Legge elettorale, Aula e preferenze: Bignami bis diviso


La giornata del 26 giugno non vale soltanto per l’immagine dello strappo in Aula. La seduta ha separato due piani della riforma: il testo scritto già uscito dalla Commissione e il margine politico che Fratelli d’Italia cerca sulle preferenze prima dell’esame degli emendamenti.

Stato dell’iter: il C.2822-A non è legge. Le regole vigenti restano applicabili fino all’approvazione conforme di Camera e Senato seguita dalla promulgazione e dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Sommario dei contenuti

Il 26 giugno segna l’ingresso in Assemblea

La Commissione Affari costituzionali ha chiuso la sede referente il 24 giugno quasi al limite del calendario fissato per l’Assemblea. Due giorni dopo, alle 9:36 del 26 giugno, il relatore Angelo Rossi ha illustrato il testo a Montecitorio. Riccardo Magi è intervenuto alle 9:46 come relatore di minoranza e la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati ha preso la parola alle 9:57. La registrazione integrale di Radio Radicale fissa il minutaggio della seduta.

La sequenza d’Aula ha poi assunto un valore politico autonomo. Magi ha esposto e strappato un facsimile della scheda contro i listini bloccati; dopo i richiami della presidente di turno Anna Ascani, è stato espulso. La sospensione della seduta ha trasformato la protesta sulla scelta dei parlamentari in apertura simbolica dell’intero esame assembleare.

Preferenze, la modifica che non ha ancora un testo stabile

Il testo entrato in Aula non contiene il voto di preferenza. La spinta per inserirlo arriva da Fratelli d’Italia, con Galeazzo Bignami al lavoro su una proposta unica del centrodestra. Sky TG24 ha registrato il tentativo di costruire un emendamento condiviso con gli alleati. La linea non coincide con le resistenze emerse da Lega e Forza Italia.

Il conto parlamentare è secco: se l’emendamento arrivasse in Aula a scrutinio segreto, il suo destino non dipenderebbe solo dai numeri della coalizione. Una scelta del centrosinistra di non partecipare al voto lascerebbe il centrodestra solo davanti alle proprie lontananze interne. Per FdI le preferenze sono un segnale al corpo elettorale; per gli alleati contrari aprono una gestione meno prevedibile dei candidati nei collegi plurinominali.

Il premio resta agganciato al 42 per cento in entrambi i rami

Negli atti della Camera dei deputati, il perimetro numerico del C.2822-A rimane quello del testo base adottato il 4 giugno. Alla Camera il premio vale settanta seggi; al Senato trentacinque. Scatta solo per la stessa lista o coalizione prima in entrambi i rami e sopra il 42 per cento dei voti validi sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama.

Quando manca una delle condizioni, la distribuzione segue il proporzionale. Il tetto massimo resta 220 deputati e 113 senatori nel perimetro del premio. La clausola evita che il premio si sommi senza freni a una quota proporzionale già alta e costringe il testo a una doppia verifica tra Camera e Senato.

Il candidato premier resta nella scheda

La parte sul candidato premier resta nel fascicolo. Liste e coalizioni devono depositare il nome della persona proposta per l’incarico di presidente del Consiglio insieme al programma. La maggioranza ha inserito richiami all’articolo 67 della Costituzione, sull’assenza di vincolo di mandato e all’articolo 92, sulle prerogative del Capo dello Stato nella nomina del presidente del Consiglio.

Casellati ha difeso in Aula questa architettura come compatibile con la Costituzione. L’opposizione legge la stessa formula come un anticipo del premierato per via ordinaria. La distanza non nasce dalla presenza del nome sulla scheda in sé ma dal rapporto fra quel nome, il premio e la disciplina dei parlamentari eletti senza preferenza.

Liste bloccate e scheda, il bersaglio della protesta di Magi

La protesta di Magi colpisce la parte più visibile per l’elettore: il nome dei candidati non sarebbe selezionato con un voto personale. Il testo coordina liste ordinarie e listini circoscrizionali del premio, con proclamazione secondo l’ordine di presentazione. Adnkronos ha documentato il facsimile strappato in Aula e la frase contestata sul valore del voto.

La distanza fra scegliere una lista e scegliere una persona diventa il terreno più esposto della riforma. Un emendamento sulle preferenze non sarebbe una rifinitura marginale: riscriverebbe la graduatoria degli eletti, il controllo dei partiti sulle candidature e il raccordo con i listini del premio.

Raccolta firme, la clausola del 31 dicembre 2025

Il fascicolo uscito dalla Commissione introduce l’esonero dalla raccolta firme per le forze con un gruppo parlamentare già formato entro il 31 dicembre 2025 in almeno una Camera. Il Fatto Quotidiano colloca la misura fra gli ultimi emendamenti approvati e ne registra l’effetto su Futuro Nazionale e +Europa, rimaste fuori dall’esonero.

La norma pesa sul calendario di chi deve presentare liste nuove o non coperte dal requisito temporale. La raccolta firme richiede simboli, moduli e territorio prima della competizione elettorale. Nel dibattito politico la clausola è diventata il secondo fronte accanto alle preferenze, perché incide sull’accesso alla scheda prima ancora che sull’assegnazione dei seggi.

Pregiudiziali, calendario e voti di luglio

Alla fine della seduta del 26 giugno sono state annunciate quattro questioni pregiudiziali di costituzionalità: Boschi, Bonafè, Alfonso Colucci e Zaratti. Il voto su quelle questioni precede il merito e misura la compattezza dell’opposizione prima della battaglia sugli emendamenti.

La Conferenza dei capigruppo del 1 luglio deve definire la cornice dei lavori d’Aula. ANSA ha registrato la chiusura del mandato ai relatori in Commissione e l’interruzione dell’esame emendativo prima dell’esaurimento di tutte le proposte; Il Foglio colloca il primo via libera della Camera nella settimana che comincia il 6 luglio. La questione di fiducia rimane esclusa nelle parole della maggioranza, anche se il margine regolamentare dell’Aula resta decisivo per i tempi.

Il filo interno seguito da Sbircia

Il percorso del C.2822 ha già una traccia interna. La pagina del 28 maggio sul testo bis ha fissato soglia al 42 per cento, premio 70 e 35 e tetto 220/113. L’articolo del 12 giugno sugli emendamenti ha registrato la mole delle proposte depositate in Commissione. Il lavoro del 19 giugno sui tre minuti e sulla richiesta di rinvio collega la fase emendativa alla data del 26 giugno, confermata poi dall’approdo in Assemblea.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di