Gioia Tauro. La bellezza delle parole al femminile: omaggio a Mimma Raso, Luigina Pedullà e Giusy Magno



IL TEATRO DELL’ASSURDO Cronache di Resistenza Politica e Verità Documentate
a cura di Aldo Alessio (Ulisse) ◆ Comunicato N°51 ◆ 12 luglio 2026🎭
MISS BALLE SPAZIALI Edizione Straordinaria Cronaca di un governo all’insegna dell’arroganza

La Bellezza delle Parole al Femminile

In una fase segnata da tensioni istituzionali e da un uso talvolta disinvolto del potere, sono state tre donne a restituire alla politica gioiese il suo significato più autentico: la vicepresidente del Consiglio Mimma Raso, la consigliera Luigina Pedullà e la consigliera di maggioranza Giusy Magno. Con interventi pronunciati rispettivamente l’11 luglio 2026 e l’8 giugno 2026, hanno dimostrato che la dignità del mandato elettivo non si misura dall’appartenenza a uno schieramento, ma dalla fedeltà alla propria coscienza.

È bene ricordarlo: l’articolo 67 della Costituzione stabilisce che ogni rappresentante eletto esercita le proprie funzioni «senza vincolo di mandato». Nessun partito, nessuna maggioranza, nessuna appartenenza può imporre il silenzio a chi i cittadini hanno scelto per rappresentarli. Mimma Raso, Luigina Pedullà e Giusy Magno lo hanno dimostrato con i fatti, ciascuna dalla propria collocazione politica — due dai banchi della minoranza, una dai banchi della maggioranza — offrendo un’unica, coerente lezione: la libertà di parola di chi amministra non si negozia.

Pubblichiamo integralmente i loro interventi, tenuti nel Consiglio Comunale di Gioia Tauro nelle sedute dell’11 luglio 2026 e dell’8 giugno 2026, perché restino a disposizione della cittadinanza come atto di trasparenza e come testimonianza di un impegno civile che onora l’istituzione. L’intervento della consigliera Giusi Magno è riportato per come sono riuscito a ricostruirlo e se mi dovesse pervenire l’originale sono pronto a ripubblicarlo nel testo integrale.

Il ruolo e l’importanza delle donne nel Consiglio Comunale

La presenza femminile nelle istituzioni non è una concessione alle quote di genere, ma un pilastro della qualità della democrazia locale. A Gioia Tauro il contributo delle consigliere ha innalzato il livello del dibattito pubblico, portando rigore analitico, sensibilità e un’etica della cura che la politica tradizionale troppo spesso trascura.

Le voci delle consigliere, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza, incarnano una forma di resistenza civile fondata sulla competenza e sulla difesa della legalità. In un contesto spesso segnato da tensioni e opacità, la partecipazione femminile ha saputo ancorare la discussione ai fatti documentati e al rispetto delle regole, opponendosi con fermezza a ogni uso discrezionale del potere.

Valorizzare il ruolo delle donne significa riconoscere che una buona amministrazione richiede empatia, fermezza morale e la capacità di guardare oltre le logiche di appartenenza. Il coraggio di denunciare le distorsioni istituzionali, di pretendere trasparenza e di difendere la dignità del mandato elettivo arricchisce il Consiglio e ne rafforza l’autorevolezza davanti alla cittadinanza. La loro azione non è un semplice esercizio di opposizione o di maggioranza: è un presidio attivo di democrazia.

Gli Interventi Integrali

Di seguito i testi integrali, resi pubblici per la loro rilevanza civile 1. Mimma Raso
Vicepresidente del Consiglio Comunale – Sulla mancanza del numero legale e sulla disomogeneità nell’applicazione del regolamento

Buongiorno a tutti. Grazie, presidente.
Buongiorno consiglieri, buongiorno sindaco, buongiorno presidente, buongiorno segretario. Ci sono momenti in cui parlare diventa un dovere, e oggi io intervengo per questo: per ristabilire la verità dei fatti e difendere la dignità del ruolo che questa minoranza esercita ogni giorno.

Da ieri si tenta di costruire una narrazione tanto semplice quanto falsa: che l’opposizione abbia abbandonato l’aula per disinteresse, per irresponsabilità, addirittura per ostacolare l’attività del Consiglio. C’è chi è arrivato persino a evocare responsabilità gravissime, lasciando intendere che la minoranza sarebbe complice di eventuali conseguenze derivanti dalla mancata approvazione degli atti richiesti dalla Corte dei Conti. È assurdo. Respingiamo con decisione queste insinuazioni.

Le parole hanno un peso, e quando si evocano responsabilità così gravi occorre farlo con prudenza, con rispetto e soprattutto con fondamento. Noi non siamo complici di alcun illecito. Siamo consiglieri comunali che hanno esercitato un diritto politico previsto dall’ordinamento democratico, dopo aver constatato un fatto incontrovertibile: la maggioranza non era in grado di garantire il numero legale. È questa la verità.

Eravamo presenti, siamo venuti, come siamo qui anche adesso; abbiamo partecipato ai lavori, abbiamo ascoltato, abbiamo discusso e svolto il nostro ruolo di controllo, e solo dopo aver preso atto che il Consiglio non era nelle condizioni di deliberare abbiamo deciso di lasciare l’aula. Il nostro non è stato un gesto di disinteresse: è stato un atto politico.

In democrazia anche l’opposizione ha strumenti per manifestare il proprio dissenso, e l’abbandono dell’aula è uno di questi. Confondere un atto politico con una fuga dalle responsabilità significa non comprendere il funzionamento delle istituzioni, oppure volerlo deliberatamente travisare.
In una democrazia parlamentare la maggioranza governa e la minoranza controlla. La maggioranza ha il diritto di decidere, ma anche il dovere di esserci. Nessuna norma impone ai consiglieri di maggioranza di partecipare a ogni seduta, è vero. Ma esiste una responsabilità politica che nessuno può scaricare sugli altri: garantire il numero legale è responsabilità di chi sostiene l’amministrazione, non dell’opposizione. Il consenso ricevuto dagli elettori non attribuisce soltanto poteri: attribuisce soprattutto responsabilità.

Comprendiamo perfettamente l’importanza degli adempimenti richiesti dalla Corte dei Conti; nessuno li sottovaluta. Ma proprio perché sono importanti, devono essere affrontati nel rispetto delle regole. Il TUEL non è un ostacolo: è una garanzia della legittimità delle decisioni. E le regole democratiche non si rispettano solo quando fa comodo: si rispettano sempre.

E a proposito di regole, emerge una contraddizione che non può essere ignorata. In precedenti sedute, quando i consiglieri Bagalà e Filippone hanno chiesto una sospensione dei lavori di appena cinque minuti, la presidenza ha ritenuto indispensabile non decidere autonomamente, ma sottoporre la richiesta al voto dell’aula, con esito negativo. Ieri, invece, la presidenza ha disposto autonomamente una sospensione di un’ora.

Certo, in quel caso non c’erano i numeri per votare; però io mi domando: qual è la regola? Perché la sospensione richiesta da un consigliere deve essere votata, e quella di un’ora no? Se ieri era possibile decidere senza votazione, perché non lo è stato anche quando l’hanno chiesto i consiglieri? È solo una domanda, per sapere.

Noi non contestiamo l’autorità del presidente: contestiamo la disomogeneità nell’applicazione delle regole. Contestiamo l’impressione che esista un regolamento quando parla la minoranza, o chi manifesta un’idea diversa dalla maggioranza, e un altro quando decide la maggioranza. Le istituzioni non possono permettersi due pesi e due misure, perché nel momento in cui le regole cessano di essere uguali per tutti smettono di essere regole e diventano strumenti di convenienza. Ed è questo che ci preoccupa: non il dissenso, ma la discrezionalità.

Noi continueremo a fare opposizione con serietà, con rispetto e con grande senso delle istituzioni. Non rinunceremo mai al nostro diritto di denunciare ciò che riteniamo ingiusto, perché il nostro compito non è rendere la vita facile alla maggioranza: il nostro compito è impedire che il rispetto delle regole diventi un principio di geometria variabile.

E concludo con una riflessione: le istituzioni non si misurano da come trattano chi è d’accordo, si misurano da come rispettano chi dissente. Una maggioranza può vincere una votazione, può persino governare, ma se pensa di poter cambiare le regole ogni volta che le è utile, allora non dimostra forza: dimostra solo debolezza. Perché la forza della democrazia non sta nei numeri della maggioranza, sta nell’autorevolezza delle regole che valgono per tutti, soprattutto per chi governa.

11 luglio 2026

Mimma Raso
Consigliere di minoranza e Vicepresidente del Consiglio Comunale

2. Luigina Pedullà
Consigliera Comunale

Dichiarazione di voto contrario sulla proposta di delibera ex art. 257 TUEL e richiesta di inserimento integrale a verbale
Seduta del Consiglio Comunale dell’11 luglio 2026

La sottoscritta Consigliera Comunale Luigina Pedullà, in relazione alla proposta di deliberazione presentata dal Sindaco, avente ad oggetto l’accertamento della responsabilità ai sensi dell’art. 257 del TUEL nei confronti di alcuni funzionari ed ex amministratori dell’Ente, dichiara il proprio voto contrario e chiede che la presente dichiarazione venga riportata integralmente nel verbale della seduta quale parte integrante dello stesso.

Le ragioni del mio voto sono le seguenti.

Ritengo che il Consiglio Comunale non possa essere chiamato a pronunciarsi su una proposta di questa rilevanza senza un’istruttoria completa e senza tutti gli elementi necessari per una valutazione pienamente consapevole.

La proposta viene presentata come un atto di indirizzo pur incidendo su posizioni personali ben individuate, ma senza i pareri di regolarità tecnica e contabile che, a mio avviso, sarebbero stati necessari.

L’unico documento allegato è il parere dell’Organo di Revisione, che non entra nel merito della proposta: si limita a richiamare l’applicazione dell’art. 257 del TUEL e a rilevare che l’atto viene sottoposto al Consiglio oltre il termine previsto dalla normativa.

Ma il rilievo principale riguarda il contenuto della proposta.

A mio avviso, l’articolo 257 del TUEL impone di accertare le responsabilità di chi abbia contratto o determinato irregolarmente i debiti che hanno contribuito al dissesto dell’Ente. In questa proposta, invece, tali responsabilità vengono ricondotte alla mancata trasmissione all’Organismo Straordinario di Liquidazione delle schede istruttorie previste dall’art. 254 del TUEL, oppure all’avvio di contenziosi ritenuti infondati.

Ritengo che questi presupposti siano diversi da quelli previsti dalla norma. La mancata trasmissione delle schede, infatti, non coincide con la formazione del debito, e lo stesso articolo 257 disciplina espressamente gli effetti del mancato riscontro. Per questo motivo non ravviso un adeguato collegamento tra i fatti richiamati nella proposta e le responsabilità che si intendono accertare.

Nutro inoltre perplessità sulla scelta di indicare nominativamente i soggetti interessati, quando sarebbe stato possibile fare riferimento agli incarichi ricoperti e ai relativi periodi. Una diversa impostazione avrebbe consentito di perseguire le medesime finalità con maggiore prudenza.

Rilevo, inoltre, alcuni profili di incoerenza nell’impostazione complessiva della proposta.

Per quanto risulta dagli atti, il Piano di estinzione predisposto dall’OSL non è stato impugnato nei termini previsti. Inoltre, nella nota del 12 febbraio 2026, prot. n. 5581, a firma dell’Assessore Damiana Cosima Petrelli, vengono formulate osservazioni rivolte all’operato dell’OSL in merito alle procedure di transazione dei debiti. È quindi difficile comprendere le ragioni per cui oggi la proposta individui un diverso percorso di accertamento delle responsabilità.

Vi è poi un ulteriore aspetto che ritengo meriti attenzione.

La proposta non dà conto delle iniziative eventualmente intraprese dall’attuale Amministrazione, nel periodo trascorso dal suo insediamento fino all’approvazione del rendiconto dell’OSL, per ridurre o contenere gli effetti economici oggi richiamati. Allo stesso modo non vengono esplicitati i criteri utilizzati per individuare i soggetti destinatari della proposta, nonostante nel periodo interessato si siano succeduti diversi responsabili di settore e diverse amministrazioni.

Per tutte queste ragioni ritengo che la proposta presenti profili che avrebbero richiesto un approfondimento istruttorio più ampio e una motivazione più puntuale.

Il Consiglio Comunale è chiamato ad assumere decisioni che devono poggiare su atti completi, adeguatamente motivati e supportati da un’istruttoria rigorosa, soprattutto quando possono incidere sulla posizione di persone individuabili.

Per tali motivi esprimo il mio voto contrario.

Gioia Tauro, 11 luglio 2026
Luigina Pedullà

3. Giusy Magno
Consigliera di Maggioranza

Testimonianza sulle dinamiche interne e il rispetto istituzionale

Trascrizione dell’intervento della consigliera Giusy Magno relativa al segmento [00:08:09 – 00:14:05] della seduta consiliare dell’8 giugno 2026.
“Buonasera a tutti, questa sera io, malgrado il rispetto della cittadinanza e delle oltre 300 persone che mi hanno dato la loro fiducia, mi trovo costretta a fare delle dichiarazioni che ritengo necessarie per fare chiarezza e diradare tanti dubbi che negli ultimi mesi sono stati alimentati da ricostruzioni che non corrispondono alla realtà dei fatti.

Da tempo molti cittadini si chiedono perché in tante occasioni istituzionali la mia presenza sia venuta meno e cosa sia realmente accaduto all’interno di questa maggioranza. Dopo tanti silenzi, dopo aver più volte scelto di tutelare l’immagine dell’amministrazione piuttosto che difendere me stessa, ritengo che sia arrivato il momento di raccontare la verità dei fatti per come li ho vissuti. Premetto che tutto ciò che dichiarerò da questo momento in poi, qualora qualcuno intendesse smentirlo, mi riservo ogni forma di tutela della mia immagine con tanto di prove nelle sedi opportune.

Quando ho deciso di candidarmi l’ho fatto con entusiasmo, passione e spirito di servizio. Sono una professionista, una moglie e una madre, non vivo di politica e non ho mai avuto bisogno della politica per vivere. Mi sono candidata esclusivamente per mettere le mie competenze al servizio della mia città. Nelle ultime elezioni comunali sono risultata la donna più votata. Dal primo momento ho lavorato senza risparmiarmi: ho organizzato campagne di screening, ho promosso la cultura della prevenzione e della diagnosi precoce, ho promosso eventi dedicati all’importanza dell’allattamento materno, ho organizzato corsi sulle manovre di disostruzione pediatrica e neonatale, fornendo strumenti concreti per salvare vite umane. Ho partecipato a incontri nelle scuole portando temi legati alla salute, alla prevenzione e all’educazione sanitaria, e ho lavorato costantemente al fianco dell’ospedale di Gioia Tauro.

Ho continuato a partecipare ai consigli comunali, alle commissioni e alle conferenze dei capigruppo; mi sono persino collegata da remoto durante la morfologica di mia figlia, pur di garantire la mia presenza e consentire il regolare svolgimento del Consiglio. Il 30 dicembre, al nono mese di gravidanza, sono stata male e sono stata costretta a rimanere a letto sotto terapia. Eppure, pur avendo avvisato il Presidente del Consiglio della mia impossibilità a partecipare a un atto congiunto, o volutamente o per sbaglio — poco importa ormai — ha espresso un ‘like’ durante una diretta a un ex amministratore che fa opposizione al sindaco. Ripeto: non io, una persona a me vicina. Il giorno successivo sono stata offesa dal sindaco con parole di disprezzo, mortificata ed eliminata dal gruppo WhatsApp della maggioranza, e mi è stato chiesto addirittura di dimettermi. Non mi dimetto, sindaco, non mi dimetto. Io sono qui per volere dei cittadini, non per nomine esterne.

Da questo momento in poi arrivo all’ultimo punto, il più grave: durante una conversazione avvenuta in viva voce — lo dico di fronte alle forze dell’ordine — e alla presenza dei miei figli minori, un mio congiunto è stato minacciato dal Presidente del Consiglio, in presenza del sindaco, la quale non ha preso le distanze ed è pertanto complice di quelle minacce. Quelle parole sono state ascoltate dai miei figli, e nessun bambino dovrebbe mai assistere a situazioni del genere. Ma dico io: dove siamo arrivati?”

Gioia Tauro, 8 giugno 2026 Giusy Magno 

“Tutti i nodi vengono al pettine Le bugie hanno le gambe corte Ce la faremo, perché non ci siamo mai arresi” Aldo Alessio (Ulisse) Già Sindaco di Gioia Tauro


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