Tra i suoi viali e le sue architetture contemporanee, Milano nasconde angoli in cui l’atmosfera è molto diversa: ville gentilizie, cortili rinascimentali e dimore nobiliari si mostrano inaspettati nel tessuto urbano, raccontando storie di splendore e decadenza, di potere e mistero. Tra tutte, però, una incarna alla perfezione questo aspetto segreto e affascinante della città visto che è protagonista di una storia inquietante e suggestiva, ossia quella del fantasma di Villa Simonetta a Milano.
Qual è la storia di Villa Simonetta?
La storia di Villa Simonetta inizia alla fine del Quattrocento per volere di Gualtiero da Bascapè, cancelliere di Ludovico il Moro, che acquista un fondo agricolo fuori dalle mura urbane per costruirvi la propria dimora di campagna, nota inizialmente come La Gualtiera.
Il proprietario vive qui solo due anni prima di morire: l’edificio passa quindi di mano più volte, fino a quando, nel 1547, il Governatore di Milano Ferrante I Gonzaga affida all’architetto pratese Domenico Giuntalodi il compito di trasformarla in una sontuosa residenza di rappresentanza, aggiungendo le ali laterali e il portico in facciata.
Nel 1555 la struttura passa alla famiglia Simonetta divenendo uno dei complessi rinascimentali più prestigiosi di Milano, almeno fino all’Ottocento, quando arriva il declino: la villa ospita il lazzaretto per i malati di colera nel 1836, poi una fabbrica di candele, un’officina meccanica, una caserma e persino una falegnameria.
Dopo essere stata danneggiata gravemente dai bombardamenti del 1943, nel 1959 viene rilevata dal Comune di Milano che ne avvia il restauro, ed oggi è sede della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.
Una Milano oscura: il mistero del fantasma di Villa Simonetta
Tra tutte le vicende legate alla villa, la più oscura riguarda quella del fantasma di Villa Simonetta: Clelia Simonetta è una giovane donna dalla condotta giudicata decisamente libertina per l’epoca. Trasferitasi nella dimora, la ragazza inizia ad organizzare delle feste sontuose, durante le quali gli ospiti sono obbligati a passare in un grande bagno turco prima di prendere parte ai ricevimenti.
I giochi che la spregiudicata padrona di casa propone nei sotterranei, però, si spingono spesso oltre ogni limite; si racconta che una dozzina di giovani frequentatori della casa scomparve misteriosamente, senza che nessuno riuscisse a dare una spiegazione convincente.
Clelia viene così additata come una sorta di “mantide religiosa”, capace di attrarre gli uomini per toglier loro la vita. La leggenda si arricchisce nei decenni di dettagli sempre più sinistri: si dice persino che nei sotterranei avesse assemblato, con i resti dei giovani uccisi, una creatura mostruosa che, una volta sfuggita al suo controllo, l’avrebbe inesorabilmente uccisa.
A questo si aggiunge anche il fatto che nessuno sa con certezza che fine abbia fatto Clelia Simonetta: la storia non ne registra la morte né la scomparsa ufficiale. La tradizione popolare vuole che il fantasma di Clelia vaghi ancora tra i loggiati della villa nelle notti di tempesta, insieme alle ombre dei giovani che non sono riusciti a sfuggire alla sua influenza.
Curiosità: altre leggende su Villa Simonetta
La storia di Villa Simonetta non si esaurisce con il racconto di Clelia: nel corso dei secoli, intorno alle sue mura si sono accumulate altre storie, altrettanto suggestive, che ne fanno uno degli edifici più ricchi di fascino della Milano segreta.
- Il prodigioso fenomeno dell’eco: la villa è diventata famosa in tutta Europa per un’eco eccezionale, udibile da un punto preciso del loggiato superiore sul lato di ponente; la voce si replicava fino a 30 volte o più, tanto che nel 1816 lo scrittore Stendhal sostenne che un colpo di pistola sparato in quel punto risuonasse 50 volte. La tradizione associava questi suoni distorti alle urla dei giovani scomparsi durante i ricevimenti di Clelia, le cui anime sarebbero rimaste intrappolate tra le mura.
- I segreti alchemici dei Rabia: prima del passaggio alla famiglia Simonetta, la struttura è appartenuta ai Rabia, noti per il loro interesse verso l’esoterismo. Secondo alcune storie, la pianta geometrica della villa e il giardino all’italiana nasconderebbero addirittura una mappa alchemica destinata agli iniziati, e nei sotterranei si sarebbero tenuti incontri segreti legati alla ricerca della pietra filosofale.
- La villa dei balabiott: nei primi decenni dell’Ottocento, la Compagnia della Teppa, un gruppo di giovani nobili milanesi guidati dal fantomatico Baron Bontemp, trasformò la struttura in declino nel teatro di banchetti e gozzoviglie, tanto che la villa guadagnò il soprannome dialettale di “villa dei balabiott”, ossia di coloro che ballano nudi; la vicenda si concluse con una pesante rissa che spinse le autorità a sciogliere definitivamente l’associazione.
Com’è Villa Simonetta: interni ed esterni
Dal punto di vista architettonico, la struttura di Villa Simonetta si distingue per la sua caratteristica pianta a U, che si apre verso il retro dove un tempo si trovavano un vasto giardino all’italiana, un ponte centrale e una grande vasca adibita a vivaio per pesci rari.
- Il corpo principale, rettangolare, è stato edificato tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento; le due ali laterali porticate sono state aggiunte già nel XVI secolo, conferendo alla villa la sua forma attuale.
- La facciata principale ha uno stile classico e presenta un portico monumentale a 9 arcate con volta a botte, sorretto da pilastri con semicolonne toscane su basamenti quadrati. Sopra il porticato sono presenti due loggiati con balaustre: il primo con colonne toscane, il secondo con capitelli corinzi.
- Per quanto riguarda gli interni di Villa Simonetta, anche se privati della maggior parte dei ricchi affreschi originali che celebravano le imprese dei Gonzaga, essi conservano dei frammenti pittorici preziosi; nella cappella gentilizia è possibile ammirare ancora tre affreschi quattrocenteschi attribuiti a Bernardo Zenale.
Dove si trova Villa Simonetta a Milano e come raggiungerla
Villa Simonetta sorge in via Stilicone 36, all’angolo con via Principe Eugenio, in un’area della città che prende il nome proprio dalla celebre dimora: il quartiere Simonetta, sviluppatosi intorno a viale Cenisio e a ridosso dell’ex scalo merci Farini. Nei suoi pressi si trovano anche la Fabbrica del Vapore e il Cimitero Monumentale di Milano.
Per raggiungere Villa Simonetta con i mezzi pubblici, le linee più comode sono quelle che transitano per la zona di viale Cenisio e corso Sempione: la fermata della metro più vicina è Gerusalemme (M5, linea lilla), dalla quale si raggiunge la villa a piedi in circa 10 minuti; sono disponibili anche diverse linee di tram e autobus che percorrono viale Cenisio. In auto, la villa è facilmente raggiungibile dal centro città percorrendo corso Sempione o corso Garibaldi verso nord-ovest.
Villa Simonetta si può visitare?
Villa Simonetta è di proprietà del Comune di Milano: questo vuol dire che per scopi puramente turistici essa non è liberamente accessibile al pubblico. Le sue sale e i suoi loggiati ospitano quotidianamente le attività della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, che accoglie docenti e giovani musicisti.
È tuttavia possibile visitarla in occasione di eventi speciali o aperture straordinarie, come quelle organizzate in occasione delle Giornate FAI di Primavera e d’Autunno, quando il patrimonio storico-architettonico milanese viene aperto al pubblico.
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Tiziana Morganti
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