proroga ai servizi e pass provvisorio


Il Viminale salva il documento cartaceo fino al 31 gennaio 2027 per banche, posta e sanità. Arriva anche un pass d’urgenza per evitare il blocco.

Il Ministero dell’Interno concede una tregua vitale ai possessori della vecchia carta di identità in formato cartaceo. Una rigorosa direttiva europea impone il blocco formale di questo vecchio formato a partire dal 3 agosto 2026. Per evitare il caos negli uffici pubblici e privati, il Governo interviene in via d’urgenza con regole transitorie chiare (D.L. n. 108/2026, art. 11). Le nuove disposizioni mantengono in vita il documento di carta per l’accesso ai servizi fondamentali fino al 31 gennaio 2027, per dare tempo e modo ai cittadini di ottenere la nuova Carta di Identità Elettronica (Cie). I sindaci ottengono inoltre un potere inedito per stampare un lasciapassare temporaneo di fronte alle vere emergenze.

Contratti salvi e servizi essenziali garantiti

Il testo originario di derivazione comunitaria fissa uno sbarramento insuperabile al 3 agosto. Con le recenti istruzioni ai Comuni (Circolare Dait n. 58/2026), il Viminale detta le regole di applicazione esatte. Il primo principio di diritto tutela gli accordi già in essere. Se un cittadino utilizza la carta di identità cartacea per firmare un qualsiasi contratto, pubblico o privato, entro la data limite del 3 agosto, quel documento mantiene la propria validità contrattuale fino alla naturale data di scadenza stampata sul retro.

Per prevenire discriminazioni e ostacoli insormontabili ai diritti di rango costituzionale, il Ministero introduce una proroga operativa su larga scala, valida fino al 31 gennaio 2027. Fino a questa scadenza, il cittadino sprovvisto di Cie e in possesso di un documento cartaceo non scaduto mantiene il diritto di utilizzarlo con piena efficacia per una specifica serie di attività:

  • ritiro della corrispondenza, di pacchi e di atti giudiziari;

  • accesso a visite mediche, prestazioni sanitarie ed esenzioni presso le Asl;

  • istruttorie per pratiche previdenziali e assicurative;

  • prelievo o deposito di denaro in banca e presso gli uffici postali.

Le alternative legali alla carta di identità

Durante l’intero periodo di transizione verso il formato digitale, il Viminale ricorda agli uffici della Pubblica Amministrazione e agli operatori privati l’esistenza di numerosi documenti equipollenti. I cittadini sprovvisti di Cie possono dimostrare la propria identità in modo legittimo attraverso altri titoli ufficiali in corso di validità.


La normativa nazionale riconosce validità assoluta al passaporto, alla patente nautica, al libretto di pensione e al porto d’armi. L’elenco dei documenti sostitutivi comprende anche il patentino per la conduzione di impianti termici e le tessere di riconoscimento ministeriali. La legge impone un unico requisito tassativo ai fini della validità: il documento esibito deve presentare una fotografia chiara e il timbro a secco, o una segnatura equivalente, impressi in origine da una amministrazione dello Stato.

Il nuovo documento provvisorio per le urgenze

I ritardi cronici nella consegna della versione elettronica rischiano di paralizzare la vita dei cittadini in situazioni di emergenza. Per disinnescare questo pericolo, fino al 31 gennaio 2027, il legislatore assegna al sindaco il potere di emettere un documento di identità provvisorio. L’ente locale rilascia questo titolo speciale solo di fronte a una urgenza reale, comprovata dal cittadino e del tutto incompatibile con i normali tempi di attesa per la stampa della tesserina plastificata.

Il nuovo lasciapassare d’emergenza ha una vita massima di sei mesi e non ammette alcun tipo di rinnovo. Il Comune lo stampa su un supporto cartaceo dotato di sistemi di sicurezza molto più avanzati rispetto al vecchio e obsoleto modello. Il documento ha il pieno valore di una carta valori e autorizza l’espatrio del cittadino. La legge fissa però un obbligo di restituzione inflessibile: al momento della consegna della Cie definitiva, il pass temporaneo torna in via obbligatoria nelle mani degli impiegati dell’ufficio anagrafe.

Un caso pratico per i viaggiatori dell’ultimo minuto

Per tradurre la direttiva ministeriale nella prassi quotidiana, ipotizziamo la situazione di un cittadino, il signor Marco. Marco ha la vecchia carta di identità di carta in scadenza a metà agosto e ha già comprato un volo per Londra con partenza tra tre giorni. Egli prenota in fretta l’appuntamento in Comune per la Cie, ma l’impiegato gli comunica un ritardo di dieci giorni per la spedizione postale della tessera elettronica.

Marco si presenta all’anagrafe con il biglietto aereo in mano e dimostra l’urgenza imminente. L’operatore acquisisce i dati e, su delega del sindaco, stampa all’istante il documento di identità provvisorio valido per sei mesi. L’impiegato ha però il dovere formale di avvertire Marco di un rischio concreto ai confini: sebbene l’Italia riconosca il certificato d’urgenza come valido per l’espatrio, le autorità di frontiera dei singoli Stati esteri mantengono il potere di respingere i formati cartacei anomali. Marco parte a suo rischio per il Regno Unito, conscio della possibile obiezione alla dogana. Al suo rientro in Italia, Marco si reca in Municipio, ritira la vera Cie elettronica e restituisce il certificato di carta.


Pagamenti digitali e incassi per i Comuni

L’intervento governativo rivoluziona infine l’architettura tecnica per la gestione dei costi a carico del cittadino. Il Ministero dell’Interno ha in cantiere una piattaforma informatica centralizzata, interconnessa in modo diretto con il portale di emissione CIEOnLine e con il circuito PagoPA. Nei prossimi mesi, il cittadino verserà il corrispettivo per la pratica tramite lo smartphone o in tabaccheria in via anticipata, prima ancora di recarsi allo sportello dell’anagrafe.

Il software smisterà gli incassi in tempo reale senza passaggi intermedi. I diritti fissi e le spese di segreteria finiranno in modo automatico nei bilanci del Comune, mentre la quota di competenza andrà diretta alle casse dello Stato. La gestione del processo produttivo passa in via ufficiale nelle mani della società Valoridicarta Spa, su stretto mandato dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il decreto regola anche la redistribuzione di una quota Iva pari a 1,85 euro per ogni singolo documento rilasciato. Il Ministero trattiene 1,15 euro per ammortizzare i propri costi operativi centrali e trasferisce i restanti 0,70 euro alle amministrazioni comunali, a copertura delle spese vive di gestione pratica e distribuzione fisica delle tessere sul territorio.




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 Raffaella Mari

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