Quando la guerra cambia linguaggio


6 luglio 2026 – ore 14:30 – Premessa – La narrazione ufficiale sulla situazione relativa al conflitto in Ucraina sta lentamente cambiando: non si nasconde più l’avanzata russa e, non certo casualmente, grande spazio viene riservato all’esito dei colloqui intercorsi tra Trump e Putin, mentre Vance suggerisce a Kiev di avviare negoziati. In tale contesto, dopo la Romania, cade anche il governo in Moldavia, evidenziando e confermando le crescenti fibrillazioni esistenti nell’intera Europa dell’Est. Non dimentichiamoci, inoltre, delle turbolenze, non certo secondarie, esistenti tra Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria nei confronti dell’Ucraina, con particolare riferimento all’atteggiamento ultranazionalista da parte della presidenza Zelensky, sempre più in difficoltà. Le note vicende relative al sabotaggio del gasdotto russo-tedesco, per il quale formalmente è stato incriminato dall’Autorità giudiziaria tedesca un ufficiale delle forze speciali ucraine, sebbene abilmente ridimensionate dalla stampa occidentale, infiammano ulteriormente il dibattito politico in Germania, dove AfD ha svolto il suo congresso e il ministro delle Finanze, Lars Klingbeil, del Partito Socialdemocratico (SPD), ha annunciato di includere un elevato livello di debito nella bozza di bilancio per il prossimo anno. Una situazione, dunque, che meriterebbe una profonda e attenta riflessione da parte di noi europei, mentre la Turchia si appresta ad accogliere l’atteso incontro di vertice della NATO.

Un discorso serale di Zelensky decisamente diverso

Il discorso serale di Zelensky del 5 luglio u.s., che vi propongo, appare decisamente diverso dal solito: la retorica nazionalista appare meno incisiva, lasciando il posto alla dura realtà. Le forze ucraine non riescono a fermare gli attacchi missilistici russi e, al fronte, la situazione registra un deciso arretramento. Zelensky chiede disperatamente ulteriori aiuti all’Occidente, lamentandosi anche di Washington circa “un mancato sostegno adeguato”. Il Presidente cerca abilmente di ricorrere al nazionalismo, elogiando le forze combattenti. Tuttavia, appare plasticamente evidente il desiderio ucraino di giungere, in tempi brevi, a una pace reale.

Queste considerazioni sono state ulteriormente esplicitate dai media ucraini il 6 luglio, quando grande spazio è stato lasciato alle amare dichiarazioni del portavoce delle forze aeree ucraine, colonnello Yurii Ihnat, che, commentando l’impossibilità ucraina di intercettare anche uno solo dei 29 missili balistici lanciati dalla Russia durante l’attacco nella notte tra il 5 e il 6 luglio su Kiev, ha testualmente affermato:


“Il tasso di successo di intercettazione è basso, per usare un eufemismo. Per abbattere i missili balistici servono i mezzi necessari. Abbiamo sistemi a sufficienza, ma ciò di cui abbiamo bisogno è una fornitura costante di missili. La Russia sta sfruttando il fatto che l’Ucraina sta affrontando una grave carenza di missili intercettori PAC-2 e PAC-3. Ecco perché la Russia si sta concentrando sempre di più sugli attacchi con missili balistici.”

In tale cornice, merita evidenziare che l’asserita conquista russa della città altamente fortificata di Konstantinovka, nell’oblast di Donetsk, ritenuta fino a pochi mesi or sono da Kiev inespugnabile, parzialmente ammessa anche da importanti siti americani, avvenuta dopo numerose settimane di intensi combattimenti, è stata annunciata dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, la sera del 3 luglio e ribadita da Putin in visita al quartier generale militare russo. Successivamente, Sergei Rudskoj, capo della Direzione operativa principale dello Stato Maggiore russo, ha confermato la conquista della città, specificando che:

“A seguito delle intense operazioni offensive delle unità del Raggruppamento di Forze Yug (Sud) nella direzione Kramatorsk-Druzhkovka, la città di Konstantinovka è stata liberata. Si tratta di un importante centro industriale e logistico, chiave per l’ultima roccaforte del regime di Kiev nel Donbass: l’agglomerato urbano di Kramatorsk-Slavyansk”.

Queste tragiche notizie dal fronte stanno scuotendo fortemente il governo ucraino. Si cerca, come vedremo, di negare l’evidenza; si fa ricorso al nazionalismo e alla propaganda, come, peraltro, già fatto in occasione delle precedenti conquiste russe delle città di Bakhmut, Pokrovsk e Andiivka.

Discorso di Zelensky la sera del 5 luglio 2026


“Cari concittadini ucraini!

Oggi abbiamo continuato a lavorare per garantire le nostre capacità di difesa aerea. Svolgiamo questo lavoro ogni singolo giorno. Assolutamente. Senza sosta. Non è affatto facile. Dobbiamo cercare missili per la difesa aerea, sistemi aggiuntivi, soprattutto contro i missili balistici. Solo negli ultimi giorni siamo già stati in contatto con i nostri partner: Paesi Bassi, Germania, Svezia, Francia e Stati Uniti. Questa settimana ho anche assegnato compiti specifici al Ministero degli Affari Esteri ucraino, al Ministero della Difesa e al Segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale. Mi aspetto dei risultati. In questo momento, tutti i funzionari devono concentrarsi non su questioni astratte, ma su questioni molto concrete: la difesa aerea dell’Ucraina, i finanziamenti per l’Ucraina e i mezzi e le soluzioni necessari per il fronte e per la resilienza del nostro Stato.

Anche le prossime settimane saranno importanti sotto questo aspetto: ci stiamo preparando per incontri e negoziati, nonché per le visite in Ucraina dei nostri partner. La fornitura di missili Patriot è una priorità e, naturalmente, comprendiamo che la volontà politica degli Stati Uniti sarebbe certamente sufficiente a colmare la carenza di Patriot, ma finora non abbiamo ricevuto un sostegno adeguato.

Continueremo a esercitare la nostra influenza attraverso tutti i canali. Ringrazio tutti coloro che ci stanno aiutando. Sono grato anche a tutti i partner che ci affiancano nel processo diplomatico e che si stanno impegnando per spingere la Russia a raggiungere finalmente un accordo. Dobbiamo porre fine a questa guerra con dignità, con una pace reale.”

In questo momento, stiamo ottenendo risultati concreti dalle nostre sanzioni a lungo termine contro la Russia, così come da quelle a medio termine, giorno dopo giorno. È importante che la nostra popolazione in Crimea e in altre parti del territorio ucraino occupato comprenda che l’obiettivo dell’Ucraina è solo quello di rendere la continuazione dell’occupazione il più insopportabile possibile per l’occupante. E ci stiamo riuscendo. Vorrei anche sottolineare le nostre operazioni contro l’industria petrolifera russa. Sono ben lungi dall’essere stabilizzate, sebbene ora cerchino di affermare il contrario. Questa guerra deve finire, e solo così si può fare un passo verso la normalità. Oggi voglio ringraziare tutti i nostri combattenti, tutti coloro che lottano per l’Ucraina, specialmente in zone difficili come le regioni di Donetsk, Zaporizhzhia e Kharkiv. Continuano anche i combattimenti per Kostiantynivka, che Putin ha già rivendicato per sé, ma è chiaro che non rischierà mai di presentarsi lì. Perché, in realtà, tutto ciò che possiede veramente sono Mosca, San Pietroburgo e le sue residenze. Questo è il più grande cinismo di questa guerra: una persona che si affida solo alla sua cerchia ristretta, a Mosca e alle sue residenze preferite, sta bruciando tutto ciò che può raggiungere e uccidendo persino i propri cittadini, almeno 30.000 al mese, semplicemente per poter continuare a rimandare la decisione sulla pace. Anche a giugno si sono registrate quasi 30.000 perdite accertate tra gli occupanti russi al fronte, tra morti e feriti gravi. Il Centro per le Operazioni Speciali “Alpha” del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina è al primo posto tra i nostri difensori per numero di obiettivi raggiunti con successo. Grazie, guerrieri! Forniremo maggiori risorse a tutte le nostre unità, dagli attacchi in profondità a quelli focalizzati sugli attacchi a medio raggio e sulla difesa della prima linea. Attualmente ci stiamo preparando per un confronto serio con i nostri partner in merito a nuove forme di sanzioni contro la Russia e a misure che possano limitarne le entrate e la capacità di condurre una guerra. L’Ucraina è consapevole di questa prospettiva e di ciò che si può fare. Dobbiamo esercitare pressione sulla Russia per raggiungere la pace. L’Ucraina ha già presentato tutte le proposte, tutte le opzioni diplomatiche, e ci aspettiamo che, nei prossimi mesi, le condizioni per una pace dignitosa si avvicinino, sia con la forza sia con la diplomazia. Ringrazio tutti coloro che stanno contribuendo! E, a parte questo, ancora una volta, congratulazioni alla Marina ucraina in occasione della giornata professionale di oggi, la Giornata della Marina ucraina! Grazie, ragazzi, per aver difeso l’Ucraina.


E un’ultima cosa. L’intelligence indica ancora una volta che i russi si stanno preparando per un nuovo attacco massiccio. È tipico di Putin: subito dopo il Giorno dell’Indipendenza americana e prima del vertice NATO di Ankara. La Russia vuole portare altro male e uccidere persone. Vi prego di stare al sicuro e di prestare attenzione a qualsiasi allarme aereo. A parte questo, ai partner: qualsiasi ritardo nella fornitura di missili per la nostra difesa aerea – missili per i Patriot – significa perdita di vite umane e incoraggia la Russia a continuare la guerra. Il mondo ha la quantità e la qualità necessarie di sistemi di difesa aerea. Ciò che serve sono le vostre decisioni per garantire una reale protezione delle vite in Ucraina. Soprattutto, queste sono decisioni che spettano agli Stati Uniti, decisioni che spettano ai Paesi più forti in Europa e nel mondo. Vi prego di essere proattivi nelle vostre decisioni e di proteggere le vite umane. I missili per i Patriot non devono essere immagazzinati nei depositi, ma consegnati alle unità Patriot in Ucraina. Ringrazio tutti coloro che stanno fornendo un aiuto concreto.

Gloria all’Ucraina!”

https://www.president.gov.ua/en/news/rozrahovuyemo-sho-protyagom-cih-misyaciv-poperedu-umovi-dlya-105269ù

https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/07/06/8042564/

https://kyivindependent.com/russian-attack-july-6/


https://www.viory.video/en/events/ls176a-04072026/refeed-first-deputy-chief-of-russia-s-general-staff-sergei-rudskoy-holds-briefing-on-special-military-operation

https://www.ansa.it/amp/sito/photogallery/primopiano/2026/07/04/russia-incontro-stampa-sullandamento-della-guerra-in-ucraina_c3bd24b1-c048-4315-ba75-a77e482aecce.html

http://en.kremlin.ru/events/president/news/80222

https://www.huffingtonpost.it/esteri/2026/07/03/news/dopo_la_romania_anche_la_moldavia_senza_governo_si_dimette_il_premier_filoeuropeo_munteanu-22279147/

https://www.agenzianova.com/news/la-russia-annuncia-la-conquista-della-citta-di-konstantinovka-zelensky-altra-menzogna-di-mosca/


Colloqui intensi tra Trump e Putin

Il Cremlino ha voluto rendere noto l’avvenuto colloquio, decisamente lungo (85 minuti), intercorso tra Putin e Trump il 4 luglio u.s. Desidero proporvi questa versione del colloquio tra i due leader, perché non trova spazio nei notiziari e ci appare utile per comprendere un diverso punto di vista, nel solco della “missione” di dare voce a tutti.

In particolare, il consigliere presidenziale Yury Ushakov, diplomatico di carriera, ha riferito che:

“Come sapete, oggi, 4 luglio, gli Stati Uniti celebrano la loro festa nazionale, il 250° anniversario dell’Indipendenza. Il giorno prima, il presidente russo Vladimir Putin ha inviato un messaggio di auguri al presidente statunitense Donald Trump, esprimendo la sua fiducia nel fatto che lo sviluppo di relazioni costruttive, eque e reciprocamente vantaggiose serva non solo agli interessi delle nostre nazioni, ma anche a quelli dell’intera comunità internazionale.

Come forse ricorderete, in occasione della Giornata della Russia, il 12 giugno, il Presidente degli Stati Uniti ha inviato un messaggio di calorosi saluti a Vladimir Putin. In quel messaggio, Donald Trump ha reso omaggio, e cito testualmente, alla “ricca storia e cultura” del nostro Paese e ha elogiato la resilienza del popolo russo.


Naturalmente, la conversazione odierna tra i due capi di Stato è iniziata con il presidente Putin che si è congratulato con Donald Trump e con il popolo americano per questa importante festività, ricordando il contributo della Russia allo sviluppo degli Stati Uniti. In questo contesto, i presidenti hanno sottolineato l’importanza di custodire il patrimonio storico che le nostre nazioni condividono. È stato evidenziato che i nostri Paesi non dimenticheranno mai la loro alleanza durante la Seconda Guerra Mondiale. Oggi, negli Stati Uniti, si celebra in grande stile il Giorno dell’Indipendenza. Come sa fare Donald Trump, e come ha anche accennato il nostro Presidente, i festeggiamenti si stanno svolgendo in grande stile e su vasta scala.

La loro conversazione, la quarta di quest’anno, non è stata solo formale, ma anche professionale e costruttiva. I leader hanno discusso francamente delle questioni attuali all’ordine del giorno bilaterale e internazionale. Per inciso, la conversazione è durata quasi un’ora e mezza o, più precisamente, 85 minuti.

Naturalmente, i presidenti hanno anche discusso di una soluzione al conflitto ucraino, anche alla luce della partecipazione di Donald Trump al prossimo vertice NATO in Turchia, il 7 e l’8 luglio.

Il Presidente degli Stati Uniti ha ribadito la sua disponibilità a facilitare una rapida cessazione delle ostilità e la ricerca di soluzioni pacifiche alla crisi. I suoi inviati speciali, Steve Witkoff e Jared Kushner, proseguiranno i loro sforzi di mediazione e sono pronti a recarsi a Mosca non appena possibile. Il Presidente russo ha ribadito il nostro impegno per una soluzione politica e diplomatica del conflitto, tenendo debitamente conto dei noti approcci di principio della Russia.

Tuttavia, Kiev e i suoi sostenitori occidentali contano sul prolungamento e persino sull’intensificazione del conflitto, terrorizzando la popolazione civile. Inoltre, la “parte bellicista” europea si basa su una percezione errata della situazione generale e degli sviluppi sul fronte. Il nostro Presidente ha descritto la reale situazione sul campo di battaglia, dove le Forze Armate russe avanzano con sicurezza, liberando un insediamento dopo l’altro.


L’assunzione del controllo di Konstantinovka, uno degli insediamenti fortificati chiave delle Forze Armate ucraine, rappresenta una tappa fondamentale nella liberazione della Repubblica Popolare di Donetsk. Per quanto il regime di Kiev si aggrappi alle restanti aree fortificate, il nostro esercito le conquisterà senza dubbio. Riguardo alla situazione relativa all’Iran, Vladimir Putin ha espresso la speranza che il processo negoziale, basato sul memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, contribuisca a trovare soluzioni a lungo termine reciprocamente accettabili per gli aspetti chiave della risoluzione. Abbiamo confermato la nostra disponibilità a fornire assistenza concreta per gli sforzi di de-escalation e stabilizzazione nella regione. Da parte sua, Donald Trump ha ringraziato la parte russa per la nostra posizione equilibrata e le proposte costruttive.

Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, i presidenti hanno sottolineato l’importanza di proseguire i contatti, anche su questioni militari, politiche e, certamente, economiche. Esiste un enorme potenziale di cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri Paesi. Donald Trump ha sottolineato che, affinché queste prospettive si concretizzino, è necessario porre fine al conflitto in Ucraina il prima possibile. Durante la conversazione è stato sottolineato come l’imminente lancio di un equipaggio russo-statunitense dal Centro spaziale di Baikonur verso la Stazione Spaziale Internazionale sia simbolico. Questo progetto congiunto rappresenta un esempio concreto dell’interesse delle due potenze a una stretta cooperazione in diversi settori.

Naturalmente, lo stesso vale per la cultura che unisce le nostre nazioni affini. A proposito, Donald Trump ha detto di ammirare personalmente l’Ermitage di San Pietroburgo.

I presidenti hanno parlato anche di calcio. Ricordando l’esperienza della Russia nel 2018, Vladimir Putin ha augurato agli Stati Uniti successo ai Mondiali FIFA. I due leader hanno concordato di rimanere in contatto e di avere presto un’altra conversazione telefonica. Il presidente russo ha ricordato a Donald Trump che ha un invito permanente a visitare la Russia.”

http://en.kremlin.ru/events/president/news/80225


Colloquio tra Zelensky e Trump

Anche in questo caso diamo spazio alla versione ucraina del colloquio intercorso, sempre il 4 luglio, tra Zelensky e Trump.

Malgrado il presidente ucraino non abbia ritenuto opportuno rilasciare, al momento, un commento ufficiale sull’incontro nei siti istituzionali, l’Agenzia di stampa nazionale Ukrinform ha riferito che: “Volodymyr Zelensky ha parlato al telefono con Donald Trump e si è congratulato con lui e con tutti gli americani per il Giorno dell’Indipendenza”.

Inoltre, il presidente dell’Ucraina, su Telegram, ha dichiarato che: “Siamo grati agli Stati Uniti per tutto l’aiuto fornito, dai missili Javelin e Patriot al sostegno politico, e apprezziamo enormemente che l’America sia al nostro fianco nella difesa della nostra indipendenza. Sono grato a tutti gli americani che hanno a cuore il futuro dell’Ucraina, dell’Europa e di tutte le persone nel mondo per le quali la libertà è importante”.

I leader dei due Paesi, ha concluso Ukrinform, hanno discusso della situazione attuale sul fronte e in ambito diplomatico. Secondo Zelensky, esiste una concreta possibilità di porre fine a questa guerra e la determinazione dell’America sarà cruciale. I presidenti hanno concordato di proseguire il dialogo di persona durante il vertice NATO di Ankara.”


https://www.ukrinform.net/rubric-polytics/4140867-zelensky-congratulates-trump-on-us-independence-day-during-phone-call.html

Conclusione

Vi lascio con un esemplare proverbio della mia amata Africa:

“La termite rode la radice, la gallina ingoia la termite, l’uomo mangia la gallina, la belva mangia l’uomo, la Terra, paziente, aspetta.”


Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani




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