Il Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore è, come ogni anno, lo specchio in cui si riflettono i sindaci italiani. Non i programmi, non le dichiarazioni, non i bilanci: il consenso secco, misurato su una domanda sola — la disponibilità dei cittadini a rieleggere il proprio primo cittadino. Se n’è occupata Noto Sondaggi, esaminando 92 capoluoghi di provincia, 600 intervistati per Comune.
Quest’anno lo specchio consegna un’immagine particolare. Antonio Noto, curatore della ricerca, apre la sua analisi con un’osservazione che vale come chiave di lettura dell’intera classifica: l’appeal dei sindaci si misura sempre meno sui risultati e sempre più sulle paure dei cittadini. L’anno scorso il 58,7% dei sindaci registrava un consenso inferiore rispetto al giorno dell’elezione. Quest’anno quella quota sale al 66,3%: due primi cittadini su tre perdono consenso nel corso del mandato. Non è un’oscillazione statistica. È il sintomo di un cambiamento profondo nel rapporto tra amministratori e amministrati. I cittadini riversano sui loro sindaci le paure e le angosce per temi che non sono competenza né dei sindaci né dei Comuni.
La classifica e il dato di Frosinone
La top five 2026 è geograficamente e politicamente variegata. Sara Funaro a Firenze guida con il 66%, prima donna in testa alla classifica. Marco Fioravanti ad Ascoli Piceno al 65%, conferma dei vertici dopo la vittoria 2025. Gaetano Manfredi a Napoli al 64%, terzo per il secondo anno consecutivo. Massimo Zedda a Cagliari al 63%, otto punti in più rispetto al 2025. Federico Basile a Messina è il caso dell’anno: dal 50% al 62%, dodici punti e 68 posizioni guadagnate in dodici mesi.
Il dato generale dice che la soglia del 50% resta alla portata della grande maggioranza dei sindaci: 74 su 92. Ma c’è un raffreddamento diffuso rispetto al 2025, un clima più esigente e meno indulgente. E il motivo è quello spiegato da Noto.
Riccardo Mastrangeli, sindaco di Frosinone, è tra i 18 che quella soglia non raggiungono, seppure per un punto e mezzo: 48,5%, settantottesimo posto su novantadue.
Il confronto con il 2025
Il dato colpisce soprattutto per la velocità del cambiamento. Un anno fa Mastrangeli era al 28° posto con il 56%: nella fascia alta della classifica nazionale, con una variazione positiva di 0,7 punti rispetto al dato elettorale del 2022. Era un risultato che sembrava premiare una scelta precisa: puntare sull’amministrazione nei mesi in cui la politica della coalizione dava segni di fibrillazione. Nove consiglieri eletti nel centrodestra avevano di fatto preso le distanze dalla maggioranza ma il sindaco aveva tenuto la barra sull’attività concreta.
In un anno il quadro si è rovesciato: dal 56% al 48,5%, meno 7,5 punti rispetto al 2025 e meno 6,8 rispetto al dato elettorale. Una discesa che il Governance Poll non spiega in maniera individuale (non è compito suo): ma che fotografa con precisione, rimandando tutti a quella nota esplicativa che Antonio Noto mette accanto ai numeri. È cambiato il modo in cui i cittadini vedono i sindaci: sono loro il pezzo dello Stato più vicino agli occhi degli amministrati ed è a loro che attribuiscono ogni responsabilità sulle cose che nello Stato ritengono che non funzionino.
Quando la politica appare come un gioco di equilibri
La chiave di lettura che emerge dall’incrocio tra il dato demoscopico e la situazione politica frusinate è quella che Noto indica come tendenza nazionale: quando la politica locale appare esclusivamente come un sistema di antipatie, di pesi e contrappesi, di maggioranze numeriche senza coesione, il consenso smette di seguire i numeri del bilancio e misura qualcosa di più impalpabile: la fiducia complessiva nel «sistema Comune».
Mastrangeli può rivendicare conti in ordine, oltre 23 milioni di investimenti, opere pubbliche e una politica ambientale e per la mobilità riconoscibile. Ma la sua maggioranza numericamente tale, non politicamente tale, con l’incapacità di trovare 17 voti per eleggere il presidente del Consiglio Comunale, è una fragilità che il sondaggio registra, anche senza nominarla.
La risposta del sindaco
Mastrangeli ha letto la classifica e ha risposto. Senza allarme, senza smentite. Con il tono di chi ha una tesi e la sostiene. «Ogni rilevazione sul gradimento dei cittadini merita attenzione e rispetto. Sarebbe un errore ignorarla, così come lo sarebbe fermarsi al dato di una classifica. Il risultato va interpretato anche alla luce di una fase particolarmente intensa dell’attività amministrativa, con numerosi cantieri aperti e interventi strategici in corso di realizzazione. Il cambiamento richiede coraggio. Noi abbiamo scelto di guardare al futuro di Frosinone».
È la tesi del sindaco-trasformatore: «In questi quattro anni abbiamo fatto una scelta chiara: non limitarci ad amministrare l’esistente, ma avviare un processo profondo di trasformazione della città. Siamo consapevoli che ogni trasformazione comporta sacrifici e disagi temporanei». E ancora: «Amministrare significa assumersi la responsabilità di scegliere ciò che è giusto per il futuro, anche quando non è la strada più semplice o più comoda nell’immediato».
La chiusa è un rinvio al giudizio finale: «Sono convinto che, al termine del mandato, saranno i risultati concreti a parlare. Il giudizio che conta davvero sarà quello dei cittadini a fine mandato, quando potranno valutare pienamente gli effetti di questo percorso di cambiamento».
Il cortocircuito che il sondaggio non risolve
La tesi di Mastrangeli ha una sua coerenza interna. I cantieri aperti creano disagi. Le trasformazioni urbane richiedono tempo. I cittadini che subiscono i lavori tendono a valutare negativamente il presente senza ancora vedere i benefici futuri. È una dinamica reale, documentata, che spiega almeno una parte del calo.
Ma c’è un punto in cui la spiegazione amministrativa non arriva. Il Governance Poll non misura solo chi è scontento dei cantieri: misura chi non rielieggerebbe il sindaco. È una domanda diversa, più profonda. E il fatto che quella percentuale sia salita del 7,5% in un anno — mentre i cantieri erano già aperti anche nel 2025 — suggerisce che la variabile dei lavori in corso non sia l’unica in gioco.
Noto lo dice in modo diretto nella sua analisi: l’appeal dei sindaci si misura sempre più sulle paure dei cittadini. Le paure non si placano con i numeri del bilancio. Si placano con la percezione di essere governati da qualcuno che sa dove sta andando e che riesce a farlo capire. Sotto questo aspetto, la non maggioranza con cui il sindaco di Frosinone è stato costretto a governare ha inciso in modo determinante sul risultato. È su questo terreno, probabilmente più che sui cantieri, che si giocherà il giudizio definitivo su questa amministrazione. E sulla capacità di disfarsi la prossima volta, di chi in questo mandato, ha rappresentato un ostacolo più che l’aiuto per il quale i cittadini lo avevano eletto.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Roberta Di Domenico
Source link


