Assegno divorzile, Imu, responsabilità sanitaria, ingiusta detenzione e violenza sessuale al centro delle pronunce del giorno.
Ogni giorno la Cassazione deposita una mole considerevole di pronunce, ma solo alcune segnano davvero un punto fermo destinato a incidere sulla pratica quotidiana di avvocati, imprese e cittadini. A questo punto ti chiederai quali siano le decisioni più rilevanti pubblicate il 16 luglio 2026: cerchiamo di fare chiarezza su questo aspetto, ripercorrendo in sintesi i principi affermati dalla Suprema corte in materia civile e penale, dal processo telematico alla responsabilità sanitaria, dall’Imu alle misure cautelari personali, fino alla qualificazione dei reati contro il patrimonio.
Quali principi emergono dalle sentenze civili del giorno?
Sull’assegno divorzile, la Cassazione n. 23282 chiarisce che il principio di non contestazione non può essere invocato quando l’ex coniuge abbia contestato in modo specifico i fatti, anche evidenziandone la mancanza di prova. Nella valutazione del diritto all’assegno, inoltre, il giudice deve considerare anche un peggioramento delle condizioni di salute che, pur senza impedire del tutto il lavoro, ne renda più gravoso lo svolgimento.
Sul processo telematico, la Cassazione n. 23286 stabilisce che, ai fini della tempestività del deposito, rileva il momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna, la cosiddetta seconda Pec, mentre il successivo caricamento dell’atto da parte della cancelleria è un’attività interna dell’ufficio e non incide sul rispetto dei termini.
In tema di Imu, la Cassazione n. 23288 precisa che l’esistenza di un vincolo idrogeologico, che condizioni di fatto l’edificabilità del suolo, non esclude la natura fabbricabile dell’area, ma incide unicamente sulla concreta valutazione del relativo valore venale ai fini del calcolo dell’imposta.
Sulla responsabilità civile, la Cassazione n. 23292 afferma che scuola e Comune rispondono della morte dell’alunna disabile se omettono un’adeguata vigilanza e ritardano l’attivazione dei soccorsi, senza provare il caso fortuito.
Sulle fideiussioni bancarie, la Cassazione n. 23301 dispone il rinvio a pubblica udienza, in attesa della decisione delle Sezioni Unite sulla questione se, nell’ambito di una fideiussione riproduttiva delle clausole di reviviscenza, di sopravvivenza e di deroga all’articolo 1957 del Codice civile censurate da Banca d’Italia, la pattuizione che prevede la possibilità di ottenere il pagamento a semplice richiesta scritta valga o meno ad attribuire al creditore la facoltà di evitare la decadenza prevista dall’articolo 1957 mediante mera istanza stragiudiziale.
Sull’accertamento fiscale, la Cassazione n. 23305 ribadisce che l’accertamento analitico-contabile può fondarsi su documenti, schede e brogliacci rinvenuti presso la sede del contribuente e contenenti dati non riscontrati nella contabilità ufficiale, poiché la contabilità in nero costituisce un elemento indiziario dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.
Sul sovraindebitamento, la Cassazione n. 23316 chiarisce che l’accordo di composizione della crisi, omologato ai sensi della legge 3/2012, pur non impedendo al creditore anteriore di far accertare o liquidare il proprio credito, vincola il medesimo creditore quanto alle modalità di soddisfacimento previste dal piano, e non consente, in pendenza di accordo efficace e non inadempiuto, iniziative satisfattive individuali incompatibili con la regolazione concordataria.
Sulla responsabilità sanitaria, la Cassazione n. 23330 stabilisce che, in caso di errore diagnostico prenatale, il risarcimento per la perdita della possibilità di interrompere la gravidanza richiede la prova, anche per presunzioni, che la gestante avrebbe effettivamente scelto l’aborto terapeutico se correttamente informata: la sola circostanza di essersi sottoposta a un test genetico non basta a dimostrare tale volontà.
Sul fronte università, la Cassazione n. 23332 chiarisce che i collaboratori ed esperti linguistici, già lettori di lingua straniera, conservano la propria iscrizione alla gestione previdenziale privata dell’Inps, e non devono essere trasferiti, dal 1° gennaio 2008, all’allora Inpdap, oggi Gestione pubblica Inps, poiché ai fini previdenziali rileva la natura privatistica del rapporto di lavoro, e non la sola natura pubblica dell’università datrice di lavoro.
Quali principi emergono dalle sentenze penali del giorno?
Sulle misure di prevenzione patrimoniale, la Cassazione n. 26657 chiarisce che l’interposizione fittizia sul bene non deriva dalla mera disponibilità dello stesso, ma il preposto deve esplicare una vera e propria signoria uti dominus sul bene per poterne affermare l’intestazione fittizia.
Sull’ingiusta detenzione, la Cassazione n. 26669 stabilisce che non perde rilevanza l’illegittimità della misura cautelare anche nel caso di condanna nel successivo processo di merito. Sul medesimo tema, la Cassazione n. 26682 aggiunge che non è negabile l’indennizzo se la misura è stata applicata sulla base di dichiarazioni di terzi poi ritrattate.
Sulle fatture inesistenti, la Cassazione n. 26677 afferma che dagli indizi di retrocessione di pagamenti relativi a fatture per prestazioni inesistenti scatta l’indizio dell’utilizzo fraudolento in dichiarazione delle stesse.
Sull’infortunio sul lavoro, la Cassazione n. 26679 conferma che risponde il datore di lavoro della prassi elusiva tenuta dai dipendenti se ne ha conoscenza o colpevole ignoranza.
Sulla confisca del credito Iva, la Cassazione n. 26683 precisa che la misura deve colpire solo il credito realmente utilizzato in compensazione, e non l’intero importo dichiarato.
Sulla violenza sessuale, la Cassazione n. 26687 chiarisce che non scatta il fatto nuovo, e la querela inizialmente proposta lo assorbe senza necessità di una nuova querela, se la successiva dichiarazione della parte offesa ricolloca temporalmente alcuni fatti già oggetto della denuncia originaria.
Sull’omissione di atto d’ufficio, la Cassazione n. 26693 stabilisce che scatta il reato per la guardia giurata che ometta di collaborare con il collega intento a effettuare un arresto in flagranza di rapina.
Sulle impugnazioni, la Cassazione n. 26692 chiarisce che contro la decisione che dichiara l’appello inammissibile non è proponibile impugnazione per difetto della citazione in giudizio.
Sui domiciliari, la Cassazione n. 26704 nega la concessione della misura per l’accudimento dei figli se la madre, già dipendente, sceglie di intraprendere anche un’attività imprenditoriale autonoma.
Sulla qualificazione dei reati, la Cassazione n. 26721 chiarisce che scatta l’estorsione tramite minaccia, invece della truffa vessatoria, se il danno paventato proviene direttamente dall’agente.
Infine, sull’autoriciclaggio, la Cassazione n. 26731 stabilisce che l’investimento in criptovalute è atto a dissimulare la provenienza del denaro, integrando così gli estremi del reato.
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Paolo Florio
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