruolo strategico della città e che sappia costruire un progetto amministrativo credibile. Perché la vera sfida non è semplicemente vincere le elezioni. La vera sfida è restituire a Catanzaro il ruolo che la sua storia, le sue istituzioni e i suoi cittadini meritano. Far tornare il capoluogo protagonista della Calabria significa scegliere una classe dirigente all’altezza del compito, capace di mettere da parte personalismi e appartenenze per servire una sola bandiera: quella della città.

Come diceva qualcuno, «La politica è passione e competenza, oppure è soltanto mestiere.»
Ecco perché Catanzaro non ha bisogno di professionisti della candidatura, ma di autentici servitori delle istituzioni. Non servono uomini soli al comando, né simboli da esibire. Servono donne e uomini che abbiano il coraggio di dire un solo, semplice “no”: no alla rassegnazione.
Perché il tempo delle giustificazioni è finito. È arrivato il momento che Catanzaro torni ad essere il cuore della Calabria, e non la periferia delle ambizioni altrui.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Iacchite

Source link

Di