Come impugnare la contravvenzione del controllore per non essere in possesso di un valido titolo di viaggio?
L’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico, come autobus, tram e metropolitane, comporta l’accettazione di specifiche regole, tra cui l’obbligo di possedere un titolo di viaggio valido. In Italia le attività di verifica sono diventate più frequenti per limitare il fenomeno dell’evasione tariffaria. Chi viene trovato sprovvisto di biglietto rischia di ricevere una sanzione amministrativa, il cui importo può variare a seconda del regolamento applicato dalla compagnia di trasporto.
Non sempre però il verbale risulta corretto o legittimo. In determinate circostanze, è possibile contestare il provvedimento e presentare un’istanza per ottenerne l’annullamento. Comprendere come muoversi in caso di multa sull’autobus senza biglietto e quali siano le procedure per fare ricorso permette di tutelare i propri diritti evitando pagamenti non dovuti o l’aggravarsi del debito attraverso le procedure di riscossione coattiva. Approfondiamo l’argomento.
Quando scatta la sanzione per mancanza di biglietto?
La violazione delle norme sul trasporto pubblico non riguarda soltanto l’assenza totale del titolo di viaggio: la sanzione può essere elevata in diverse situazioni, stabilite dai regolamenti regionali e dalle condizioni di trasporto delle singole aziende locali.
In linea di massima, si è soggetti a multa quando:
- il viaggiatore non è in possesso di un biglietto valido;
- il titolo di viaggio non è stato convalidato correttamente all’inizio della corsa;
- il biglietto o l’abbonamento risultano alterati, contraffatti o scaduti;
- il passeggero non conserva il titolo per l’intera durata del tragitto fino alla discesa.
Oltre alle questioni relative al pagamento del servizio, il personale può intervenire e sanzionare comportamenti che compromettono la sicurezza o il decoro, come atti di vandalismo, disturbo agli altri passeggeri o l’uso improprio dei sistemi di emergenza.
Quanto costa la multa se non si ha il titolo di viaggio?
L’importo economico della sanzione non è fisso a livello nazionale, poiché dipende strettamente dalla legge della Regione di appartenenza e dai regolamenti adottati dall’azienda di trasporto.
In linea generale, laddove manchi una normativa specifica, la legge prevede che la sanzione sia pari a sessanta volte il costo del biglietto ordinario, con un tetto massimo fissato a 200 euro.
Quasi tutte le aziende prevedono una riduzione della somma se il pagamento avviene immediatamente nelle mani del controllore o entro un termine breve, solitamente di pochi giorni, dalla notifica del verbale.
Esiste un caso particolare in cui la sanzione può essere annullata senza costi eccessivi: quello dell’abbonamento dimenticato.
Se il viaggiatore possiede un abbonamento nominativo in corso di validità ma non lo ha con sé al momento del controllo, può regolarizzare la propria posizione presentandosi presso gli uffici dell’azienda entro i termini stabiliti portando con sé il documento originale.
Come funziona la notifica del verbale di accertamento?
Quando l’infrazione viene rilevata, il controllore procede normalmente alla contestazione immediata, consegnando una copia del verbale al trasgressore.
Se per motivi oggettivi questo non fosse possibile, l’atto deve essere notificato successivamente al domicilio del responsabile. La legge (n. 689/1981) stabilisce tempi precisi per questa procedura: la notifica deve avvenire entro 90 giorni dall’accertamento per chi risiede in Italia ed entro 360 giorni per chi risiede all’estero.
Se i termini di notifica non vengono rispettati, il verbale può essere considerato invalido e il destinatario può richiederne l’annullamento.
Una volta ricevuto l’atto, si hanno davanti due strade: procedere al pagamento della sanzione, usufruendo se possibile della tariffa agevolata, oppure avviare una procedura di contestazione qualora si ritenga che il provvedimento sia viziato da errori formali o materiali.
Quali sono i termini per presentare un reclamo scritto?
Il primo passo per chi ritiene di aver ricevuto una multa ingiusta consiste nel presentare un reclamo amministrativo direttamente all’azienda di trasporti.
Questa istanza deve essere inviata, solitamente tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o posta elettronica certificata, entro 30 giorni dalla data della contestazione o della notifica.
Nel documento è necessario indicare con precisione i motivi per cui si richiede l’annullamento, allegando eventuali prove come fotocopie di abbonamenti validi, testimonianze o prove di malfunzionamento delle macchine obliteratrici.
L’azienda, dopo aver esaminato le ragioni esposte, può decidere di archiviare il caso oppure di emettere un’ordinanza-ingiunzione di pagamento. Quest’ultima rappresenta l’atto con cui l’ente ribadisce la validità della sanzione e ordina il versamento della somma dovuta, aumentata delle spese di procedimento.
Solo a questo punto, se l’utente non intende ancora pagare, si apre la fase del ricorso giurisdizionale.
Quando conviene fare ricorso al Giudice di Pace?
Contro l’ordinanza-ingiunzione emessa dall’azienda di trasporti è possibile proporre ricorso dinanzi al Giudice di Pace competente per il territorio in cui è avvenuta l’infrazione.
Questa procedura rappresenta un vero e proprio giudizio. Il ricorso deve essere depositato entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza.
Poiché il ricorso al Giudice di Pace comporta l’obbligo di pagare il contributo unificato per l’iscrizione a ruolo della causa e le spese legali della controparte nel caso di soccombenza, è consigliabile ricorrere al giudice solo in presenza di prove solide o di evidenti violazioni della legge da parte dell’ente accertatore.
Se il ricorso viene accolto, la multa viene annullata; in caso contrario, il ricorrente potrebbe essere condannato a pagare la sanzione originale e le spese processuali.
La valutazione del rapporto tra costi e benefici è dunque un passaggio fondamentale prima di intraprendere questa via.
Cosa succede in caso di mancato pagamento della multa?
Ignorare una sanzione amministrativa non è mai una soluzione vantaggiosa. Se il debito non viene saldato e non viene presentato alcun ricorso, l’azienda avvia le procedure per la riscossione coattiva, cioè per il pignoramento.
Questo può avvenire tramite l’emissione di un’ingiunzione fiscale oppure attraverso l’iscrizione a ruolo del debito, che viene poi affidato a enti come l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Il credito derivante da una multa si prescrive in 5 anni, purché in questo lasso di tempo l’ente creditore non invii ulteriori solleciti o atti interruttivi della prescrizione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Mariano Acquaviva
Source link


