Il reato di calunnia: cos’è e come funziona


Le caratteristiche principali del delitto di calunnia: elemento soggettivo, condotta punibile, procedibilità, differenza con la diffamazione.

La calunnia è spesso confusa con la diffamazione; in realtà, si tratta di reati ben diversi: mentre con il primo si accusa falsamente una persona di aver commesso un reato a cui è totalmente estranea, con il secondo si punta a screditare la vittima diffondendo maldicenze sul suo conto. Anche dal punto di vista sanzionatorio c’è una netta differenza, atteso che la calunnia è punita molto più severamente. Per tali ragioni – e non solo – è importante capire cos’è e come funziona il reato di calunnia.

Come vedremo, il codice penale non mira soltanto a proteggere il cittadino ingiustamente accusato ma anche a salvaguardare l’interesse dello Stato a non sprecare risorse ed energie in processi totalmente infondati: con la calunnia, infatti, la macchina della giustizia viene messa in moto attraverso una falsa rappresentazione della realtà, distogliendo gli organi inquirenti dal perseguire reati effettivi. Approfondiamo l’argomento.

In cosa consiste il reato di calunnia?

La calunnia è il reato che commette chiunque incolpi di un reato una persona di cui conosce l’innocenza (art. 368 cod. pen.).


Tale condotta può realizzarsi in due modi differenti: attraverso una denuncia formale sporta alle autorità competenti o mediante la simulazione di prove che conducano a sospettare dell’innocente.

Com’è punita la calunnia?

La pena base prevede la reclusione da due a sei anni, ma sono previsti degli aumenti qualora la falsa accusa riguardi delitti puniti con pene superiori ai dieci anni di carcere.

In scenari ancora più gravi, come quelli che portano a una condanna definitiva per il calunniato superiore a cinque anni o all’ergastolo, la sanzione per il calunniatore può arrivare fino a venti anni di reclusione. Al contrario, se l’accusa riguarda una semplice contravvenzione, ovvero un reato minore, la pena è diminuita.

Quali sono le caratteristiche della calunnia?

La calunnia è un reato plurioffensivo; significa che la condotta illecita colpisce contemporaneamente più interessi protetti dalla legge: da un lato, vi è l’interesse primario dello Stato a garantire la corretta amministrazione della giustizia; dall’altro, viene leso il diritto all’onore e alla libertà della persona ingiustamente accusata.

Il sistema legale italiano considera la calunnia un reato di pericolo. Questo implica che, per la sussistenza della violazione, non è necessario che l’innocente subisca effettivamente un processo o una condanna: è sufficiente che la falsa accusa sia idonea a innescare il pericolo di un’indagine penale.


La protezione della giustizia scatta quindi nel momento stesso in cui viene presentata una segnalazione mendace che costringe le autorità, come la Polizia o i Carabinieri, a verificare fatti che non sono mai accaduti o che sono stati attribuiti al soggetto sbagliato.

Calunnia: come funziona la falsa denuncia?

Affinché si configuri la calunnia, la falsa accusa deve essere portata a conoscenza degli organi competenti. Questo può avvenire tramite diversi strumenti formali:

  • una denuncia o una querela presentata presso la Procura della Repubblica;
  • una segnalazione inviata anche in forma anonima o sotto falso nome;
  • un’istanza o una richiesta rivolta a qualsiasi organo di polizia giudiziaria.

È importante sottolineare che il contenuto dell’accusa deve essere sufficientemente circostanziato. Non è necessario un linguaggio tecnico, ma la narrazione dei fatti deve apparire verosimile e idonea a far sorgere dei sospetti fondati.

Se si denuncia falsamente che un vicino di casa ha aggredito un passante, fornendo dettagli precisi sul luogo e sull’ora, si sta ponendo in essere una condotta potenzialmente calunniosa.

Quale intenzione deve avere chi compie il reato?

Perché si configuri una calunnia è richiesto il dolo, inteso come la consapevole volontà di accusare qualcuno pur sapendo che tale persona è del tutto estranea ai fatti. La certezza dell’innocenza dell’accusato è l’elemento che distingue la calunnia da una segnalazione fatta per errore.

Se un soggetto denuncia un’altra persona convinto sinceramente della sua colpevolezza, magari a causa di un’errata percezione dei fatti, non commette reato. In questo caso si parla di buona fede.


Allo stesso modo, il semplice dubbio sulla colpevolezza altrui non basta a far scattare la sanzione penale.

Se un individuo denuncia un furto subìto indicando un sospettato perché lo ha visto fuggire con abiti simili a quelli del ladro, ma in sede di giudizio si scopre che si trattava di un errore d’identità, il denunciante non sarà punibile per calunnia, mancando la consapevolezza dell’innocenza del segnalato.

Perché è prevista la procedibilità d’ufficio?

A differenza di molti altri illeciti che richiedono la volontà della vittima per essere perseguiti, la calunnia è un reato procedibile d’ufficio: questo significa che lo Stato interviene autonomamente non appena viene a conoscenza della falsità dell’accusa, indipendentemente dal fatto che il calunniato presenti o meno una denuncia a sua volta.

Anche se il calunniatore dovesse pentirsi e decidere di ritrattare spontaneamente le proprie dichiarazioni, il reato rimane punibile. La ritrattazione può essere considerata soltanto come una circostanza attenuante dal giudice, a patto che avvenga prima che le autorità abbiano già acquisito la prova certa della falsità dell’accusa.

Che differenza c’è tra calunnia formale e materiale?

Il codice penale distingue tra due modalità operative attraverso cui si può manifestare l’illecito. La calunnia formale si realizza con dichiarazioni scritte o verbali dirette alle autorità.

Un esempio tipico è quello di chi riferisce di essere stato vittima di una rapina, omettendo però che l’atto è avvenuto per legittima difesa. Tacendo su una causa di giustificazione, si rende l’evento penalmente rilevante in modo artificioso.

La calunnia materiale, invece, consiste in una vera e propria simulazione fisica. In questo caso, il responsabile non si limita a parlare, ma crea delle tracce materiali del reato a carico dell’innocente.


Si pensi all’ipotesi in cui un individuo nasconda un’arma nell’abitazione di un conoscente o posizioni della refurtiva all’interno del suo veicolo per farlo apparire come il colpevole di un furto.




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 Mariano Acquaviva

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