arco dal 2027 solo ai controllori


La novità trentina appartiene al linguaggio degli atti pubblici: arco, controllori, Corpo Forestale e aree a densità zero compongono lo stesso impianto di contenimento. Il termine “caccia” circola nel racconto pubblico, però l’atto provinciale lavora sul prelievo per finalità di controllo.

Avviso redazionale: in questa pagina il termine “caccia” compare solo quando serve a chiarire il linguaggio comune della notizia. Il provvedimento provinciale disciplina il controllo del cinghiale, categoria diversa dalla normale attività venatoria.

Sommario dei contenuti

Dal 2027 l’arco entra nei prelievi di controllo

La Giunta provinciale di Trento ha aggiornato la disciplina sul cinghiale con un provvedimento proposto dall’assessore alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni. Il motivo amministrativo dichiarato è la diffusione della specie, con danni frequenti alle coltivazioni agricole e pressione crescente sui presidi di sanità animale.


L’arco viene inserito a titolo sperimentale dal 2027. Non sostituisce l’arma da fuoco nel sistema provinciale e non allarga la platea a chiunque abbia licenza di caccia. Entra come mezzo aggiuntivo dentro un circuito già regolato, con qualifiche, abilitazioni e direzione pubblica degli interventi.

Il confine giuridico: caccia sospesa e controllo autorizzato

L’atto più recente si innesta sulla disciplina provinciale approvata nel 2022. In quel testo l’intero territorio provinciale rientra nell’ambito di applicazione e la caccia al cinghiale, Sus scrofa, è sospesa. Gli abbattimenti e le catture sono ammessi per finalità di controllo ai sensi dell’articolo 31, comma 2, della legge provinciale 9 dicembre 1991 n. 24.

Il chiarimento incide sul modo in cui la misura viene presentata al pubblico. Un cacciatore non acquisisce un diritto autonomo a uscire con l’arco. L’uscita richiede un incarico dentro le attività di controllo, con regole provinciali e responsabilità assegnate alla struttura competente.

Abilitazione: accesso ristretto ai controllori

Il percorso per l’arco parte dal possesso della qualifica di controllore del cinghiale. Solo dopo arriva l’abilitazione dedicata al mezzo. Il filtro non è ornamentale: il controllore opera con uscite registrate, regole di zona e obblighi verso il Servizio Faunistico.

Nel corso base per il controllo della specie, il percorso formativo provinciale richiede il permesso annuale in una riserva trentina, almeno tre stagioni venatorie concluse in provincia e assenza di determinate violazioni definitive negli ultimi cinque anni. La formazione ordinaria dura 16 ore e richiede frequenza totale. L’arco aggiunge un ulteriore livello autorizzativo, separato dalla semplice pratica venatoria.


Controllo mirato: guida del Corpo Forestale

Controllo mirato è la nuova categoria che affida al Corpo Forestale del Trentino l’organizzazione di interventi con cacciatori abilitati al controllo del cinghiale. La direzione resta al personale forestale. I cacciatori entrano come operatori già qualificati in un dispositivo pubblico.

La scelta amplia la platea delle persone impiegabili senza trasferire la direzione dell’attività alle riserve. Per il territorio significa più capacità di risposta nei punti dove la specie compare in modo episodico o dove la presenza va fermata prima che diventi stabile.

Aree a densità zero: il fronte più esposto

Le aree a densità zero sono il bersaglio principale del nuovo controllo mirato. Lì l’organizzazione degli interventi spetta al Corpo Forestale del Trentino e l’azione avviene anche in deroga agli orari e ai periodi di caccia. La deroga non cancella le regole: le sposta dentro una catena pubblica più rapida.

Nelle aree di contenimento, dove la presenza è trattata con continuità, l’organizzazione resta all’Ente gestore. Nelle aree a densità zero la guida forestale è esclusiva, perché il cinghiale viene trattato come ingresso da bloccare prima dell’insediamento.

Agricoltura e peste suina africana nello stesso atto

La spinta agricola è immediata: il cinghiale danneggia colture, prati e terreni lavorati, con costi che ricadono sugli agricoltori e sugli enti chiamati a intervenire. La delibera guarda però anche alla peste suina africana, malattia virale che colpisce suini e cinghiali.


La PSA non riguarda la salute umana. La minaccia è veterinaria ed economica: allevamenti bloccati, restrizioni sulle movimentazioni e ripercussioni commerciali lungo la filiera suinicola. Un serbatoio selvatico rende più fragile il cordone sanitario attorno agli allevamenti, perciò il controllo del cinghiale viene trattato come tema agricolo e sanitario insieme.

Perché l’arco viene affiancato al fucile

L’arco entra nell’atto per ridurre l’uso del colpo d’arma da fuoco in situazioni nelle quali lo sparo crea interferenze con altre specie selvatiche. Il riferimento provinciale riguarda anche i periodi riproduttivi, quando il disturbo arrecato alla fauna assume un peso maggiore nella scelta del mezzo.

Da qui la forma sperimentale. Il 2027 servirà a misurare l’impiego dell’arco dentro il sistema già esistente, con operatori formati e responsabilità pubbliche. La Provincia non consegna l’intervento alla discrezionalità del singolo ma lo lega a una abilitazione dedicata e a una regia istituzionale.

La catena dei controlli già in vigore

Il 2027 arriva dopo anni di aggiustamenti sul controllo del cinghiale. La disciplina 1666 del 2022 ha fissato monitoraggi, rapporti annuali, accesso del Servizio Faunistico ai registri online delle uscite e separazione tra zona di contenimento e zona di eradicazione.

Dal 1° gennaio 2024 il controllo ordinario è stato portato stabilmente fino alle ore 24 dopo una sperimentazione avviata nel 2022. L’arco si colloca dentro questa sequenza: aggiunge un mezzo al repertorio provinciale e lascia intatta la natura pubblica dell’intervento.


Ripercussioni per cacciatori, riserve e aziende agricole

Per i cacciatori la novità non vale come nuovo diritto venatorio. Valgono qualifica e coordinamento, con l’abilitazione all’arco come passaggio separato. Per le riserve, il tema sarà l’incastro con l’Ente gestore nelle aree di contenimento e con la Forestale nelle zone a densità zero.

Per agricoltori e allevatori il segnale è amministrativo: la Provincia aumenta i mezzi a disposizione del controllo selettivo prima che i danni diventino un conflitto permanente tra colture, bosco e filiera suinicola.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di