Quando un reato è impossibile?


Si può punire chi tenta di commettere un illecito penale che però non può in alcun modo verificarsi? Che cos’è la libertà vigilata?

Nel diritto penale non ogni comportamento sbagliato o riprovevole porta automaticamente a una condanna: perché un fatto possa essere punito è necessario che la condotta sia davvero capace di danneggiare o almeno di mettere in pericolo un bene giuridico tutelato dalla legge. Proprio da questo presupposto nasce il tema del reato impossibile, una figura giuridica che limita l’intervento penale ai soli casi in cui l’offesa sia concreta e reale. Approfondiamo questo argomento.

Quando un comportamento può dirsi penalmente rilevante?

Il diritto penale interviene solo davanti a fatti considerati particolarmente gravi, tali da giustificare l’uso delle pene più afflittive. Non basta, però, che una condotta sia astrattamente vietata: è necessario che essa sia idonea a ledere un interesse protetto o, quantomeno, a esporlo a un pericolo concreto.

Un’azione che, nelle circostanze reali in cui viene compiuta, non ha alcuna possibilità di produrre un danno non può essere considerata penalmente rilevante: la legge non punisce intenzioni isolate o gesti simbolici, ma fatti che incidono realmente sulla realtà esterna.


Che cosa si intende per reato impossibile secondo la legge?

Il codice penale (art. 49) stabilisce che non è punibile un fatto quando l’evento dannoso o pericoloso non può verificarsi a causa dell’inidoneità dell’azione oppure perché l’oggetto su cui l’azione si dirige non esiste. È questa la definizione normativa di reato impossibile.

In sostanza, la punibilità viene esclusa quando la condotta, pur animata da un intento illecito, è del tutto incapace di produrre un’offesa concreta. Allo stesso modo, non può esservi reato se l’azione è rivolta contro un bene che, nella realtà, non è presente.

In entrambi i casi manca il presupposto fondamentale dell’offesa, che rappresenta il fondamento della responsabilità penale.

Quando l’azione è considerata del tutto inidonea?

L’inidoneità dell’azione ricorre quando il mezzo utilizzato o le modalità del comportamento rendono impossibile il verificarsi dell’evento. Si tratta di una valutazione concreta, che tiene conto delle circostanze reali del fatto. Facciamo un esempio.

Esplodere un colpo di arma da fuoco contro una persona potrebbe, in astratto, integrare un grave reato. Tuttavia, se il bersaglio si trova a una distanza tale da rendere materialmente impossibile qualsiasi ferimento, l’azione non è idonea a causare l’evento.

In casi come questi il diritto penale esclude la punibilità perché il pericolo è solo teorico e non reale.


Lo stesso ragionamento vale per condotte che, per la loro natura, non possono arrecare alcun danno, come il tentativo di nuocere a qualcuno utilizzando mezzi manifestamente inefficaci.

È il caso di chi voglia fare del male a una persona sparandole con una pistola ad acqua.

Quando il reato è impossibile per inesistenza dell’oggetto?

Il reato impossibile può derivare anche dall’assenza dell’oggetto materiale su cui l’azione si indirizza.

In questa ipotesi, il comportamento è privo di qualsiasi possibilità offensiva perché manca il bene giuridico da colpire.

Si pensi al caso di chi tenta di sottrarre un portafogli infilando la mano nella tasca di un passante, ignorando che essa è vuota. L’intenzione è quella di commettere un furto, ma l’oggetto non esiste.

Anche in questa situazione, l’ordinamento penale prende atto dell’assenza di un’offesa reale e rinuncia a sanzionare il comportamento.

Che cos’è il principio di offensività?

La previsione del reato impossibile è strettamente connessa al principio di offensività, secondo cui solo le condotte capaci di ledere o mettere seriamente in pericolo un bene giuridico possono essere punite penalmente.


Questo principio limita l’intervento repressivo dello Stato, evitando che il diritto penale si trasformi in uno strumento di controllo di comportamenti privi di reale pericolosità.

La sanzione penale, infatti, è riservata a fatti che incidono concretamente su interessi come l’incolumità personale, il patrimonio o il corretto funzionamento delle istituzioni.

Quali sono le conseguenze di un reato impossibile?

Il reato impossibile comporta l’esclusione della punibilità, poiché manca un fatto concretamente offensivo; tuttavia, ciò non significa che l’ordinamento ignori del tutto il comportamento dell’autore.

Sotto il profilo soggettivo, infatti, può essere presente l’intenzione di commettere un illecito. Per questa ragione, la legge consente al giudice di applicare una misura di sicurezza quando il soggetto viene prosciolto per impossibilità del reato, qualora emerga una pericolosità sociale.

Le misure di sicurezza non hanno natura punitiva in senso stretto, ma mirano a prevenire la commissione di futuri reati. Esse si fondano sulla valutazione della pericolosità della persona, indipendentemente dalla punibilità del fatto concreto.


Nel caso del reato impossibile, l’autore viene assolto perché l’evento non poteva verificarsi, ma può essere sottoposto alla libertà vigilata, la quale consente un controllo sul comportamento del soggetto senza applicare una pena detentiva.

Chi è sottoposto alla libertà vigilata deve rispettare alcune prescrizioni imposte dal giudice, come ad esempio il divieto di frequentare determinati luoghi o di abbandonare il proprio Comune di residenza senza giustificati motivi.

La sorveglianza della condotta e del rispetto di tali obblighi da parte del libero vigilato è affidata all’autorità di pubblica sicurezza e deve essere esercitata in modo da agevolare, mediante il lavoro, il riadattamento della persona alla vita sociale.

Insomma: anche se il reato impossibile non può essere punito, il soggetto che ha tentato di commettere l’illecito penale, se ritenuto socialmente pericoloso, può essere condannato alla libertà vigilata per un certo periodo di tempo.





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 Mariano Acquaviva

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