I ragazzi disperati di Regina Coeli


Trentasette istituti penitenziari italiani sono stati visitati da delegazioni composte da rappresentanti dell‘Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, insieme a esponenti delle istituzioni locali, del mondo dell’università, della cultura e della società civile.

Nel complesso hanno partecipato all’iniziativa oltre 350 persone. Fra queste Carlo Testini, responsabile Lotta alle Disuguaglianze di Arci. «Siamo entrati nella casa circondariale Regina Coeli di Roma intorno alle 10, siamo usciti due ore e mezza dopo. Insieme a me, tra gli altri, c’erano la senatrice Ilaria Cucchi, il garante delle persone private della libertà personale della regione Lazio Stefano Anastasia, Patrizio Gonnella e Susanna Marietti di Antigone, un rappresentante del Coordinamento nazionale comunità accoglienti-Cnca, l’attore Pietro Sermonti, la scrittrice Vanessa Roghi».

Una parte della delegazione che ha visitato la casa circondariale Regina Coeli di Roma

Un affollamento di quasi il 200%

L’obiettivo dell’iniziativa è «riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane, oggi attraversate da una crisi sempre più grave, e riaffermare il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti dall’articolo 27 della Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale», dice Testini.

«A Regina Coeli abbiamo avuto un incontro iniziale con la direttrice Claudia Clementi e con il capo della polizia penitenziaria del carcere. Ci hanno raccontato i numeri dell’istituto: il problema enorme è che, a fronte di 563 posti effettivamente disponibili, sono presenti 1066 detenuti. Si avvicina al 200% di sovraffollamento, è una situazione insopportabile. Ad ottobre scorso, è crollata parte del tetto di una rotonda, in più il complesso di Regina Coeli (Casa circondariale di Roma) è tutelato, il vincolo è gestito dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma». L’edificio è un ex convento del Seicento di interesse storico-culturale. «I lavori di ripristino sono ancora fermi per cui le sezioni rimaste sono state ancora più riempite di persone».


Molti detenuti sono giovanissimi

«Ho chiesto alla direttrice del carcere una conferma dell’aumento di detenuti giovani e giovanissimi, mi ha risposto che c’è stato nell’ultimo anno e mezzo un aumento dei ragazzi tra 19 e 22 anni che non c’era prima. Sappiamo tutti che, chiaramente, è dovuto al decreto Caivano», continua Testini. «C’è un nesso fortissimo tra i decreti sicurezza e l’entrata di detenuti molto giovani, che fanno ingresso in carcere per reati di spaccio di sostanze, microcriminalità legata alle dipendenze. Ci sono tantissimi ragazzi di origine straniera anche di seconda generazione».

Tra materassi per terra e gran caldo

A Regina Coeli «le celle sono molto piccole. Ci sono dei letti a castello a tre piani, dove l’ultimo batte la testa al soffitto. In qualche cella abbiamo visto anche dei materassi per terra, quindi oltre ai tre letti ce n’è anche un quarto», prosegue Testini. «Mi ha fatto molta impressione che ci sono ragazzi giovanissimi che stanno nelle celle con adulti anche molto vecchi. C’è una promiscuità molto complicata da gestire per tanti motivi diversi e in più fa molto caldo. In molte celle hanno ventilatori, ma non in tutte. Abbiamo chiesto come mai in alcune non ci fossero», continua, «e il personale ci ha risposto che si rompono spesso e che si stanno attrezzando. Poi ci sono sezioni con celle dove hanno la doccia, ma non sono molte: nella maggior parte ci sono le docce esterne collettive».

Poche attività e per pochi

«Molti detenuti erano nelle celle, qualcuno nei corridoi, pochi fuori, dove c’è un cortile tenuto malissimo», continua Testini. «Con questo sovraffollamento e il crollo di ottobre, gli spazi dove fare attività sono pochissimi e il numero di detenuti che possono aderire ad attività di socializzazione o educative sono pochissimi. Quindi, è un carcere veramente complicato».

Durante la visita potevano parlare con i detenuti solamente il garante Stefano Anastasia e la senatrice Ilaria Cucchi, «che si sono soffermati più volte a dialogare. Ho captato la disperazione, soprattutto di ragazzi giovanissimi, che dicevano “Io qui dentro, in questa cella, con queste persone, non ce la faccio a stare”. Consideriamo che ci sono tantissimi detenuti che hanno problemi di salute mentale», continua. «La direttrice ha spiegato che c’è una presenza importante dell’Asl, con un presidio importante, con ambulatori in tutti i piani. Però c’è anche da dire che sono tantissime le persone che hanno bisogno di visite, di sostegno, di farmaci. A Regina Coeli si ha proprio la percezione che il carcere sia diventato un luogo dove vanno a finire tutti quelli che hanno bisogno e che fuori non hanno un posto dove andare».

Come nasce l’Alleanza per l’articolo 27

L’Alleanza è nata a Roma lo scorso 6 febbraio, riunendo numerose associazioni impegnate sui temi della giustizia, dell’esecuzione penale e dei diritti delle persone private della libertà, e parte dalla volontà condivisa di costruire un percorso comune per promuovere politiche di depenalizzazione, decarcerizzazione e umanizzazione della pena, contrastando una stagione segnata dall’espansione del diritto penale, dall’aumento del ricorso alla detenzione e dalla progressiva chiusura del carcere nei confronti della società esterna.


I promotori sono: A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Coordinamento nazionale comunità accoglienti-Cnca, Conferenza nazionale volontariato giustizia-Cnvg, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di volontariato italiano-Movi, ⁠Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti, Voci di Dentro.

E dopo l’iniziativa?

«Secondo me è importante sottolineare il valore di questa giornata perché, dopo tanto tempo, siamo entrati in centinaia in 37 carceri. Faremo un’iniziativa per raccontare nel dettaglio tutte le visite che abbiamo fatto. Inoltre, ad ottobre-novembre organizzeremo un evento pubblico importante in cui l’Alleanza dialogherà in maniera forte con chi si candida a governare il Paese. In autunno saremo già in campagna elettorale: occorre che la politica, dopo che la società civile si è attivata e lavora da sempre per mettere in luce le condizioni drammatiche del carcere, si esprima su ciò che vuole fare», sottolinea Testini.

«C’è una grande differenza tra la costruzione di nuove carceri e la volontà di trovare un modo per far sì che ci siano meno persone che vanno in carcere. Si tratta di percorsi diversi, opportunità differenti, che bisogna offrire investendo più fondi nella nell’accoglienza. Ci sono migliaia di minori stranieri non accompagnati che vanno in carcere perché finiscono in mano a vari circuiti criminali. Interrogheremo la politica su questi e su altri punti».

Le proposte dell’Alleanza

Queste le proposte dell’Alleanza per l’Articolo 27 della Costituzione, che si mette a disposizione degli interlocutori politici e amministrativi:
1. Apertura estiva del carcere alla società civile, al volontariato, al mondo esterno. Ogni giorno i detenuti devono potere trascorrere, anche d’estate, almeno 8 ore fuori dalla cella in attività sensate. Dappertutto. Si tratta di elaborare un grande piano d’intervento per l’estate per prevenire i suicidi.
2. Consentire telefonate quotidiane per tutti i detenuti presenti nella media sicurezza in modo da non interrompere i legami con l’esterno ed evitare solitudine e disperazione che in estate sono pericolose per il rischio aumentato di favorire scelte di suicidio.
3. Prevedere la presenza di frigo e ventilatori in tutte le celle per rendere tollerabile il caldo estivo. Dotare le aree all’aperto di spazi ombrati con acqua a disposizione.
4. Chiudere tutti i reparti non abitabili dal punto di vista igienico/sanitario.
5. Convocare subito i gruppi di osservazione e trattamento e prevedere un grande piano concordato di invio in misura alternativa di almeno 10mila persone nei prossimi due mesi.
6. Rinunciare alla costituzione di gruppi infiltrati di polizia penitenziaria nelle carceri. Si tratta di una scelta che rende torbido un clima già teso.
7. Infine, chiediamo al Parlamento di non approvare nuove norme penali sino alla fine della legislatura nonché prevedere provvedimenti di clemenza che riportino il carcere nella legalità costituzionale.

Foto dell’intervistato


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 Ilaria Dioguardi

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