BdM Banca, offerte da Iccrea-BPPB e Credem


Il 10 maggio avevamo fissato il varco ancora mancante nell’iter di privatizzazione: senza offerte presentate, i nomi sul tavolo misuravano interesse più che capacità di acquisto. La scadenza del 29 giugno ha attraversato quel varco. Il precedente articolo di Sbircia la Notizia Magazine su BdM Banca diventa il riferimento interno per leggere l’aggiornamento odierno: il dossier lascia la ricognizione dei soggetti interessati ed entra nella comparazione delle proposte.

Aggiornamento redazionale: il passaggio del 29 giugno riguarda la consegna delle offerte nel processo di cessione. La vendita della banca richiede scelta del compratore, accordi contrattuali e assenso degli organi di vigilanza.

Sommario dei contenuti

La scadenza del 29 giugno cambia la natura della gara

Fino alla scadenza, la vendita di BdM Banca era governata da manifestazioni preliminari e da interlocuzioni riservate. Dopo il 29 giugno, MCC ha davanti materiale negoziale da confrontare. La notizia matura in questo passaggio: il venditore pubblico non si trova più davanti a nomi interessati, bensì a proposte da mettere una accanto all’altra per misurare prezzo, perimetro industriale, tempi di esecuzione e tenuta occupazionale.

La banca oggetto della gara non è un asset isolato. BdM nasce dalla trasformazione della Banca Popolare di Bari ed è entrata nel Gruppo Mediocredito Centrale dopo il risanamento pubblico. Ogni offerta assorbe una doppia responsabilità: comprare una banca tornata in utile e garantire continuità al credito in aree dove la relazione con lo sportello pesa ancora nella concessione dei finanziamenti.

Iccrea-BPPB, la candidatura costruita sulla rete territoriale

La cordata composta da Bcc Iccrea e Banca Popolare di Puglia e Basilicata ha una struttura diversa da una normale acquisizione singola. BPPB conosce il presidio bancario pugliese e lucano; Iccrea porta il perimetro cooperativo e l’esperienza di integrazione di sportelli compatibili con le banche di credito cooperativo.

Il dg di Iccrea Mauro Pastore aveva già chiarito a maggio un interesse circoscritto a una parte della rete e non all’intero istituto. Quel precedente dà misura all’offerta con BPPB: la cordata nasce per comporre pezzi industriali diversi senza dover assorbire tutta la banca con una sola impronta commerciale.

Credem entra da interlocutore unico

Credem si presenta con un profilo diverso dalla cordata cooperativa. L’istituto emiliano non porta una spartizione dichiarata del perimetro BdM con un partner territoriale; mette sul tavolo una candidatura da compratore bancario pieno, con responsabilità piena su marchio, piattaforme, personale e presidio commerciale.

Per MCC la differenza tra le due proposte non si riduce al prezzo. Un acquirente unico concentra l’integrazione in una sola catena decisionale; una cordata distribuisce il lavoro fra soggetti con ruoli distinti. Il venditore dovrà misurare quale forma garantisce minore frizione negli sportelli, nei sistemi informativi e nel rapporto con le imprese affidate.

Crédit Agricole, posizione separata dai due offerenti

Crédit Agricole è stato accostato alla vendita nelle settimane precedenti. Nell’aggiornamento odierno rimane nel margine del dossier: il passaggio da fissare riguarda le offerte attribuite alla cordata Iccrea-BPPB e a Credem.

Il nome francese segnala l’interesse del mercato verso BdM; la gerarchia dei fatti del 29 giugno rimane su Iccrea-BPPB e Credem. La gara viene letta sui soggetti che hanno dato corpo alla scadenza di fine mese.

Il venditore pubblico pesa prezzo, territorio e dipendenti

MCC non vende una partecipazione qualsiasi. La catena arriva al Tesoro attraverso Invitalia e questo rende la cessione più esposta a paletti reputazionali e politici. La comunicazione diffusa ad aprile da Mediocredito Centrale aveva già indicato due coordinate: tutela dei dipendenti e crescita della banca nel territorio.

Dentro una gara privata quei temi entrerebbero soprattutto come voci economiche. Qui diventano parte della qualità dell’offerta. Una proposta con prezzo più alto ma con tagli duri sulla rete avrebbe un profilo diverso da una proposta meno aggressiva con maggiore tenuta sul presidio locale. La selezione non è una gara cieca al rialzo: è una scelta su chi erediterà una banca risanata con intervento pubblico.

I conti BdM danno al venditore una banca negoziabile

BdM arriva alla gara con un esercizio 2025 chiuso a 31,83 milioni di euro di utile netto e con un primo trimestre 2026 positivo per 5,58 milioni. Nel bilancio di fine 2025 gli impieghi netti a clientela erano pari a 6.102,89 milioni e la raccolta totale da clientela a 12.072,89 milioni; al 31 marzo 2026 gli impieghi salgono a 6.265,81 milioni e la raccolta totale a 12.776,06 milioni.

Queste grandezze spiegano perché l’asta sia arrivata a una soglia misurabile. Un compratore guarda alla quota e alla capacità della banca di produrre margine, conservare raccolta e finanziare famiglie e imprese. Il Total Capital ratio al 15,75% di marzo 2026 e l’NPE lordo al 5% consegnano una banca ancora da assorbire con numeri leggibili e comparabili.

Clienti e imprese non subiscono effetti immediati

La consegna delle offerte non modifica i rapporti di conto corrente, mutuo, finanziamento o investimento. Fino al trasferimento effettivo della banca, la controparte contrattuale resta BdM nel Gruppo MCC. Le filiali continuano a lavorare con le stesse insegne e i canali digitali restano quelli già in uso.

Le ricadute commerciali si manifesteranno soltanto dopo la scelta dell’acquirente e la chiusura dell’operazione. In quella sede si capirà se il nuovo proprietario manterrà il marchio, quale architettura informatica adotterà, quali filiali riterrà centrali e quale politica creditizia applicherà alle imprese del Mezzogiorno.

Il lavoro entra nel contratto prima ancora che nel confronto sindacale

Le organizzazioni sindacali avevano chiesto chiarimenti su occupazione, sedi direzionali, tenuta della struttura e coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori. Il passaggio alle offerte non esaurisce quel dossier, lo porta sul piano materiale. Ogni candidato deve già incorporare nel prezzo le persone, i costi di integrazione e le eventuali sovrapposizioni fra reti.

Nel settore bancario il capitolo lavoro non arriva dopo l’accordo. Entra nei modelli di prezzo, nei patti di integrazione e nei tempi di migrazione. Per BdM il tema pesa ancora di più perché il risanamento pubblico ha avuto anche una dimensione sociale: chi compra riceve bilanci, sportelli e una vicenda che a Bari e nel Sud resta sensibile.

Le autorizzazioni separano le offerte dall’atto finale

Il calendario successivo non dipende solo dalla trattativa fra venditore e compratore. Una banca cambia controllo dopo istruttorie, piani di capitale, verifiche su governance, sistemi di controllo e continuità della macchina bancaria. L’accordo industriale deve reggere davanti alla vigilanza e alla compatibilità dei sistemi informativi.

La gara entra in una fase meno visibile e più selettiva. Le offerte individuano un compratore credibile; il trasferimento richiede una catena di atti che nessun annuncio di mercato può sostituire. Per questo la notizia del 29 giugno è un avanzamento reale, non la chiusura della partita.


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 Junior Cristarella

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