Kleber Mendonça Filho e Crítico al Cinema Ritrovato


La presenza di Kleber Mendonça Filho a Bologna non riguarda soltanto una proiezione d’archivio. Crítico mette sullo stesso tavolo il giovane giornalista che interrogava cineasti e il regista che oggi arriva ai festival con opere premiate sulla Croisette. Il Cinema Ritrovato ha scelto il punto di contatto fra le due vite pubbliche dell’autore.

Archivio della serata: l’incontro bolognese è già avvenuto. Orari, luoghi e titoli sono riportati come cronaca degli appuntamenti del 24 e 25 giugno 2026.

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Bologna sceglie il film che chiude il mestiere di critico

La serata del 24 giugno ha collocato Crítico nella sezione Special Events, al Cinema Modernissimo, con la conversazione prima della proiezione. Dentro un festival che nel 2026 celebra la quarantesima edizione fra il 20 e il 28 giugno, la scelta non ha un peso celebrativo generico. Il film del 2008 torna quando il suo autore arriva da una fase di massima esposizione internazionale.

Il calendario della Cineteca di Bologna collima su luogo, orario e successione degli appuntamenti: Crítico il 24 giugno, L’agente segreto il 25 giugno nella nuova Arena Puccini e Bacurau il 29 giugno in Piazza Maggiore con videointervento del regista. La sequenza bolognese lavora per accostamento: prima l’addio alla critica, poi il film più recente, poi il titolo che nel 2019 ha portato Mendonça Filho nel centro del discorso festivaliero mondiale.

I tre numeri di Crítico: 103, 79 e circa settanta

Crítico organizza una massa di colloqui girati in quasi un decennio. Il totale registrato arriva a 103. Nel montaggio entrano 79 colloqui. Le schede di circolazione parlano di circa settanta fra critici e cineasti. Lo scarto nasce dal modo di contare sessioni filmate e persone, perché una stessa figura intervistata più volte non coincide con una sola presenza nominale.

Film-documentaire.fr conserva il profilo produttivo: Brasile, 2008, 75 minuti, 35 mm, colore e bianco e nero, scrittura firmata con Émilie Lesclaux. Cinefilia Ritrovata registra l’arco degli otto anni e il perimetro internazionale dell’impresa. Il film non cerca la battuta definitiva sul mestiere del critico. Preferisce mettere in attrito chi produce immagini e chi le giudica davanti al pubblico.

La scuola mancata e l’università del giornale

Le scuole di cinema a cui Mendonça Filho provò ad accedere lo respinsero. La laurea arrivò in giornalismo all’Universidade Federal de Pernambuco. Quella via laterale ha inciso sul modo in cui il regista osserva sale, quartieri e spettatori: prima il film come oggetto di scrittura quotidiana, poi il film come macchina narrativa da costruire.

Revista Continente attribuisce alla sua stagione critica tredici anni di scrittura fra CinemaScópio, Jornal do Commercio, Folha de S.Paulo, Continente e Cinética. Trigon-film aggiunge i diciotto anni alla sezione cinema della Fundação Joaquim Nabuco. Da qui nasce una figura poco frequente: un autore che entra nella regia dopo aver praticato programmazione, recensione e frequentazione delle sale come lavoro ordinario.

Il doppio incarico diventa ingovernabile nei festival

Negli anni dei corti, recensioni e riprese si sovrapponevano. Mendonça Filho girava in video con amici e intanto scriveva di cinema. Il cortocircuito arrivava nei festival, quando i lavori brevi circolavano e il critico incontrava in cene, sale e corridoi autori già giudicati severamente sulle pagine dei giornali.

ComingSoon.it conserva l’episodio conviviale come chiave biografica della transizione. Crítico diventa il film d’addio a quel doppio incarico. Non c’è retorica della vocazione tradita: Mendonça Filho dichiarava di essere stato felice dentro il giornalismo cinematografico. Il distacco nasce dalla fatica di abitare nello stesso giorno due posizioni pubbliche incompatibili.

Da Crítico a Recife, la sala resta il centro

Da Crítico ai titoli successivi corre un nesso materiale: Mendonça Filho osserva il cinema come pratica pubblica, fatta di luoghi, biglietti, archivi domestici, schermi di quartiere e conversazioni dopo la proiezione. Il suono intorno trasporta questo sguardo dentro il condominio e la strada. Aquarius lo innesta nell’abitazione minacciata dalla speculazione. Retratos Fantasmas lo riporta nelle sale di Recife, fra insegne scomparse e palazzi riconvertiti.

Festival de Cannes conferma la traiettoria internazionale: Aquarius in concorso nel 2016, Bacurau con Premio della Giuria nel 2019, Retratos Fantasmas nelle Special Screenings del 2023 e O Agente Secreto premiato nel 2025 per la regia e per l’interpretazione di Wagner Moura. Il rientro bolognese su Crítico non guarda indietro per nostalgia. Rimette a fuoco l’attrezzo originario: guardare un film fino a sentirne la responsabilità pubblica.

L’agente segreto dà peso al ritorno bolognese

L’agente segreto arriva nella scia del riconoscimento di Cannes e riporta Mendonça Filho a Recife, nel 1977, durante la dittatura militare brasiliana. Il film usa il thriller politico per far emergere persecuzione, identità cambiate e controllo statale. La scelta del Cinema Ritrovato di accostarlo a Crítico crea una doppia esposizione: l’autore che interrogava chi fa cinema e l’autore che oggi lavora dentro una macchina narrativa più ampia.

La forza del dittico bolognese nasce dalla distanza fra i due oggetti. Crítico mette in scena persone che parlano del giudizio sui film. L’agente segreto incorpora il giudizio dentro un racconto storico, dove le immagini non stanno mai in zona neutra. Fra il 2008 e il 2025 cambia la scala produttiva, resta identica l’ossessione per il rapporto fra sala, città e potere.

Il confine fra recensione e regia è più fragile di quanto sembri

Mendonça Filho ha formulato a Bologna una posizione netta: fare cinema riguarda anche scrivere critica e programmare festival. La frase va presa alla lettera, perché sposta il mestiere fuori dal solo set. Chi seleziona un film per una sala, chi ne scrive pubblicamente e chi lo dirige partecipa alla stessa catena di circolazione culturale.

Da quel nodo nasce il carattere ancora attuale di Crítico. Il film del 2008 non appartiene al passato della critica come reperto. Interroga un presente in cui la recensione rischia di ridursi a reazione rapida e in cui i festival restano uno dei pochi luoghi dove il confronto fra autore, opera e spettatore conserva durata. Bologna ha riaperto quel nodo nel posto più adatto: una sala piena, prima della proiezione.


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 Junior Cristarella

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