Calabria, assalto alla Cittadella. Ma Occhiuto lo sa quanti “gufi” ci sono tra gli indagati del suo (ex) cerchio magico?



Mercoledì 23 luglio 2025 è stato il giorno in cui Roberto Occhiuto si è presentato in procura a Catanzaro per essere interrogato dopo aver ricevuto il 6 giugno un avviso di proroga indagini con l’ipotesi di reato di corruzione. Dal 6 giugno in poi l’inchiesta della procura catanzarese è proseguita con una massiccia opera di perquisizioni e acquisizioni di documenti e computer che ha interessato i Dipartimenti Salute ed Economia della Regione Calabria e persino lo stesso Ufficio di Presidenza di Occhiuto. Per non parlare del filone sulla depurazione, che coinvolge altri due suoi fedelissimi ovvero Tonino Daffinà e la sua segretaria Veronica Rigoni. A novembre 2025, poi, Occhiuto ha ricevuto un avviso di proroga delle indagini di 6 mesi, che è stato rinnovato a fine maggio e che – presumibilmente – arriverà fino al prossimo mese di novembre. 

Ora, il cuore del problema è che in atto un movimento giudiziario largamente anticipato dagli eventi e che arriva con grave ritardo e per di più pilotato dall’ormai fatidico fuoco amico dello stesso centrodestra. Visto e considerato che tutto si può dire al procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio tranne che sia una “toga rossa”. A cosa è servito ad Occhiuto andare a rendere interrogatorio dopo la successiva attività di indagine e sapendo anche che era stata già disposta una proroga almeno fino a novembre 2025 (allungata poi di un altro anno per l’unificazione di due filoni)? Forse voleva sapere quanti sono i traditori che l’hanno abbandonato al suo destino? E siamo al secondo tasto dolente della storia. Che è sfociato, appena otto giorni dopo, nella clamorosa mossa delle dimissioni.

Uno dei traditori è stato già individuato ed è Ernesto Ferraro, già scaricato nel corso della conferenza stampa alla Cittadella nella quale aveva anticipato che non gli avrebbe rinnovato la nomina alle Ferrovie della Calabria (tanto lui si era già autonominato direttore generale d’esercizio a tempo indeterminato, capirai che dispetto…). Ferraro è stato il gancio perfetto per i soggetti del fuoco amico per spedire Occhiuto nel tritacarne mediatico facendo uscire i particolari dell’inchiesta sul “triangolo” di interessi con Posteraro e Occhiuto. Lo ha fatto attraverso lo studio legale del viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto (che non è stato per niente attento a… mimetizzarsi), mica con uno qualunque e gli effetti sono stati subito pesantissimi per Robertino.

Ma i guai non finiscono qui, perché oltre a Ferraro, ormai anche le pietre sanno che pure Paolo Posteraro ha imboccato la stessa strada – con tanto di imbarazzanti intercettazioni –. La cartina di tornasole dell’ormai sicuro tradimento di Posteraro la si ricava anche agevolmente dalla “linea” del giornale del quale è editore un suo parente acquisito, che continua ad alimentare il fuoco di fila contro Occhiuto, pur se “salva” qualche professorino che si è rivolto a “fratelli” di famiglia per limitare i danni. Il vento è cambiato e Posteraro in questo senso è fondamentale per ricostruire le dinamiche del cerchio magico occhiutiano. E che dire di quel fenomeno dell’ormai ex dirigente generale del Dipartimento Salute Tommaso Calabrò? L’agronomo, nominato peraltro ad interim, viene definito pavido per usare un eufemismo e non c’è dubbio che ci troviamo davanti ad un altro potenziale “nemico” sulla strada da percorrere per il “povero” Occhiuto sotto assedio. E anche se è stato “promosso” a segretario generale, nulla può “tranquillizzare” sul suo silenzio: è una vecchia regola dei “tradimenti”, lo sanno tutti, specie quelli che poi vengono accusati dalle gole profonde, pardon dai “gufi”.

Qualcuno scrive che il fuoco amico contro Occhiuto è generato dall’invidia nei suoi confronti. Robertino non è uno statista e men che meno un grande comunicatore, diciamo pure che è un bluff, un replicante indegno della vecchia e dignitosa politica che in vita sua non ha mai lavorato seriamente un solo giorno: in estrema sintesi, un parassita sociale che ha succhiato per decenni e continua imperterrito a succhiare dalle mammelle pubbliche e a 57 anni non ha né arte né parte.

Non è né un tycoon come cianciava alla fine degli anni ’90 né un vignaiolo. Occhiuto ha dato il colpo di grazia, dal ’96 in poi alle televisioni private cosentine, che pure avevano una storia e avevano lasciato il segno, utilizzandole solo per i suoi squallidi interessi politici. Ha sacrificato Rete Alfa e Telestars a beneficio della “sua” Ten, che non è mai diventata la televisione dei calabresi. Gli sono rimasti molti amici tra i giornalisti ma ci vuole faccia tosta più che coraggio ad elevarlo a esempio di “vitalismo” o di buon governo. Occhiuto è solo un residuato della vecchia politica, un modestissimo violoncello di “quarta fila” che non sarà mai ricordato per nulla se non per clientele, affari opachi e fallimenti. Questa è la verità, altro che invidia. Persino Orsomarcio, che dovrebbe essere il suo avversario più “invidioso” gestisce la comunicazione meglio di lui e sta nelle cose che punti a soffiargli la poltrona. Con tutto il rispetto, almeno si è realizzato in qualcuna delle sue imprese e se adesso è in prima fila per la sua successione vuol dire che nel centrodestra Occhiuto ha rotto i coglioni a… tutti, scusate il francesismo. 

Un capitolo a parte lo merita Tonino Daffinà, incappato nuovamente nelle indagini di una procura calabrese. Per quanto se ne sa, avrebbe ricevuto una “visita” della Finanza anche in tempi molto recenti. Già da tempo, comunque, nonostante le apparenze, il mister Wolf della politica calabrese si era andato progressivamente staccando dai metodi di Occhiuto, ma non si è potuto sottrarre ovviamente alle richieste clientelari piovutegli addosso e per le quali, come si evince dalle stesse intercettazioni, ha grande imbarazzo e coda di paglia esternati a piene mani anche ai suoi collaboratori più stretti, che ovviamente li hanno resi “pubblici” e non da adesso. Del resto, qualcuno avrà pur dato le “carte” che interessano Daffinà al giornale che le ha pubblicate. O gli sono arrivate direttamente dalla fata turchina? A tutto c’è una spiegazione. 

E allora, quale sarà la linea difensiva di Daffinà? Si sacrificherà in nome di una storica amicizia o guarderà al suo tornaconto? Sono queste le domande che aleggiano su Occhiuto dopo le chiacchiere seguite al suo interrogatorio dello scorso anno alla procura di Catanzaro (con segretaria-assistente al seguito naturalmente). E quando nei suoi tragicomici video, che invece di giovargli lo rendono ancora più ridicolo, parla di “gufi”, lo sa o lo ha capito quanti ce ne sono e quanti ancora ce ne potrebbero essere tra gli “indagati” del suo ormai defunto cerchio magico? 


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