Il diritto alle cure riabilitative dei bambini con disabilità: “Un’emergenza sociale ed economica che richiede un intervento immediato”


La tutela della salute rappresenta uno dei principi fondamentali della Costituzione italiana. L’articolo 32 sancisce infatti che la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Quando questo diritto riguarda bambini con disabilità, esso assume un valore ancora più rilevante, poiché dalle cure precoci dipendono lo sviluppo cognitivo, motorio, relazionale e l’autonomia futura della persona. Tuttavia, migliaia di famiglie italiane, e in particolare sarde, vivono una realtà profondamente diversa. 

Le lunghe liste d’attesa delle Aziende Sanitarie Locali e la carenza di servizi riabilitativi costringono molti genitori a rivolgersi a strutture private, sostenendo spese spesso insostenibili che possono raggiungere centinaia o migliaia di euro ogni mese.


A portare all’attenzione dell’opinione pubblica questa realtà è Maria Bazzoni, insegnante di sostegno sarda, che evidenzia le difficoltà vissute dalle famiglie dei bambini con disabilità.

La sua testimonianza richiama l’attenzione su un problema che riguarda non solo la scuola, ma l’intero sistema di tutela dei diritti dell’infanzia e delle persone con disabilità. Il suo lavoro contribuisce a dare voce a molte famiglie che troppo spesso affrontano in silenzio il peso economico e psicologico delle cure riabilitative.

La docente spiega che questa situazione determina una grave disparità sociale: il diritto alla salute finisce per dipendere dalle possibilità economiche della famiglia, in evidente contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza e universalità del Servizio Sanitario Nazionale.

Il quadro giuridico

La collega spiega che la normativa italiana e la consolidata giurisprudenza hanno chiarito un principio fondamentale: quando il Servizio Sanitario Nazionale non è in grado di garantire entro tempi compatibili le prestazioni riabilitative necessarie, l’Azienda Sanitaria ha l’obbligo di assicurare comunque il trattamento.

In numerose pronunce, i giudici hanno affermato che, qualora l’ASL non possa erogare direttamente le terapie né attraverso strutture convenzionate entro tempi clinicamente adeguati, il cittadino può ricorrere a strutture private e ottenere il rimborso delle spese sostenute, purché le cure siano state prescritte come necessarie.


Questo orientamento trova fondamento: nella Costituzione italiana, nella normativa sul Servizio Sanitario Nazionale, nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, nei principi consolidati della Corte Costituzionale e della giurisprudenza amministrativa e civile, secondo cui il diritto alla salute prevale sulle esigenze organizzative della pubblica amministrazione.

La situazione delle famiglie

La docente racconta che ogni settimana migliaia di genitori affrontano una scelta drammatica: attendere mesi, perdendo un periodo fondamentale per lo sviluppo del bambino, oppure pagare privatamente fisioterapia, logopedia, neuropsicomotricità, terapia occupazionale, psicoterapia e altri interventi indispensabili.

Molte famiglie arrivano a sacrificare il proprio lavoro, a utilizzare i risparmi di una vita o ad indebitarsi pur di garantire continuità terapeutica ai propri figli. Questa per la docente non può essere considerata una libera scelta, bensì una conseguenza diretta dell’insufficienza del sistema pubblico.

La situazione in Sardegna

La Sardegna presenta ulteriori criticità dovute alla sua conformazione geografica, alla dispersione territoriale e alla cronica carenza di personale specializzato.

In molte aree dell’isola le liste d’attesa risultano incompatibili con le esigenze riabilitative dei minori, mentre numerosi centri convenzionati non riescono a soddisfare il fabbisogno. Di conseguenza, il peso economico grava quasi esclusivamente sulle famiglie.


Per Maria Buzzone, quindi, è necessario che la Regione Sardegna assuma un ruolo di primo piano attraverso:

  • il potenziamento dei servizi territoriali;



  • l’incremento del personale riabilitativo;



  • il finanziamento delle strutture convenzionate;




  • procedure rapide per il rimborso delle cure private quando il servizio pubblico non sia disponibile nei tempi prescritti;



  • un monitoraggio costante delle liste d’attesa.

Un appello alle istituzioni

Le istituzioni regionali e nazionali sono chiamate ad affrontare questa emergenza con interventi concreti. Per la docente occorre:

  • garantire tempi massimi di accesso alle terapie riabilitative pediatriche;



  • prevedere fondi dedicati ai minori con disabilità;




  • assicurare il rimborso automatico delle prestazioni private quando il SSN non sia in grado di erogarle tempestivamente;



  • uniformare l’applicazione della normativa su tutto il territorio nazionale;



  • rafforzare il sistema dei controlli affinché nessun bambino perda il diritto alle cure a causa delle inefficienze organizzative.

Un Paese che riconosce il diritto alla salute non può consentire che l’accesso alle terapie dipenda dalla disponibilità economica dei genitori. Ogni ritardo nella riabilitazione rappresenta una perdita di opportunità per il bambino, con conseguenze che possono incidere sull’intero percorso di vita.

Maria Buzzone rivolge pertanto un appello alla Regione Sardegna, al Governo della Repubblica, al Parlamento e a tutte le istituzioni competenti affinché vengano adottate misure urgenti per garantire a ogni bambino con disabilità il pieno accesso alle cure riabilitative, senza discriminazioni economiche o territoriali.

Investire oggi nella riabilitazione significa tutelare i diritti dell’infanzia, sostenere le famiglie e costruire una società più equa, inclusiva e rispettosa dei principi costituzionali.



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 Daniela Rinaldi

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