Grassi (ANPE): “Pedagogisti e docenti devono collaborare, non contrapporsi”. INTERVISTA


La presidente dell’ANPE interviene sulla proposta di legge regionale per il Servizio di pedagogia scolastica, risponde alle critiche dell’APEI e spiega il ruolo di pedagogisti, educatori e psicologi nella scuola.

 


Dott.ssa Grassi, partiamo dalla proposta di legge per il Servizio di pedagogia scolastica nella Regione Lazio. L’ANPE ha fornito supporto tecnico al consigliere Cosimo Mitrano. Cosa spinge la vostra associazione a sostenere con convinzione questa iniziativa?

La nostra convinzione nasce da una visione chiara: la scuola ha bisogno di un supporto pedagogico strutturato e stabile. Non si tratta di un lusso, ma di una necessità per rispondere alle nuove sfide educative e sociali che gli istituti si trovano ad affrontare quotidianamente.

La proposta di legge, che ci auguriamo possa presto diventare realtà, istituisce un Servizio di pedagogia scolastica inteso come strumento di supporto alle istituzioni scolastiche, agli studenti, alle famiglie e all’intera comunità educante. Per l’ANPE, che da sempre lavora per il riconoscimento e la valorizzazione della professione pedagogica, rappresenta un passo fondamentale.

Il pedagogista è lo specialista dei processi educativi e formativi. Portarlo stabilmente nelle scuole significa mettere a disposizione competenze specifiche per la progettazione educativa, la prevenzione del disagio, il sostegno alla genitorialità e la promozione dell’inclusione.

Nelle scorse ore, l’APEI ha mosso delle critiche alla proposta, sostenendo che escluderebbe gli Educatori Professionali Socio-Pedagogici. Come risponde a questa accusa?


Con rammarico, ma anche con la necessità di fare chiarezza. Le critiche dell’APEI si basano su una lettura parziale e, oserei dire, strumentale della proposta. La legge disciplina il “Servizio di pedagogia scolastica” e individua nel pedagogista la figura professionale titolata per specifiche attività di consulenza pedagogica, progettazione educativa e mediazione. Si tratta di competenze proprie del pedagogista, così come riconosciuto dalla Legge 55/2024.

La proposta non esclude affatto gli educatori professionali socio-pedagogici. Riconosce, piuttosto, il loro ruolo fondamentale in altri contesti e in altre attività, in piena sinergia con i pedagogisti. La scuola è un ecosistema complesso nel quale diverse professionalità operano in modo complementare.

L’APEI, nei suoi interventi, ha anche criticato l’ANPE per il sostegno al DDL 1712, che modificherebbe la Legge 55/2024. Può chiarire la posizione della vostra associazione?

Volentieri. L’ANPE sostiene il DDL 1712 non certo per “cancellare” gli educatori, come strumentalmente si afferma, ma perché rappresenta l’unica strada percorribile per sbloccare l’attuazione della Legge 55/2024. È un provvedimento che consentirà di superare lo stallo che rischia di paralizzare l’intero sistema professionale, garantendo finalmente la piena operatività dell’Ordine e dell’Albo.

Vorrei ricordare un dato storico fondamentale: l’ANPE, pur essendo un’associazione che aggrega pedagogisti, è stata la prima tra tutte le associazioni professionali a farsi portavoce delle istanze degli educatori, promuovendo la prima proposta di legge per l’istituzione dell’Ordine dei pedagogisti e degli educatori professionali socio-pedagogici già nella precedente legislatura.


Fin dal suo primo anno di costituzione, nel 1990, l’ANPE ha sempre sostenuto la necessità di una regolamentazione della professione di pedagogista e, successivamente, dell’istituzione di un Ordine delle professioni pedagogiche ed educative che riconoscesse e valorizzasse entrambe le figure nella loro autonomia e complementarità.

Perché, secondo lei, è così importante che pedagogista ed educatore collaborino, piuttosto che contrapporsi?

Perché l’educazione è sempre il risultato di una comunità professionale. La scuola reale non ha bisogno soltanto di consulenza pedagogica, ma anche di presenza educativa quotidiana, di laboratori, di interventi nei gruppi e di progettazione educativa condivisa.

Tutto questo è il patrimonio professionale costruito insieme da pedagogisti ed educatori. Separare queste due figure, contrapporle, significa impoverire la scuola e tradire il modello voluto dal legislatore nel 2024: due professioni autonome, di pari dignità e con competenze diverse ma complementari.

Si parla molto anche di integrazione tra il Servizio di pedagogia scolastica e quello di psicologia scolastica, già attivo nella Regione Lazio. Qual è la sua visione?


È un aspetto centrale. La mia posizione è chiara: pedagogisti e psicologi non devono essere in competizione, ma in sinergia.

La proposta di legge prevede esplicitamente che il Servizio di pedagogia scolastica operi in coordinamento e complementarità con quello di psicologia scolastica. È fondamentale definire con chiarezza i ruoli per evitare sovrapposizioni.

Il pedagogista è lo specialista dei processi educativi e didattici, dell’organizzazione dell’apprendimento e dell’impostazione metodologica. Lo psicologo interviene principalmente sul piano del sostegno alla persona e della dimensione relazionale. Entrambi sono necessari, ma non vanno confusi. Bisogna evitare il fenomeno di “psicologizzare” la scuola, che resta e deve restare un luogo di educazione e di formazione.

Quali sono, secondo lei, i rischi maggiori per la scuola se non si investe in queste figure professionali?

Il rischio più grande è quello di non intercettare per tempo i segnali di disagio, di non prevenire la dispersione scolastica e di lasciare sole le famiglie e i docenti di fronte a sfide educative complesse.


I recenti fatti di cronaca ci mostrano che la violenza e il malessere che esplodono tra i banchi sono spesso la manifestazione di bisogni educativi non intercettati. Non possiamo limitarci a risposte emergenziali o securitarie.

La risposta deve essere pedagogica e deve intervenire sulle cause profonde del malessere. Inserire pedagogisti e, in sinergia, educatori in ogni scuola — dove, peraltro, già operano — non è un costo, ma un investimento sociale. Significa scegliere di prevenire anziché intervenire quando è troppo tardi. È questo il messaggio che l’ANPE porta avanti con convinzione.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 redazione

Source link

Di