È stato presentato, presso la sede di Asstel, il nuovo Fondo Sanità TLC, il fondo di assistenza sanitaria integrativa previsto dal rinnovo del contratto collettivo delle Telecomunicazioni, sottoscritto lo scorso novembre, che sarà operativo a partire dal 1° luglio 2026.
“Già con il precedente rinnovo – ha detto Laura Di Raimondo, direttrice di Asstel – avevamo pensato un’architettura basata su tre punti: la previdenza complementare, che attraverso il fondo Telemaco, che già molti anni fa aveva avviato un percorso di welfare per i lavoratori della filiera, il fondo bilaterale di solidarietà, per dare un sostegno a tutte le imprese nell’affrontare quelle che sono le transizioni, da quella digitale a quella generazionale e a quella legata alle competenze, e ora l’ultimo tassello che è il fondo di sanità integrativa”.
Il fondo, che vedrà una governance partecipata tra parte datoriale e parte sindacale, con Claudio Marani come presidente e Natascia Trossi come vice, garantirà, tra le altre, prestazioni relative a ricoveri per grandi interventi chirurgici, visite specialistiche, alta diagnostica, prevenzione, gravidanza, sostegno psicologico, patologie gravi e assistenza odontoiatrica.
“È uno strumento che abbiamo costruito congiuntamente – ha proseguito Di Raimondo – che completa l’architettura di welfare, presente nella cultura delle nostre imprese, convinti che sia una leva per la sostenibilità sociale e che sia un valore condiviso all’interno di un modello partecipativo di relazioni industriali, che guarda non solo alle tematiche del lavoro ma anche alle politiche industriali”.
Per Riccardo Saccone, segretario generale della Slc-Cgil, l’avvio del fondo è “un momento molto importante e non era affatto detto che riuscissimo a fare questo passaggio. Il rinnovo del contratto è arrivato con tre anni di ritardo, che sono molti per un settore come il nostro, che è in piena ristrutturazione, con molte crisi e vertenze. Siamo stati i primi a fare un contratto di filiera e siamo un settore che molto anticipa i cambiamenti e le innovazioni. Su questo punto è importante che il fondo di solidarietà venga messo a terra, perché altri settori, penso ai bancari, che hanno uno strumento simile stanno gestendo in modo meno traumatico le trasformazioni, la transizione digitale e stanno garantendo il ricambio generazionale. L’ultimo tassello che mancava era un fondo sanitario che desse una copertura erga omnes a chiunque abbia il contratto delle Tlc”.
“È importante avere una sanità integrativa che valga per tutti, anche le parti più deboli della filiera” ha precisato il segretario generale della Fistel-Cisl, Alessandro Faraoni. “È vero che già ci sono molte aziende con una tradizione di welfare alle spalle, ma in alcune realtà, come quella dei call center, non era presente. Ora che siamo giunti a questo punto è importante che la macchina non solo inizi a funzionare ma è centrale che lo strumento possa essere percepito dai lavoratori come un reale servizio. Più saremo in grado di rafforzarlo, aumentando anche la platea, meglio sarà”.
Secondo Salvo Ugliarolo, segretario generale Uil Fpc Uil,” lanciamo un pezzo nodale che abbiamo contrattato, dando un fondo comune a tutto il settore, anche per quelle parti che non avevano nessuna copertura. In questo modo non pensiamo di superare il contesto della sanità pubblica ma di dare uno strumento di appoggio. L’biettivo che ci siamo dati nel tempo è quello di costruire una filiera della sanità integrativa che guardi tutte le aziende. In quest’ottica dovremmo maggiormente valorizzare di più anche il fondo Telemaco, visto che molti lavoratori ancora non sono iscritti”.
Ma gli sforzi che la filiera sta mettendo in campo per le sfide future non sembrano essere accompagnate dalla politica, che “non sta offrendo nessun sostegno. Il paese non ha più una politica industriale, le vertenze sono parcheggiate in binari morti, senza una soluzione all’orizzonte” ha precisato Saccone. “Anche sulle frequenze siamo stati presi in giro. Quello che noi proponevamo era, alla fine, uno scambio di politica industriale ossia far pagare in modo più agevole alle aziende le frequenze affinché le risorse risparmiate potessero essere investite sulle infrastrutture e sulle persone. Ma il governo non ha neanche rifinanziato il contrato di espansione”.
Per Faraoni “ c’è una grande disattenzione da parte dell’attuale governo, ma è una disattenzione che la politica si porta dietro da vent’anni. C’è ancora la convinzione che le Tlc siano una sorta di gallina dalle uova d’oro ma non è più così. Tutta la filiera si trova in un percorso difficile, ma tutti gli avvisi comuni che abbiamo fatto con Asstel sono il segno che noi non ci arrendiamo, che tutta la filiera porta avanti dei punti in comune. Il rinnovo gratuito delle frequenze era un modo per investire in infrastrutture, centrali per il funzionamento del paese. Ma c’è poi anche tutta l’annosa questione CRM-BPO, sui quali sindacati e aziende hanno sempre trovato delle soluzioni per non fare macelleria sociale, ma le problematiche restano e servono interventi strutturali da parte della politica”.
“Tutti i governi non hanno dato la giusta importanza a una fase di trasformazione che attraversa il settore da tempo, che porta con sé anche una questione di tenuta sociale” ha spiegato Ugliarolo. “Questo governo, che è uno dei più longevi, aveva presentato l’operazione di scorporo di Tim come un’operazione di rilancio delle Tlc ma così non è stato. Insieme ad Assstel stiamo provando a dare delle soluzioni, ma ci sono degli aspetti che hanno bisogno di risposte che da sole le relazioni industriali non possono dare, mi riferisco appunto alle frequenze, al rispetto dei contratti firmati dalle associazioni comparativamente maggiormente più rappresentative, al tema energia fino a tutte le vertenze aperte, Abramo in Calabria con 700-800 lavoratori coinvolti, e i 300 lavoratori di CallMat a Cosenza”.
Per Di Raimondo “con il rinnovo abbiamo fatto una scelta di indirizzo di politica industriale precisa, riconfermata più volte nel tempo. Abbiamo tenuto una serie di incontri, portando le nostre istanze al governo nazionale e a Bruxelles, che non sono solo focalizzate unicamente sul lavoro ma danno, appunto, anche una visione di politica industriale. Al livello europeo riscontriamo una scelta di indirizzo che mette al centro la sovranità digitale e siamo convinti che le nostre imprese e le nostre persone abbiano le competenze per affrontarla. È chiaro che se l’energia è un tema, allora le Tlc devono essere inseriti nei settori energivori, così come si deve mettere mano alle frequenze se diventano una leva di investimenti e di politica industriale” ha concluso.
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Tommaso Nutarelli
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