Il sì di Palazzo Marino trasforma una sperimentazione già svolta in una disciplina stabile di reparto. Sbircia la Notizia aveva seguito l’approdo in aula nel pezzo pubblicato il 4 giugno; ora il fatto nuovo è il voto conclusivo, con emendamenti che incidono sul controllo annuale e sulla presenza serale degli agenti.
Dato acquisito: la decisione riguarda la modifica regolamentare comunale; l’assegnazione resta legata al reparto e al personale abilitato.
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I numeri del sì in aula
La delibera ha superato il voto con 24 favorevoli, 6 contrari e un astenuto. Il numero fotografa una maggioranza attraversata da dissensi interni e un centrodestra schierato a sostegno del provvedimento. Il dato più incisivo, rispetto alle sedute precedenti, è la chiusura della partita consiliare: il taser passa dal test concluso alla decisione politica.
L’esito numerico coincide con il riscontro di Agenzia Nova e con le cronache di RaiNews Lombardia. ANSA conferma anche la richiesta della relazione dopo 12 mesi, dettaglio che qualifica il sì come autorizzazione accompagnata da controllo successivo.
L’articolo 24 bis dentro il regolamento del Corpo
Il programma ufficiale del Consiglio comunale collocava in apertura la modifica del Regolamento del Corpo di Polizia Municipale, denominazione storica oggi riferita alla Polizia Locale, con l’aggiunta dell’articolo 24 bis dedicato alle armi comuni a impulsi elettrici. Il fascicolo porta il codice N/43-2026 e rimanda alla Direzione Sicurezza Urbana.
La formula approvata ruota sulla dotazione effettiva di reparto. In termini amministrativi significa assegnazione connessa al turno e al personale abilitato, dentro procedure di Comando. Il testo approvato circoscrive la disponibilità dell’arma al servizio, con operatori selezionati e formati.
La relazione dopo 12 mesi e il passaggio da ATS
Nel testo emendato entra l’obbligo di una relazione del comandante della Polizia Locale al sindaco dopo dodici mesi di utilizzo. Il rapporto dovrà misurare impieghi, circostanze, esiti e ricadute sanitarie segnalate durante il periodo osservato. L’aula aggancia così il via libera a un documento interno che potrà incidere sulle regole successive del Corpo.
La parte sanitaria conserva un ruolo autonomo. Il sindaco dovrà interpellare ATS sugli effetti dell’arma sulle persone colpite e sulle categorie in condizioni di fragilità. Fanpage.it registra questo snodo nella stessa sequenza del voto: relazione del comandante e interlocuzione sanitaria restano due canali distinti, uno di Polizia Locale e uno medico-amministrativo.
Pattuglie serali, presidi e aree della movida
Gli emendamenti approvati allargano il perimetro della decisione oltre il solo equipaggiamento. L’aula ha chiesto più pattuglie nelle fasce serali e notturne, con soglie minime indicate in 25 e 20 pattuglie in servizio. È entrata anche la richiesta di presidi fissi nelle aree della movida.
Il collegamento tra taser e orari di servizio nasce dalla sperimentazione. Nei mesi di prova il dispositivo era legato soprattutto a turni diurni; il ragionamento consiliare porta invece la pressione sui momenti nei quali si concentrano aggressioni, alterchi e interventi di contenimento. Sky TG24 conferma l’approvazione degli emendamenti su pattuglie e presidi.
Dal test semestrale alla decisione del Consiglio
La sperimentazione richiamata nella delibera ha avuto durata semestrale e si è chiusa a gennaio. La base amministrativa risale alla deliberazione di Giunta n. 950 del 2 agosto 2024, che ha approvato il regolamento di prova e l’avvio degli atti preparatori. Lì erano già presenti il riferimento all’articolo 19 del decreto legge 113/2018, il raccordo con la Conferenza Unificata e la necessità dell’intesa sanitaria territoriale.
Il test ha avuto un tratto singolare: i resoconti precedenti alla seduta riportano 624 servizi con equipaggi dotati di taser e nessuna attivazione dell’arma. Il Giorno ha documentato quel dato già a gennaio. Il voto del 29 giugno nasce su un esito che misura soprattutto deterrenza, procedure e disciplina di consegna.
I limiti d’uso scritti nelle linee guida milanesi
Le linee guida comunali agganciano l’impiego attivo a una minaccia o a una condotta violenta rivolta contro l’operatore di polizia o contro terzi. L’arma resta vincolata ai casi previsti dalla normativa sull’uso delle armi e al possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza. La stessa scheda milanese esclude la modalità a contatto diretto, indicata come drive stun mode.
La pagina sanitaria del regolamento pesa quanto quella di polizia. Prima dell’impiego vanno valutate le condizioni manifeste della persona, l’ambiente circostante, il pericolo di caduta e la presenza di liquidi infiammabili. Le linee guida chiedono di evitare capo, collo, area cardiaca, petto e regione genitale, compatibilmente con la situazione di intervento.
La formazione antidiscriminazioni resta su un binario distinto
Nel programma del 29 giugno, subito dopo il taser, era iscritta la delibera sul percorso obbligatorio di formazione del personale comunale in materia di prevenzione delle discriminazioni, de-escalation e gestione delle interazioni con persone in condizione di fragilità. Il punto ha una propria pratica, separata dall’articolo 24 bis.
La separazione è decisiva per leggere l’atto senza confondere i piani. Il voto sul taser disciplina dotazione, uso e controllo dell’arma. La formazione antidiscriminazioni segue un percorso amministrativo diverso, collegato al PIAO e rivolto al personale del Comune. Repubblica Milano ha colto la divisione politica dentro la maggioranza ma la struttura formale degli atti resta distinta.
Il lavoro del Comando dopo il via libera
Il voto abilita il Comando a tradurre la norma in servizio. La catena amministrativa passa da addestramento, abilitazione, assegnazione a inizio turno, restituzione a fine servizio e registrazione degli eventuali impieghi. Il taser entra nella disponibilità del reparto dentro un circuito che deve lasciare traccia scritta.
La conseguenza reale del voto si vedrà nei provvedimenti interni: quali nuclei saranno autorizzati, in quali fasce orarie, con quali criteri di consegna e con quale raccordo con la centrale operativa. La scelta del Consiglio non esaurisce il lavoro tecnico del Corpo; lo porta nella fase di applicazione regolata.
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Junior Cristarella
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