Via Celsa, riapre il tempio romano di Botteghe Oscure


Il nome usato nelle comunicazioni istituzionali richiama via delle Botteghe Oscure. L’ingresso reale è al civico 3 di via Celsa. L’area ricade nel Rione Pigna e nel Municipio I. I resti aperti alle visite occupano il margine meridionale di un impianto antico esteso sotto gli edifici attuali. La visita comprende una porzione del tempio e del sistema porticato che lo circondava.

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Dal rinvio del 21 giugno alla visita del 24

L’area figurava nel calendario gratuito di domenica 21 giugno. Un problema tecnico impose il rinvio. L’apertura venne recuperata mercoledì 24 giugno dalle 17.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 19.

Quella finestra straordinaria precede il regime ordinario su prenotazione. La gratuità del 24 giugno non si estende agli ingressi successivi.

Il cantiere parte da una perdita fognaria

Il degrado che ha imposto i lavori proveniva dalla rete fognaria dell’edificio. Una perdita aveva raggiunto l’area archeologica e gli stucchi applicati alle colonne stavano perdendo adesione. Riparare soltanto le superfici avrebbe lasciato attiva l’infiltrazione. Il cantiere ha affrontato l’origine idraulica prima del restauro dei materiali antichi.

Il finanziamento ammonta a 536.000 euro. La durata amministrativa va dal 1° giugno 2022 al 30 giugno 2026. La scheda di Roma Capitale assegna al progetto lo stato «concluso». Il codice CUP è J89D22000700001. Il finanziamento rientra nell’investimento I4.3 Caput Mundi della componente M1C3 Turismo e Cultura 4.0. La riapertura del 24 giugno chiude il lavoro sul sito. La cronaca di ANSA relativa alla cerimonia conferma che l’intervento è terminato.

Le colonne in peperino e gli impianti rinnovati

Le due colonne ricomposte hanno fusti in peperino rivestiti di stucco. Sopra si trovano capitelli corinzi in travertino. Il lavoro ha consolidato i materiali e trattato le superfici deteriorate.

Sono entrati in esercizio un impianto antintrusione e un’illuminazione scenografica destinata anche alle aperture serali. Le modalità pubblicate non prevedono però un’apertura notturna stabile. Repubblica Roma ha documentato il nuovo assetto durante l’inaugurazione.

Il tempio visto dal margine meridionale

Entrando da via Celsa si incontra il lato sud del quadriportico. La fila colonnata affianca una fontana. Più avanti emerge il lastricato della piazza che circondava il tempio.

La porzione esposta conserva parte del podio in travertino e la scalinata frontale. Un tratto della cella appare sul lato orientale. Il visitatore osserva il bordo di un impianto molto più esteso del recinto accessibile.

Periptero e ottastilo descrivono la pianta

La definizione periptero segnala un colonnato disposto lungo tutti i lati dell’edificio sacro. Ottastilo indica otto colonne sulla fronte. Una scalinata conduceva al podio e la cella occupava la parte interna.

La forma architettonica appartiene al grande recinto porticato del Campo Marzio. Il tempio faceva parte dello stesso impianto della piazza e dei portici. Quella disposizione orientava l’accesso dei frequentatori antichi.

La cella continua sotto gli edifici attuali

Le pareti meridionale e orientale della cella proseguono nelle cantine dei civici 3-5 di via Celsa. Sono murature in laterizio attribuite al rifacimento flavio. All’interno resta una base rettangolare per la statua di culto, costruita in mattoni e dotata di una sporgenza centrale.

Ai lati della base si aprivano due vani ciechi, forse collegati a scale. Due file di colonne interne emergono dal frammento della Forma Urbis, la pianta marmorea severiana conservata nel Museo della Forma Urbis al Celio.

MINI[CIA], l’iscrizione che identifica il portico

Un frammento della Forma Urbis porta la scritta MINI[CIA]. Il testo collega l’area alla Porticus Minucia, nome attestato per due portici diversi dell’area.

L’abbreviazione lascia irrisolte due attribuzioni: quale portico occupasse l’isolato e quale divinità ricevesse il culto nel tempio. Il nome amministrativo «Tempio delle Ninfe» segue una delle proposte archeologiche.

Vetus e Frumentaria, due attribuzioni incompatibili

Una proposta colloca qui la Porticus Minucia Frumentaria, l’impianto imperiale legato alle distribuzioni gratuite di grano. La stessa attribuzione assegna il tempio alle Ninfe, dove sarebbe stato custodito l’archivio delle frumentationes. La Porticus Minucia Vetus si troverebbe a Largo Argentina e il tempio D sarebbe quello dei Lari Permarini.

La Vetus prende il nome dal portico celebrativo attribuito a Marco Minucio Rufo, console nel 110 a.C. L’edificio ricordava il suo trionfo sugli Scordisci.

Un’altra proposta identifica l’area di via Celsa con la Vetus e attribuisce il tempio ai Lari Permarini. La Frumentaria andrebbe cercata altrove. Fausto Zevi l’ha collocata presso via Arenula, associandola alla craticula di via Santa Maria dei Calderari. La vicinanza al Tevere avrebbe agevolato l’arrivo del grano e l’afflusso dei beneficiari.

Le due attribuzioni continuano a convivere nella bibliografia archeologica.

L’incendio dell’80 d.C. e il rifacimento di Domiziano

L’area monumentale fu colpita dall’incendio dell’80 d.C., durante il principato di Tito. Domiziano intervenne l’anno seguente. A quel rifacimento appartengono il muro in laterizio della cella e il lastricato in travertino del portico orientale.

Nel portico orientale restano quattro basi di colonne repubblicane. Le grandi lastre in travertino appartengono al rifacimento domizianeo. Le strutture mostrano la continuità del portico attraverso campagne edilizie collocate a quote differenti.

Il terreno venne rialzato prima dell’età flavia

Un riempimento datato tra il 25 e il 50 d.C. alzò il piano di calpestio. Sotto quella quota compare un pavimento in tufo della tarda età repubblicana.

La successione prova che il portico cambiò quota già prima dell’incendio. L’intervento domizianeo si inserì sopra un edificio già rimaneggiato e conservò parti delle strutture precedenti.

La moneta del 425 d.C. data l’abbandono

Tra gli stucchi crollati fu rinvenuta una moneta di Valentiniano III, emessa nel 425 d.C. La sua posizione offre un termine dopo il quale iniziò l’abbandono delle strutture.

Spoliazioni e trasformazioni seguirono tra VI e VII secolo. Le cantine moderne vennero scavate tra Cinquecento e Seicento. I lavori rasarono le murature antiche a una quota uniforme. Quegli ambienti rimasero in uso fino ai primi anni del Novecento.

Lo scavo del 1938 arresta il progetto edilizio

Lo slargo stradale imposto nel 1938 arretrò il fronte dei nuovi edifici di otto-dodici metri. Lo scavo mise in vista le strutture romane e portò alla revoca dei diritti edificatori sull’area. Il tempio venne identificato in un primo momento con quello di Bellona.

La guerra e i passaggi amministrativi rallentarono la sistemazione. Le colonne furono ricomposte e lo spazio archeologico venne organizzato negli anni Cinquanta.

Le regole per gruppi e associazioni

Le prenotazioni di gruppo richiedono almeno cinque biglietti. Ogni associazione o guida dispone di cinque appuntamenti per trimestre. Due al massimo cadono nel fine settimana e gli altri sono feriali. Il biglietto non comprende il servizio di guida.

La disdetta deve arrivare almeno 72 ore prima. Un annullamento tardivo comporta il pagamento di cinque biglietti interi tramite bonifico. Il mancato versamento preclude le prenotazioni del trimestre seguente. Il tetto di sedici persone disciplina la presenza simultanea nell’area.


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 Junior Cristarella

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