Crotone, la rabbia dei malati al flash mob di “Cittadini Liberi” all’Asp: «Valigie piene di cartelle cliniche e terapie salvavita sospese»



Fonte: WeSud

Una richiesta corale, ferma e non più rimandabile: garantire una sanità d’eccellenza e servizi di prossimità in un territorio gravato da pesanti emergenze ambientali. Con questo spirito si è svolto questa mattina, a partire dalle ore 10:30, un partecipato flash mob dinanzi agli uffici ASP “Il Granaio” di Crotone. La manifestazione, promossa dal gruppo “Cittadini Liberi”, ha visto la convergenza spontanea di numerosi esponenti del mondo politico locale e di diverse componenti del tessuto associazionistico del territorio.

Sotto lo slogan provocatorio e quanto mai attuale «In un SIN si cura di più, non si taglia di più», i manifestanti hanno inteso accendere i riflettori sulla condizione paradossale di Crotone. Essendo un Sito di Interesse Nazionale (SIN) a causa dell’inquinamento industriale, la città necessiterebbe di tutele sanitarie superiori alla media, a fronte invece di una costante contrazione dei servizi e del personale.

L’azione di protesta non ha assunto i toni della semplice lamentela, ma ha messo sul tavolo dei vertici aziendali e regionali una piattaforma di richieste precise e dettagliate per invertire la rotta: il potenziamento dell’ospedale “San Giovanni di Dio” attraverso un massiccio piano di investimenti e l’assunzione di medici e infermieri; la sollecitata attivazione della medicina nucleare e il contestuale rafforzamento del reparto di oncologia, presidio vitale per un territorio dall’alto tasso di patologie tumorali; l’istituzione di screening oncologici e tossicologici permanenti e gratuiti; l’abbattimento drastico delle liste d’attesa per bloccare la migrazione sanitaria verso altre regioni e l’implementazione di percorsi assistenziali strutturati per la tutela delle fasce più deboli e affette da patologie croniche.

La presenza al fianco di “Cittadini Liberi” di vari rappresentanti dela politica locale e delle associazioni civiche testimonia come il tema della salute pubblica sia ormai percepito come una battaglia identitaria e trasversale. Politica e terzo settore hanno fatto squadra per ribadire un concetto chiaro impresso sui cartelli della mattinata: «La salute dei cittadini non è un optional. Facciamoci sentire». I promotori hanno annunciato che il flash mob di questa mattina rappresenta solo il primo passo di una mobilitazione permanente che continuerà a vigilare sulle scelte strategiche dell’ASP e della struttura commissariale della Regione Calabria.


La protesta è stata strutturata e scandita dal rumore delle cerniere delle valigie che si aprono, rivelando al loro interno non indumenti o costumi da bagno, ma faldoni di referti e cartelle cliniche. È stata una mattinata di fortissimo impatto emotivo e di denuncia in cui i comitati hanno dato voce ai disagi reali. Sotto la lente dei partecipanti sono finite le condizioni di accoglienza dell’utenza e, soprattutto, le pesanti carenze strutturali del territorio. Nel corso della mattinata si sono così registrati e alternati, senza un ordine preciso, diversi e accorati contributi da parte di attivisti, professionisti e cittadini che vivono la malattia sulla propria pelle.

Tra le diverse voci che hanno animato la piazza, l’avvocato Trocino ha puntato il dito contro l’indifferenza delle istituzioni a tutti i livelli, non risparmiando critiche alla governance dell’azienda sanitaria, al sindaco della città e ai vertici della Cittadella Regionale:

«Questo flash mob vuole sensibilizzare su una problematica che affligge il territorio da anni senza ricevere la dovuta attenzione. Il presidente della Regione Occhiuto sta facendo solo gli interessi di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, isolando completamente il nostro territorio. Crotone va bene per le discariche e per le industrie inquinanti, ma non per la salute dei cittadini. Ne è una testimanaza la situazione indecente che vediamo qui ogni giorno, con le persone costrette a fare the fila in qualsiasi condizione meteo, sotto il sole o la pioggia, su panchine legate con la catena. Ci opponiamo fermamente a questo sistema malato».

Il presidente dell’associazione “Cittadini Liberi”, Giuseppe Pirillo, ha ribadito con forza le ragioni scientifiche e sociali che rendono la mobilitazione un atto di legittima difesa per la comunità crotonese, esprimendo amarezza per una risposta della cittadinanza non sempre immediata:

«Ci troviamo in un Sito di Interesse Nazionale (SIN) in cui la percentuale di malati oncologici e di decessi per cancro supera di oltre il 64% la media standard. Nonostante questo, l’ASP nicchia e non promuove screening strutturati di biomonitoraggio. L’assenza delle istituzioni fa male: qui non si tratta di destra o sinistra, ma della salute dei crotonesi. Chi governa preferisce il Summer Festival applicando il solito antico sistema del panem et circenses. Purtroppo, come nella teoria della rana bollita, rischiamo di abituarci a cuocere nell’acqua tiepida fino a quando ogni reazione sarà inutile. Abbiamo inviato una PEC all’ASP per chiedere un tavolo istituzionale e risposte sul registro tumori, e rimaniamo in attesa».

A dare un volto e un corpo alla drammatica realtà dei “viaggi della speranza” è stata la testimonianza di Filareto, paziente colpito da un tumore al cervello, che ha mostrato pubblicamente gli esiti delle proprie analisi tossicologiche:

«Siamo qui per dare voce a chi è costretto a emigrare per curarsi, affrontando costi e disagi immensi. Questa valigia che ho portato con me, dove la mia destinazione di cura è Roma, non è piena di vestiti per le vacanze ma di cartelle sanitarie. Io fortunatamente posso parlarne, ma siamo malati: i miei screening personali sui metalli pesanti certificano livelli di arsenico a 18 anziché 15, alluminio a 31 invece di 15 e uno zinco a 13.566 a fronte di un massimo di 900. L’ASP ha avviato uno screening farsa su soli 140 soggetti tra i 20 e i 50 anni, una misura del tutto insufficiente per una popolazione di 60.000 abitanti. Chiediamo al governo dove sia la nomina del nuovo commissario, attesa da nove mesi, per sbloccare una parte dei 65 milioni di euro destinati alla nostra salute».

Un altro squarcio di profonda preoccupazione è stato aperto dalla denuncia sollevata da Pietro Ambrese, portavoce del comitato dei pazienti drepanocitici, che ha annunciato l’improvvisa interruzione di una terapia vitale presso il nosocomio crotonese:

«Dal 2019 eseguo la terapia salva-vita per la drepanocitosi al SIMT di Crotone. Ieri è stata eseguita l’ultima procedura con l’ultimo kit rimasto e oggi il servizio si è ufficialmente spento. L’ASP si giustifica parlando di un macchinario obsoleto e di kit irreperibili sul mercato, decidendo di trasferire le prestazioni di alta complessità (come l’eritrocitaferesi) a Catanzaro. È assurdo e calpesta la nostra dignità: parliamo di una terapia che dobbiamo fare una volta al mese per tutta la vita. Chiediamo alla Regione una deroga urgente per consentire la prosecuzione del servizio a Crotone e l’acquisto di un macchinario moderno. Non è tollerabile che un paziente, dopo una procedura di due ore e mezza che comporta shock emodinamici e metabolici, debba affrontare altre due ore di viaggio tra i cantieri della statale 106, che tutto è tranne che una strada della salute».

Particolarmente incisiva anche la riflessione dell’attivista Giovanni Marsala, che ha focalizzato l’attenzione sulla necessità di restituire decoro e umanità ai reparti ospedalieri d’eccellenza, superando lo stato di rassegnazione generale:

«La rassegnazione è un sentimento che dobbiamo trasformare. Le carenze sono tante, a cominciare dalla necessità di avere un vero e proprio reparto di oncologia che dia dignità ai malati. Il mio sogno è che nello stesso piano vengano unificati il Day Hospital e il reparto di degenza comune: non è ammissibile che la dignità del paziente, anche di quello terminale, venga trascurata a causa di questa frammentazione. Realizzare una struttura oncologica degna deve essere l’atto propedeutico alla riapertura del reparto di Medicina Nucleare, chiuso incredibilmente dal 2019. Si è cercato di rattoppare dando accreditamenti ai privati, ma la sanità pubblica viene prima di tutto. Chiediamo all’amministrazione locale e regionale di svegliarsi e di avviare un tavolo di concertazione per dirci le cose come stanno e decidere finalmente da dove iniziare apcostruire».


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