Il tema incandescente del Pat fa scendere in campo i pesi massimi. A Ceccano dal primo luglio la Asl ha chiuso il Presidio Ambulatoriale Territoriale: era l’ultima presenza della Sanità pubblica in una città che fino a trent’anni fa aveva sul suo territorio due ospedali. E ieri il sindaco aveva minacciato le barricate, accusando la Regione di non avere mantenuto la parola: il Pat non doveva chiudere ma essere ricollocato nel nuovo Ospedale di Comunità. A dargli quella garanzia era stata la presidente della Commissione regionale Sanità Alessia Savo. Che ora interviene con l’artiglieria pesante: “Il sindaco Querqui sapeva già delle soluzioni che avremmo adottato su Ceccano. Quelle che ha messo in atto nelle ore scorse sono proteste strumentali per allarmare i cittadini”. (leggi qui: Ceccano difende il PAT. Querqui pronto alle barricate contro la Regione).
Un attacco che si salda con la guerriglia politica dell’ex vicesindaco Federica Aceto, tornata a colpire sui social: “Solo fumo per i voti”.
La chiusura del Presidio Ambulatoriale Territoriale (Pat) di Ceccano ha innescato una manovra a tenaglia contro l’Amministrazione Querqui. Un attacco condotto su due fronti: quello istituzionale e inappellabile della Regione Lazio, e quello politico, freddo e calcolato, dell’opposizione interna.
L’artiglieria istituzionale: la nota di Savo
A cambiare radicalmente il peso specifico del dibattito, in queste ore, è arrivato l’intervento di Alessia Savo, Presidente della Commissione regionale Sanità e Politiche Sociali. Un ruolo di primissimo piano alla Pisana, che le consente di parlare con i crismi dell’ufficialità e con le carte in mano. Il suo comunicato non fa prigionieri, smontando pezzo per pezzo la narrazione della Giunta comunale e riducendo le proteste di piazza a mera propaganda.
«In queste ore si è generata un’esacerbazione che rischia di distogliere l’attenzione dal tema centrale: garantire ai cittadini di Ceccano servizi sanitari adeguati», esordisce la Savo. Il richiamo è al garbo istituzionale: «È fondamentale che ogni amministrazione lavori in sinergia con le istituzioni sovraordinate, perché solo attraverso la collaborazione si costruiscono risposte concrete».
Ma è sulla ricostruzione dei fatti che la Presidente della Commissione Sanità sgancia la bomba politica. Prima rinfresca la memoria sulle responsabilità del centrosinistra: «La scelta della Giunta Zingaretti del 2022, che aveva escluso la Casa della Salute di Ceccano dalla rete delle Case di Comunità prevedendo la soppressione dei servizi ambulatoriali, avrebbe indebolito l’assistenza territoriale. Il governo regionale del presidente Rocca ha invece deciso di correggerla, restituendo al territorio una prospettiva di sviluppo».
Il colpo di grazia
Poi, il colpo di grazia alla protesta dell’Amministrazione comunale. La Savo rivela che il Comune era già perfettamente a conoscenza delle mosse regionali: «Il nostro governo sta lavorando, senza annunci né proclami, in pieno accordo con il Direttore generale della ASL, affinché venga assicurato un servizio sostitutivo del Pat. Di tutto questo è stato informato il Sindaco, sia dalla sottoscritta che dal Direttore Generale della Asl già da diverso tempo, come lo stesso Querqui ha dichiarato alla stampa».
La conclusione della Savo è una stroncatura totale della “linea del Piave” di Querqui: «Troviamo assolutamente strumentali le recenti azioni poste in essere che, viene da pensare, abbiano solo la finalità di allarmare la popolazione e non di costruire percorsi in grado di tutelarne la salute».
Il ritorno in campo di Federica Aceto
Se Alessia Savo ha calato l’asso istituzionale, ad apparecchiare la tavola sul fronte politico cittadino ci aveva pensato poco prima l’ex vicesindaco Federica Aceto. Dopo un lungo inabissamento strategico fatto di silenzi misurati e di un’opposizione felpata, la Aceto ha fiutato il momento perfetto per riprendersi la scena, facendosi paladina della battaglia e riposizionandosi come baricentro forte della politica cittadina.
Dal suo profilo Facebook, l’ex numero due della Giunta Caligiore ha usato la clava contro l’esecutivo, accusandolo di preferire «comunicati e teatralità» alla vera ricerca di soluzioni. E ricordando, proprio come la Savo, che le scelte di tagliare i servizi nacquero nel 2022 dai “guru politici” dell’attuale centrosinistra.
L’Aceto non ha fatto sconti sul metodo del sit-in: «Non è gettando fumo e suonando tamburi che si salvaguarda la salute, lo si fa lavorando a testa bassa». Poi, la stoccata feroce al primo cittadino: «Posso comprendere che il bisogno di “voti” ed il tentativo di consolidamento di elettorato faccia strumentalizzare il valore più prezioso, la salute… ma ciò non dovrebbe riguardare chi ricopre ruoli istituzionali come quello di Sindaco, soprattutto se farmacista».
Narrazione ribaltata
A blindare ulteriormente l’offensiva contro la narrazione del Comune era intervenuto anche il consigliere regionale Daniele Maura, che sui social aveva spiegato come non ci sia all’orizzonte alcuna chiusura, bensì un potenziamento: i servizi dei Pat confluiranno nelle Case di Comunità, estendendo l’assistenza per i bisogni non urgenti a 7 giorni su 7.
Il quadro, ora, è completo e ribaltato. Da una parte l’Amministrazione Querqui che chiama la piazza alle barricate; dall’altra la Regione e l’opposizione che la smascherano, accusandola di fare rumore su un problema per il quale conosceva già le soluzioni in via di definizione.
Insomma, botta e risposta di questa portata non passano certo inosservati. Sono comunicati durissimi che sanciscono, di fatto, l’inizio di una lunga e spietata battaglia politica. Perché, inutile girarci intorno, la sanità non è al centro del dibattito solo per il suo peso istituzionale, ma perché è la carne viva della quotidianità.
È l’unico vero fronte su cui la gente, volente o nolente, è costretta a fare i conti di persona. Ed è esattamente lì, davanti alla porta di un ambulatorio chiuso o in attesa di un servizio, che i cittadini capiscono per davvero come stanno le cose.
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