Rubio-Haftar a Washington sul piano per la Libia


La riunione Rubio-Haftar appartiene al canale politico. Il calendario pubblico del Dipartimento di Stato fissava l’appuntamento alle 10:00 del 29 giugno e collocava Saddam Haftar negli uffici del segretario di Stato con il titolo di vice comandante della Libyan National Army. Lì Washington ha messo nella stessa agenda esercito, istituzioni economiche e istituzioni politiche: ambiti che in Libia si condizionano da anni e che una firma separata lascerebbe insoluti.

Sommario dei contenuti

Il faccia a faccia al Dipartimento di Stato

Il calendario pubblico del Dipartimento di Stato fissava la riunione alle 10:00 di lunedì 29 giugno. Una visita negli uffici del segretario colloca Saddam Haftar in una fascia diplomatica riservata agli interlocutori che Washington intende ascoltare prima di scrivere una proposta libica. Il Dipartimento di Stato lo presenta come vice comandante della Libyan National Army; ANSA registra la coincidenza fra i post di Rubio e Haftar, entrambi corredati da fotografie del colloquio.

Oltre alla fotografia, conta la sede scelta. Gli Stati Uniti trattano il canale orientale libico come una componente necessaria del negoziato, pur sapendo che la legittimità internazionale del governo resta a Tripoli. L’incontro misura il tentativo di convertire la posizione di forza dell’LNA in un impegno scritto su unificazione militare e governo eletto.

La formula americana: esercito e istituzioni nello stesso pacchetto

Il testo statunitense lega il fascicolo militare a quello economico. Il colloquio riguarda l’unificazione delle istituzioni militari, economiche e politiche, più vie di cooperazione per unità e pace. L’ordine scelto dalla diplomazia americana assegna una gerarchia: in Libia il comando delle armi, la spesa pubblica e la legittimazione degli esecutivi si alimentano a vicenda.

La frase sul governo democraticamente eletto serve a impedire che il negoziato si fermi alla spartizione degli incarichi. Washington accetta di parlare con chi controlla truppe e territorio e vincola il linguaggio pubblico all’orizzonte elettorale. Anadolu riprende lo stesso perimetro del testo del Dipartimento di Stato: la riunione resta nel registro del confronto, senza formula di accordo chiuso.

La frase di Haftar su Trump

Saddam Haftar attribuisce al colloquio un’impronta bilaterale: collaborazione fra Libia e Stati Uniti e riconoscimento degli sforzi di Donald Trump per la pace. Il richiamo al comandante in capo manda un segnale interno all’LNA. Il figlio di Khalifa Haftar parla a nome della catena di comando orientale e associa l’asse con Washington al vertice militare di Bengasi.

Quel passaggio riduce lo spazio per una smentita successiva nell’area orientale. Se Saddam Haftar si limita a un ringraziamento personale, il negoziato rimane fragile. Presentando il messaggio come proveniente dal comando, il vice comandante vincola la famiglia Haftar a un canale diplomatico che ormai ha una traccia pubblica.

Saddam Haftar, posizione militare e successione nell’est

La crescita di Saddam Haftar dentro la struttura dell’LNA lo ha reso il volto negoziale della famiglia nel passaggio generazionale. Khalifa Haftar conserva il comando politico-militare dell’est; Saddam, accolto a Washington dopo contatti regionali con capitali arabe e interlocutori europei, porta l’influenza territoriale verso il riconoscimento politico.

Al Jazeera colloca la visita dopo una serie di incontri esterni del vice comandante e ricorda il legame stabile fra LNA e governo orientale. Il rilievo supera la biografia di Saddam Haftar. Riguarda la capacità dell’est libico di presentarsi al tavolo americano con un referente unico, riconoscibile e spendibile nelle cancellerie straniere.

Il canale Boulos e la variabile Dbeibah

La mossa di Rubio non viaggia isolata. Massad Boulos, consigliere presidenziale per affari arabi e africani, lavora da mesi su un’intesa capace di portare allo stesso tavolo la famiglia Haftar e l’area del premier Abdul Hamid Dbeibah. The National e Al-Monitor convergono sul perimetro negoziale: un assetto transitorio con unificazione degli apparati statali e sbocco elettorale.

Washington lascia ai libici la definizione dei ruoli; l’invito a Bengasi e Tripoli negli Stati Uniti segnala che la mediazione americana cerca firme oltre le dichiarazioni. L’incastro più esposto riguarda una formula rapida di potere condiviso e la traccia ONU, che continua a fissare elezioni nazionali come destinazione della transizione.

Bilancio unificato, il test finanziario

Il precedente che rende meno astratto il colloquio è l’accordo dell’11 aprile sul bilancio 2026. Reuters lo ha fissato in 190 miliardi di dinari libici, primo bilancio nazionale unificato dal 2013; UNSMIL indica che l’intesa copre salari pubblici, spese di governo, progetti di sviluppo e sussidi, con uno stanziamento per la National Oil Corporation.

Lì si vede il problema che Washington porta ora sul piano militare. Senza cassa condivisa, ogni accordo sulla sicurezza resta esposto alla concorrenza fra apparati armati e distributori di rendita. Il bilancio, per sua natura, obbliga est e ovest a misurare la cooperazione su stipendi, sussidi e petrolio, oltre le parole diplomatiche.

Sirte, eserciti rivali nello stesso addestramento

Tre giorni dopo il bilancio, l’esercitazione Flintlock 2026 ha aperto a Sirte una prova di interoperabilità fra forze legate al Governo di unità nazionale e uomini dell’LNA. AFRICOM ha parlato di oltre trenta Paesi coinvolti fra Libia e Costa d’Avorio, con moduli aerei, terrestri e marittimi.

La scelta di Sirte ha peso politico. La città è stata linea di frattura fra i due campi libici e ha ospitato un addestramento nel quale rivali armati hanno lavorato nello stesso spazio sotto regia americana e con parte italiana nella pianificazione. Il colloquio Rubio-Haftar segue una prova sul terreno già avvenuta.

Il vecchio conflitto dentro il nuovo tavolo

La Libia convive con governi rivali dal 2014, dopo il crollo dell’ordine nato dalla rivolta del 2011. Il tentativo dell’LNA di prendere Tripoli nel 2019 si è chiuso nel 2020 con il ritiro delle forze orientali e con un cessate il fuoco che ha congelato la divisione più di quanto l’abbia sciolta.

Il voto nazionale annunciato per il 2021 è saltato fra dispute su regole e candidature. La mediazione americana entra su una ferita istituzionale già misurata dal fallimento elettorale, con molte trattative alle spalle e con una società stanca di amministrazioni provvisorie che continuano a governare.

UNSMIL, urne nazionali e potere di transizione

La traccia ONU resta il confine da rispettare. La missione UNSMIL ha fissato tre pilastri: legge elettorale praticabile, governo unificato e dialogo organizzato su governance, economia, sicurezza e riconciliazione. La durata stimata per arrivare a elezioni nazionali è fra dodici e diciotto mesi dall’annuncio del tracciato politico del 21 agosto 2025.

La sequenza decide la qualità dell’intesa. Il governo di transizione ha senso soltanto se accompagna urne credibili e frena il consolidamento di famiglie politiche già armate o già titolari della spesa. Senza quel vincolo, il colloquio di Washington rischia di dare riconoscimento a una gestione provvisoria senza sbocco elettorale.

Petrolio, bilancio e reti parallele

La dimensione economica sta nel nucleo del negoziato. In Libia la legittimità passa dalla gestione della rendita energetica, dalla National Oil Corporation e dalla Banca centrale. Nel nostro articolo del 21 aprile su Libia, Dbeibah e Haftar nel rapporto ONU sul petrolio illecito avevamo seguito il legame fra potere politico, filiera del greggio e società riconducibili alle aree familiari dei due poli libici.

Il bilancio unificato lascia aperto quel precedente. Lo rende ancora più urgente, perché mette la distribuzione delle risorse in posizione dominante dentro la mediazione USA. Ogni accordo su esercito e governo, senza una disciplina della rendita petrolifera, consegna ai gruppi armati la leva per bloccare o piegare la transizione.

Italia, Mediterraneo e posta diplomatica

Per l’Italia la riunione Rubio-Haftar si colloca nel perimetro del Mediterraneo largo: energia, sicurezza marittima, stabilità libica e rapporti con Washington toccano lo stesso tavolo politico. Il nostro articolo sulla West Asia di Soliman aveva già collegato Libia, Golfo, India e porti italiani dentro una geografia di rotte e investimenti.

Il canale americano sulla Libia porta quella mappa dentro la diplomazia corrente. Ogni intesa su Bengasi e Tripoli incide sui rapporti con Egitto, Turchia, Emirati, Francia e Qatar, partner che Boulos cita fra gli interlocutori del processo. Roma segue la partita con un interesse immediato: rotte energetiche, stabilità della sponda sud e credibilità nei rapporti con gli Stati Uniti.

Le resistenze dentro l’accordo

La foto di Washington pesa meno della tenuta sul territorio libico. Un’intesa che assegnasse incarichi a figure già dominanti rischierebbe di convertire il passaggio transitorio in permanenza. Le critiche raccolte da Al-Monitor insistono su questo profilo: la legittimazione internazionale offerta a pochi vertici rischia di allontanare il voto senza limiti temporali, controllo della spesa e sicurezza elettorale.

La pressione opposta arriva dalla stanchezza libica. Dopo anni di rinvii, una formula provvisoria capace di disinnescare scontri e coordinare bilancio, esercito e petrolio attira sostenitori anche fra chi diffida della famiglia Haftar o dell’area Dbeibah. Il problema politico sta nella durata: transizione breve verso il voto o congelamento dei rapporti di forza.

Dove si misura la firma eventuale

Una firma vincolante si riconoscerà dall’eventuale convocazione simultanea di rappresentanti orientali e occidentali a Washington e dal rapporto con il tracciato UNSMIL. Senza un aggancio formale alle elezioni e senza garanzie sul bilancio, la mediazione resterebbe un’intesa fra vertici.

La soglia diplomatica resta stretta. Rubio ha aperto il canale con Saddam Haftar, Boulos lavora sulla formula politica e gli atti di aprile hanno fornito i primi appoggi finanziari e militari. Manca ancora la parte che nessuna fotografia sostituisce: un impegno libico condiviso, scritto e collegato alle urne.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di