Due sentenze. Due sconfitte. E nel mezzo, la scelta di ignorare la prima come se non esistesse. Il Consiglio di Stato ha confermato che il Comune di Formia ha agito illegittimamente rimuovendo la comandante Rosanna Picano dalla guida della Polizia Locale. Lo aveva già detto il TAR. Il sindaco Gianluca Taddeo aveva fatto appello e nel frattempo aveva continuato come prima. Il Consiglio di Stato lo ha ribadito ora nella sentenza che condanna quella condotta: era di totale inosservanza della giustizia. A meno di un anno dalle elezioni.
È questo il dato più esplosivo dell’ultima sentenza sulla vicenda della comandante Rosanna Picano, la dirigente della Polizia Locale di Formia che il sindaco Gianluca Taddeo aveva di fatto esautorata nel luglio 2024, riorganizzando gli uffici comunali in modo tale da azzerare l’autonomia del Corpo e poi sostituirla con Giuseppina Sciarra, funzionaria del Comune di Gaeta scelta attraverso una selezione fiduciaria. (Leggi qui i precedenti).
Una storia che ha già prodotto una sentenza del TAR di Latina (devastante per l’amministrazione) e che adesso ha il suo capitolo definitivo davanti al massimo grado della giustizia amministrativa italiana.
Tutto quello che è successo, in ordine
Per chi non ha seguito la vicenda dall’inizio, vale la pena ricostruirla rapidamente.
Il 4 luglio 2024 la Giunta comunale di Formia approva la delibera 128: una riorganizzazione della macchina amministrativa che divide gli uffici in otto settori. Fin qui tutto nella norma: è potere discrezionale dell’amministrazione. Il problema è in quello che accade dopo: la Polizia Locale viene inserita in un macro-settore che comprende anche Affari Legali, SUAP, Commercio, Attività Produttive, Servizi Sociali, Sport e Agricoltura. Non è una questione di stile organizzativo: è un’anomalia strutturale. (Leggi qui: Il TAR smonta tutto: la comandante Picano è riabilitata, il Comune nel caos).
La Polizia Locale non può stare sullo stesso piano dello Sportello Unico per le Attività Produttive, perché la prima ha funzioni di controllo sulla seconda. Mettere il controllore e il controllato nello stesso contenitore è una violazione del principio di autonomia che la giurisprudenza amministrativa (e la Legge regionale) riconoscono alla Polizia Locale.
Le conseguenze a cascata
Da questa delibera discendono tutti i problemi successivi. Il 2 febbraio 2025 il sindaco firma il decreto n. 3 che assegna a Giuseppina Sciarra la direzione di quel maxi-settore (compresa la Polizia Locale). Lo fa attraverso una selezione fiduciaria prevista dall’articolo 110 del TUEL, il Testo Unico degli Enti Locali che ogni amministratore consulta con più frequenza della sacra Bibbia. Rosanna Picano, che aveva vinto due concorsi pubblici negli anni Novanta e guidava il Corpo di Polizia Municipale dal 1° maggio 1998, viene dirottata agli Affari Generali.
Il 9 aprile 2026 il TAR di Latina (presidente Donatella Scala, estensore Francesca Romano) annulla tutto. Annulla la delibera di Giunta, annulla il decreto sindacale, annulla gli atti successivi. Li annulla perché una dirigente con «25 lunghi anni» di funzioni conquistate per concorso non può essere soppiantata da una nomina fiduciaria. Li annulla perché la Polizia Locale, una volta eretta in Corpo, «non può essere considerata una struttura intermedia inserita in una struttura burocratica più ampia». Il TAR parla di «macroscopici errori».
Il sindaco non esegue. Il Consiglio di Stato annota
Qui accade qualcosa di insolito. Di fronte a una sentenza del TAR che annulla il decreto sindacale e di fatto reintegra Picano nelle sue funzioni, il sindaco Taddeo non esegue. Conferma la propria fiducia a Sciarra. Fa proseguire le attività come se la sentenza non esistesse. Nel frattempo presenta appello al Consiglio di Stato. (Leggi qui: La sentenza sulla comandante Picano ricompatta le minoranze).
Il Consiglio di Stato ora respinge l’appello. Conferma la sentenza del TAR in tutti i suoi punti essenziali. Ribadisce che la Polizia Locale ha funzioni autonome e indipendenti che non possono essere uniformate ad altri segmenti dell’ente. Conferma l’illegittimità della delibera del 4 luglio 2024 e di tutti gli atti successivi.
Nel ricorso, questa situazione viene evidenziata dalla difesa della comandante Picano. Scrive che il Comune di Formia, «in totale inosservanza e spregio della sentenza appellata e dei suoi effetti», stava continuando «come se le decisioni giudiziarie non avessero nessun valore» a far svolgere le funzioni di dirigente della Polizia Locale alla dottoressa Sciarra. Un atteggiamento che definisce di «totale inosservanza e spregio».
Le conseguenze: due gradi, stessa risposta
Il dato che emerge da questa vicenda e che va ben oltre il merito della questione Picano-Sciarra è la tenacia con cui l’amministrazione Taddeo ha resistito a due pronunce giurisdizionali convergenti, appellando la prima e ignorando di fatto entrambe nell’attività quotidiana.
Rosanna Picano ha ora dalla sua parte due sentenze, TAR e Consiglio di Stato, che riconoscono l’illegittimità di quanto è stato fatto nei suoi confronti. Il suo avvocato Luca Scipione (che nel 2021 aveva curato con successo la difesa legale di Taddeo stesso nel ricorso presentato dall’ex candidato sindaco Amato La Mura) ha seguito la comandante con altrettanto successo nei due gradi del giudizio amministrativo.
Le conseguenze politiche
La vicenda si colloca a meno di un anno dalle prossime elezioni amministrative di Formia. Il Consiglio di Stato che certifica che il Comune ha operato in maniera non corretta è un dato che le minoranze consiliari, già compatte nel chiedere chiarezza sul caso Picano fin dall’aprile scorso, useranno con tutta l’energia che gli resta da qui al voto.
C’è poi la dimensione più sottile ma non meno rilevante: il collegamento tra la rimozione di Rosanna Picano e la politica. Suo fratello Erasmo Picano era stato capolista UDC a sostegno di Amato La Mura (avversario alle urne del sindaco Taddeo) nelle elezioni del 2021. Il sospetto che il cambio di mansioni della comandante avesse radici politiche e non meramente organizzative non è mai stato formulato in sede giudiziaria. E nemmeno c’è il minimo elemento concreto che legittimi a pensarlo.
Quello che i giudici hanno invece formulato, con due sentenze convergenti, è che il Comune di Formia ha commesso «macroscopici errori» e che li ha perpetuati ignorando le pronunce dei tribunali.
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