Filantropia, Intelligenza Artificiale e salute


LIntelligenza artificiale non sembra aver fatto un ingresso “sfolgorante” nel mondo della sanità. Eppure, dietro questo ingresso si profila un equilibrio delicato.

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Da una parte, è evidente che all’orizzonte si staglia il potenziale dell’IA per migliorare la vita delle persone; dall’altra emerge la necessità inequivocabile che questo potenziale si esprima e si consolidi in modo etico e giusto, senza generare diseguaglianze e con una piena consapevolezza da parte di tutti gli attori coinvolti, sia nelle procedure tecnico-operative sia negli aspetti più propriamente umani. Forse il passo più importante è proprio questo: promuovere dialogo e collaborazione tra esperti, policy maker e società civile per creare un quadro normativo e culturale che sostenga un’innovazione responsabile. Alla base di questo assunto vi è una considerazione più ampia. È fondamentale che l’IA venga utilizzata per creare valore condiviso, non solo per le aziende, le organizzazioni e i contesti applicativi, ma anche per le comunità e per le persone che ne hanno bisogno e che devono essere rese partecipi di questi percorsi.

Per evitare che dialogo e collaborazione tra tecnologia e umanizzazione restino semplici petizioni di principio, è necessario perseguire tre principi essenziali, che non devono mai essere aggirati o elusi ma trasformati in pratiche consapevoli:


• Trasparenza strategica e operativa;

• Partecipazione, coinvolgendo comunità e cittadini nella definizione dei bisogni e delle priorità;

• Valutazione costante, affinché gli impatti dell’IA siano monitorati e misurati in modo indipendente e trasparente.

Solo così potremo assicurarci che l’Intelligenza artificiale venga utilizzata per il bene comune e non esclusivamente per le finalità di una tecnologia sempre più pervasiva ed evolutiva.

Oggi assistiamo a una grande capacità di attrazione di capitali verso l’IA, ma a una scarsa mobilitazione di risorse per progetti filantropici, in particolare nei campi della salute e dell’educazione. Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto, l’IA è un settore relativamente nuovo e in rapidissima evoluzione, e molti investitori sono più propensi a finanziare progetti che promettono ritorni economici immediati. Inoltre, i progetti filantropici richiedono spesso una prospettiva più lunga e paziente, difficilmente conciliabile con le aspettative di rendimento del mercato.


Si parla certamente di social return on investment e di blended value, cioè dell’integrazione tra valore economico e valore sociale. Tuttavia, il collante morale non è ancora emerso come fattore decisivo di una nuova cultura capace di accompagnare questa trasformazione. Esistono, certamente, organizzazioni che si stanno muovendo in questa direzione e studiosi – come il professor Granata e padre Bennati – che sottolineano con chiarezza l’importanza dei principi di umanizzazione, soprattutto nei percorsi della cura. La cura, infatti, non è soltanto pratica terapeutica, ma valorizzazione del prendersi cura della persona in tutte le sue dimensioni: fisiche, psicologiche, relazionali, morali e spirituali. Un patrimonio che rappresenta, a tutti gli effetti, un bene comune.

Ad esempio, il Fondo Filantropico Italiano rappresenta una delle principali realtà di advisory filantropica nel nostro Paese e si propone di finanziare progetti e azioni concrete orientati alla realizzazione del bene comune.

Esistono inoltre programmi e bandi di finanziamento, a livello europeo e nazionale, che sostengono progetti filantropici nei settori della salute e dell’educazione, come Horizon Europe e i Fondi Strutturali e di Investimento Europei.

Vi sono dunque segnali positivi che indicano una crescente attenzione verso la filantropia e l’impatto sociale. Resta però una domanda fondamentale: perché non esistono ancora fondi specificamente dedicati all’agire filantropico attraverso l’Intelligenza artificiale, invece che esclusivamente all’arricchimento di privati e aziende?

Possiamo individuare alcuni ostacoli:


• mancanza di una regolamentazione chiara e univoca sull’uso dell’IA per finalità filantropiche;

• prevalenza degli interessi economici immediati;

• difficoltà nel valutare rischi e impatti di investimenti in un settore in continua evoluzione;

• assenza di modelli di business dedicati, chiari e sostenibili per l’impiego filantropico dell’IA.

Esistono comunque alcune iniziative che cercano di invertire questa tendenza:


• Impact AI, fondo d’investimento focalizzato sull’utilizzo dell’IA per affrontare problemi sociali e ambientali;

• AI for Good, iniziativa delle Nazioni Unite che promuove l’uso dell’Intelligenza artificiale per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Nel campo della salute e, soprattutto, del prendersi cura della persona, questa prospettiva non appare ancora sufficientemente sviluppata.

È proprio questo il centro dell’attività della Fondazione per l’Umanizzazione della Cura, che ho l’onore di presiedere e che persegue alcuni obiettivi fondamentali:

1. Sensibilizzazione


Organizzare eventi, conferenze e workshop per sensibilizzare la comunità sulle possibilità offerte dall’IA nel miglioramento della salute e del benessere.

2. Partnership

Collaborare con università, centri di ricerca e imprese tecnologiche per sviluppare progetti di IA capaci di rispondere ai bisogni sanitari emergenti.

3. Finanziamenti

Ricercare risorse pubbliche e private per sostenere iniziative di IA a finalità filantropica.


4. Sviluppo di progetti

Identificare aree di intervento prioritarie e promuovere progetti che possano generare un impatto significativo sulla salute, intesa non soltanto come benessere fisico ma anche morale, intellettuale e relazionale.

In una prospettiva antropologica più ampia, occorre inoltre riconoscere il valore delle altre specie viventi, che manifestano comportamenti spesso sottovalutati dall’antropocentrismo dominante del passato: sensibilità, empatia e relazionalità terapeutica. Si pensi, ad esempio, alle pratiche di grooming osservabili nei cavalli e in molte altre specie animali.

5. Comunicazione

Utilizzare i canali dell’agire filantropico per promuovere un uso responsabile dell’IA e condividere risultati, esperienze e buone pratiche.


Questi percorsi implicano alcuni obiettivi strategici di lungo periodo:

• creare un hub dell’innovazione, dove ricercatori, sviluppatori e stakeholder possano collaborare allo sviluppo di soluzioni di IA per la salute;

• offrire borse di studio e finanziamenti a giovani ricercatori impegnati in progetti di IA a finalità filantropica;

• collaborare con altre fondazioni per condividere competenze, esperienze e risorse, aumentando così l’impatto delle iniziative.

Forse è un sogno. Ma le sue basi esistono già e appartengono a una cultura filantropica che deve imparare a intrecciarsi non soltanto con le teorie economiche, come è avvenuto finora, ma anche con una tecnologia innovativa il cui impatto e la cui portata sono destinati a diventare sempre più rilevanti.



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