20 luglio 2026 – ore 15:30 – Fare chiarezza sull’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay), analizzando opportunità e criticità per il sistema produttivo del Friuli Venezia Giulia, con particolare attenzione alla tutela del Made in Italy e al contrasto all’Italian sounding. È stato questo l’obiettivo del focus “Accordo Ue-Mercosur: opportunità e maggiori tutele contro l’Italian sounding?”, organizzato dalla Camera di commercio Venezia Giulia in collaborazione con Ansa e rivolto a imprese e professionisti. “Gli accordi internazionali possono rappresentare un vantaggio concreto per le imprese solo se si conoscono con precisione le opportunità offerte – ha spiegato il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti -. In particolare, diventa sempre più importante rafforzare la tutela del Made in Italy, messo alla prova da una concorrenza crescente, anche sleale, alimentata da frodi e falsificazioni”. “Con questo obiettivo – ha aggiunto Paoletti – abbiamo scelto la strada dei Focus, strumenti che riteniamo efficaci ed efficienti perché consentono alle imprese di ottenere informazioni qualificate in tempi rapidi”.
Il presidente della Camera di commercio ha ricordato il ruolo svolto dagli enti camerali nella tutela delle produzioni italiane. “Le Camere di commercio garantiscono la sicurezza del mercato attraverso la verifica della corretta etichettatura e dell’origine dei prodotti. A livello internazionale, attraverso la rete delle Camere di commercio italiane all’estero, promuovono le eccellenze produttive e contrastano i fenomeni di contraffazione”. La Camera di commercio Venezia Giulia svolge inoltre un’attività di supporto alle imprese per la tutela della proprietà industriale, attraverso il deposito di marchi, brevetti, disegni e modelli nelle sedi di Trieste e Gorizia. “Il nostro obiettivo – ha sottolineato Paoletti – è affiancare aziende, inventori e cittadini del territorio, aiutandoli a valorizzare la creatività e trasformarla in opportunità concrete di sviluppo”. Proteggere un marchio, un’invenzione o un design significa infatti aumentare il valore del proprio lavoro e dei propri prodotti, trasformando le idee in asset patrimoniali capaci di rafforzare la competitività delle imprese e favorire l’accesso a nuovi strumenti di finanziamento. La registrazione del marchio garantisce l’utilizzo esclusivo del brand, rafforzandone la riconoscibilità e proteggendolo dai tentativi di imitazione, anche sul web. Il brevetto tutela invece l’innovazione tecnologica da utilizzi non autorizzati, mentre il deposito di disegni e modelli protegge l’aspetto estetico dei prodotti.
Marchi, nel 2025 oltre 80 nuovi depositi tra Trieste e Gorizia
L’attenzione alla tutela dei marchi trova riscontro anche nei dati della Camera di commercio Venezia Giulia. Nel 2025 sono stati registrati 54 nuovi depositi a Trieste e 27 a Gorizia, mentre i rinnovi sono stati rispettivamente 12 nel capoluogo giuliano e 3 nel territorio isontino. Complessivamente, nel Friuli Venezia Giulia i nuovi marchi depositati nel 2025 sono stati 676, mentre a livello nazionale il dato raggiunge quota 68.793. Il numero comprende le istanze presentate attraverso le Camere di commercio, quelle depositate autonomamente tramite il sito del Ministero competente e quelle inviate tramite bollettino postale. “Il Made in Italy e lo stile italiano rappresentano un brand unico al mondo che deve essere tutelato – ha concluso Paoletti -. Sarebbe inimmaginabile pensare a una bottiglia di Champagne con la bandiera francese prodotta in Italia. Allo stesso modo è inaccettabile immaginare un prodotto agroalimentare italiano tutelato realizzato in un altro Paese, magari con l’apposizione sulla confezione della bandiera italiana”.
Bini: “Per il Friuli Venezia Giulia il Mercosur può essere un’opportunità strategica”
Nel dibattito è intervenuto anche l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini, che ha evidenziato il possibile impatto dell’accordo Mercosur per il sistema economico regionale. “L’intesa con i Paesi del Mercosur, un mercato che conta oltre 280 milioni di consumatori, può e deve rappresentare un’opportunità per le imprese della nostra Regione, il cui Pil dipende per il 48,5% dall’export – ha affermato Bini -. Perché questo accada è però fondamentale informare le imprese sulle potenzialità e sui rischi dell’accordo”. L’assessore ha quindi rivolto un apprezzamento alla Camera di commercio Venezia Giulia e all’Ansa per aver promosso l’incontro a Trieste, “in un territorio che vanta eccellenze agroalimentari riconosciute a livello internazionale, a partire dalla filiera del caffè, così centrale per la storia e l’economia della città”. Secondo Bini, l’accordo “va nella direzione di liberare le energie di chi produce, riducendo le barriere commerciali e favorendo una maggiore apertura dei mercati”. Alcuni comparti del sistema produttivo regionale, come automotive, farmaceutica e meccanica strumentale, potrebbero beneficiare dell’abbattimento dei dazi, oggi in alcuni casi pari fino al 35%. “Restano tuttavia legittime le preoccupazioni provenienti dal comparto agroalimentare, che teme una concorrenza non equilibrata – ha aggiunto Bini -. In questo contesto, oltre al riconoscimento e alla tutela dei marchi italiani ed europei già previsti dall’accordo, sarà fondamentale per le nostre imprese continuare a investire in innovazione e qualità per affrontare la competizione internazionale”.
Corciulo: “Non solo meno dazi, ma nuove strategie per entrare nei mercati”
Roberto Corciulo, presidente di IC&Partners Spa, ha sottolineato la necessità per le imprese di affrontare il nuovo scenario con un approccio strategico. “Premesso che l’export 2025 verso il Mercosur rappresenta lo 0,68% del totale dell’export del Friuli Venezia Giulia e che il Mercosur coinvolge il 3,3% della popolazione mondiale – ha spiegato – il messaggio da trasferire alle aziende è che non stiamo parlando soltanto di un accordo per ridurre i dazi”. Secondo Corciulo, il punto centrale sarà la capacità delle imprese di interpretare correttamente i nuovi mercati. “Le aziende dovranno ragionare su prezzo, origine dei prodotti, documentazione necessaria e strategie di ingresso nei quattro mercati del Mercosur. Le domande fondamentali saranno: quali prodotti esportare, in quali Paesi, con quale aliquota preferenziale, da quale anno e con quale effetto sui margini e sui prezzi”.
Icqrf: “Il Made in Italy è un patrimonio nazionale da difendere”
Per Agostino Giannino, responsabile per il Friuli Venezia Giulia dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), la protezione del Made in Italy rappresenta un elemento centrale sia per la produzione sia per la commercializzazione. “La tutela di quello che possiamo definire il marchio dell’intera nazione è necessaria in tutte le sue componenti – ha spiegato -. L’Icqrf rappresenta oggi, all’interno del Ministero, uno degli strumenti principali per far conoscere e comprendere che i controlli in Italia vengono svolti nel modo più dettagliato possibile”. L’attività dell’Ispettorato riguarda infatti la verifica della qualità dei prodotti, la corretta informazione al consumatore e il contrasto alle pratiche fraudolente che possono danneggiare la reputazione delle produzioni italiane sui mercati internazionali.
Garzotti: “Con l’accordo tutelati 56 prodotti italiani a indicazione geografica”
Paolo Garzotti, della Direzione generale Commercio della Commissione europea (Dg Trade), ha illustrato gli effetti dell’accordo sul fronte delle indicazioni geografiche. “Grazie alle tutele previste, nomi come il Prosciutto di San Daniele non potranno più essere utilizzati dai produttori locali per vendere prodotti con questa denominazione, ma saranno riservati agli esportatori italiani del Friuli Venezia Giulia – ha spiegato -. Lo stesso principio vale per il Prosecco e per le altre denominazioni protette: sono 56 le indicazioni geografiche italiane tutelate dall’accordo”. Garzotti ha evidenziato anche il tema della riduzione delle tariffe doganali. “Parliamo di Paesi che hanno storicamente applicato dazi molto elevati, ad esempio sui formaggi, dove si arrivava intorno al 30%. L’eliminazione progressiva di queste barriere permetterà ai nostri prodotti di arrivare sui mercati a prezzi più competitivi”. Un esempio riguarda il Brasile, dove alcuni prodotti italiani possono raggiungere prezzi molto elevati proprio a causa dei dazi e dei margini applicati lungo la filiera. “Quando mi reco in Brasile per i negoziati – ha raccontato Garzotti – i colleghi mi chiedono spesso di portare del Parmigiano Reggiano, perché lì può arrivare a costare anche 70 euro al chilo. La riduzione delle tariffe apre quindi possibilità importanti”.
Guardia di Finanza: “Contrasto alla contraffazione attraverso controlli e analisi di rischio”
Sul fronte dei controlli e del contrasto alle frodi è intervenuto il colonnello tecnico specialista Michele Vidoni, comandante del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste della Guardia di Finanza. “La Guardia di Finanza svolge un ruolo centrale nel contrasto alla contraffazione e alle frodi in materia di proprietà industriale, attraverso attività di controllo, analisi del rischio e indagini economico-finanziarie”. L’azione del Corpo, ha spiegato Vidoni, si sviluppa in collaborazione con l’Icqrf e con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, seguendo le direttrici introdotte dalle più recenti disposizioni normative, tra cui la Legge 75/2026 in materia di nuovi reati di frode alimentare e di verifica dell’adozione dei modelli organizzativi previsti dal Decreto legislativo 231/2001.
Carabinieri Tutela Agroalimentare: “Difendere il brand italiano significa proteggere un bene pubblico”
Il tenente colonnello Giovanni De Nuzzo, comandante del Reparto Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Parma, ha posto l’accento sul valore strategico della protezione delle produzioni italiane. “Difendere il brand agroalimentare italiano significa tutelare un bene pubblico costituzionale e un’infrastruttura economica che supera i 700 miliardi di euro – ha affermato -. Questo è il fulcro dell’azione del Reparto Carabinieri per la Tutela Agroalimentare”. L’Arma, operando nel solco tracciato dal Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (Cufaa), unisce la presenza capillare sul territorio alla verifica della rintracciabilità dei prodotti, con l’obiettivo di contrastare le asimmetrie commerciali e il fenomeno dell’Italian sounding. “Di fronte a mercati globali nei quali l’Italia è un grande Paese trasformatore – ha aggiunto De Nuzzo – vigilare sui flussi di materie prime estere e salvaguardare i marchi Dop e Igp rappresenta un dovere di sicurezza nazionale, economica e ambientale”. Secondo il comandante, l’inasprimento del sistema sanzionatorio introdotto dalla Legge 75/2026 costituisce “un ulteriore pilastro a difesa delle imprese oneste e dei consumatori”.
Caffè, Zidarich: “Mercosur ed Eudr, equilibrio tra commercio e sostenibilità”
Omar Zidarich, presidente del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, ha richiamato l’attenzione sul rapporto tra accordo commerciale Ue-Mercosur, sostenibilità ambientale e nuove regole europee. “Il legame tra l’accordo commerciale Ue-Mercosur, il Regolamento europeo sulla deforestazione (Eudr) e il quadro legislativo comunitario rappresenta uno dei temi più strategici e complessi del commercio internazionale, con un impatto profondo sulla filiera del caffè”. Secondo Zidarich, le dinamiche commerciali devono essere lette insieme ai nuovi vincoli ambientali introdotti dall’Unione europea. “L’accordo Mercosur contiene un capitolo dedicato al commercio e allo sviluppo sostenibile. L’Ue ha chiarito che i trattati commerciali bilaterali non possono superare la legislazione interna, come l’Eudr”. I produttori sudamericani, ha sottolineato, dovranno quindi adeguarsi agli stessi standard ambientali richiesti ai produttori europei e agli altri Paesi terzi.
Ansa Bruxelles: “Accordo strategico anche sul piano geopolitico”
Michele Esposito, responsabile della sede Ansa di Bruxelles, ha ricordato il valore strategico dell’intesa tra Unione europea e Mercosur. “L’accordo è stato uno dei capisaldi della politica comunitaria del 2026 ed è destinato ad avere ripercussioni di lungo periodo non soltanto sul fronte commerciale, ma anche su quello geopolitico”. Secondo Esposito, l’intesa rappresenta il punto più alto della strategia commerciale della Commissione europea, basata sulla prevedibilità dei rapporti economici e sul rafforzamento delle relazioni con partner considerati affidabili. “Cile, Messico, India, Australia e Canada sono solo alcuni esempi delle intese commerciali sviluppate dall’Unione europea accanto a quella con i Paesi del Mercosur – ha spiegato -. Una strategia che assume particolare rilievo anche alla luce della nuova politica dei dazi introdotta dagli Stati Uniti”.
Illy: “Più opportunità che minacce, ma servirà tempo”
Riccardo Illy, presidente del Polo del Gusto, ha evidenziato una lettura positiva dell’accordo, pur sottolineando la necessità di un periodo di adattamento. “L’accordo Ue-Mercosur porterà opportunità graduali. Per alcuni prodotti la riduzione dei dazi prevede anche un periodo di transizione fino a 14 anni”. Secondo Illy, “si tratta di un’opportunità che non riguarda tutte le imprese, ma certamente la maggioranza di quelle che utilizzano materie prime realizzate in Europa. Per sfruttarla pienamente sarà però necessario un periodo abbastanza lungo”.
Dogane: “Il Sud America mercato strategico per le eccellenze del Fvg”
Franco Letrari, direttore interregionale per il Veneto e il Friuli Venezia Giulia dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha sottolineato il ruolo strategico dell’espansione verso i mercati sudamericani. “L’accesso a un mercato del Sud America che arriva a circa 700 milioni di cittadini rappresenta una leva strategica per i prodotti di eccellenza del Friuli Venezia Giulia”. Secondo Letrari, la direzione interregionale sta lavorando per favorire l’ingresso delle imprese in questi mercati attraverso accordi doganali, come quello già sottoscritto con il Brasile, che consentono riduzioni fiscali e agevolazioni per prodotti come il caffè e il Prosciutto di San Daniele. “Pur essendo necessario monitorare costantemente i rischi – ha aggiunto – la presenza di circa 30 milioni di italiani di prima e seconda generazione nell’area rappresenta un importante vantaggio culturale e commerciale, un ponte di fiducia verso i consumatori”.
Articolo di Francesco Viviani
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Francesco Viviani
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