A pochi giorni da un passaggio destinato a incidere sugli equilibri della galassia Del Vecchio, Leonardo Maria Del Vecchio imprime una svolta alla governance del proprio family office e affida la guida operativa di Lmdv Capital a Lorenzo Calì, manager con una lunga esperienza maturata prima in Luxottica e successivamente in Moncler.
La scelta di Lorenzo Calì non è casuale. Il manager vanta un percorso professionale strettamente legato a due delle aziende simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo. Per circa quindici anni ha lavorato in Luxottica, il gruppo fondato da Leonardo Del Vecchio, maturando esperienza nella gestione e nello sviluppo delle attività internazionali. Successivamente è approdato in Moncler, una delle principali realtà del lusso quotate a Piazza Affari, dove ha ulteriormente consolidato competenze manageriali in un contesto globale e ad alta crescita. Nei mesi scorsi il passaggio a Lmdv Capital, culminato ora ora con la promozione al vertice operativo del family office. Pur mantenendo finora un profilo pubblico relativamente riservato, Calì rappresenta una figura cresciuta nella cultura manageriale del gruppo Del Vecchio e successivamente affinata nel settore del lusso, caratteristiche che lo rendono un profilo adatto a guidare una struttura che negli ultimi anni ha investito circa un miliardo di euro in comparti che spaziano dall’hospitality ai media, fino ai brand del Made in Italy.
La decisione è maturata nelle ultime ore, in un contesto particolarmente delicato per l’intero universo imprenditoriale costruito attorno alla holding Delfin. Martedì 23 giugno, nella sede milanese di via Monte Napoleone, Leonardo Maria Del Vecchio ha convocato il management di Lmdv Capital per avviare una profonda riorganizzazione interna che arriva proprio mentre il progetto di riassetto della cassaforte lussemburghese sembra attraversare una fase di rallentamento.
L’operazione che avrebbe dovuto portare il figlio del fondatore di Luxottica a rafforzare in maniera decisiva il proprio peso all’interno di Delfin resta infatti sospesa. Il piano prevedeva l’acquisizione delle quote detenute dai fratelli Luca e Paola Del Vecchio attraverso un’operazione dal valore complessivo di circa 10 miliardi di euro. Se portata a termine, la transazione avrebbe consentito a Leonardo Maria di salire al 37,5% del capitale, assumendo il ruolo di principale azionista della holding che rappresenta uno dei centri nevralgici della finanza italiana.
Delfin controlla infatti partecipazioni strategiche in alcune delle principali realtà europee e italiane, tra cui EssilorLuxottica, Generali, Monte dei Paschi di Siena e UniCredit. Proprio per questo motivo l’esito della partita viene seguito con attenzione non solo dagli azionisti, ma anche dagli operatori finanziari coinvolti nell’operazione.
Nelle ultime settimane, tuttavia, il percorso verso l’accordo si è complicato. Le divergenze emerse all’interno della famiglia, unite alle valutazioni prudenti del consiglio di amministrazione della holding, hanno contribuito ad aumentare le incertezze. A queste si sono aggiunti i dubbi degli istituti di credito chiamati a sostenere finanziariamente l’operazione, rendendo il quadro ancora più complesso.
Il prossimo snodo arriverà il 30 giugno, data dell’assemblea di Delfin che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro assetto della società. Un appuntamento che lo stesso Leonardo Maria Del Vecchio ha definito fondamentale per la “natura stessa e il futuro” della holding. Sul tavolo non resta soltanto l’ipotesi dell’acquisto delle quote dei fratelli da parte sua, ma prende sempre più corpo anche una soluzione alternativa: il possibile riacquisto delle partecipazioni di Luca e Paola direttamente da parte di Delfin.
In attesa che si sciolga questo nodo, Del Vecchio ha scelto di intervenire sulla struttura manageriale di Lmdv Capital. Il family office rappresenta oggi uno dei principali strumenti di investimento dell’imprenditore e negli ultimi anni ha costruito un portafoglio di partecipazioni attraverso operazioni che, complessivamente, hanno mobilitato circa un miliardo di euro. Tra gli investimenti più significativi figurano Acqua di Fiuggi, Twiga e Leone Film Group, realtà molto diverse tra loro ma accomunate dall’obiettivo di costruire valore in settori ad alto potenziale.
A guidare questa nuova fase sarà Lorenzo Calì. Il riassetto non riguarda però soltanto il vertice. Marco Talarico, amministratore delegato uscente e cofondatore di Lmdv, resterà all’interno della struttura con nuove responsabilità, mentre lascia il gruppo Luigi Mascellaro, fino a oggi direttore generale del family office. Parallelamente, starebbero assumendo un ruolo sempre più rilevante anche Gabriele Benedetto, manager noto per l’esperienza maturata in Telepass, e Alessandro Galleni, entrambi indicati come figure destinate a rafforzare ulteriormente la squadra di comando.
La riorganizzazione di Lmdv si intreccia inevitabilmente con la partita aperta su Delfin. Secondo quanto emerge da fonti vicine al dossier, nei giorni scorsi alcuni rappresentanti di UniCredit, banca capofila del finanziamento destinato a sostenere l’operazione, si sarebbero recati in Lussemburgo per una serie di incontri con professionisti legati all’universo Delfin. Un’attività che conferma come il confronto sia ancora aperto e come tutte le opzioni restino sul tavolo.
Tra queste continua a circolare anche l’ipotesi che la holding possa procedere direttamente all’acquisto delle quote detenute da alcuni soci. Non soltanto quelle di Luca e Paola Del Vecchio, ma potenzialmente anche di un ulteriore azionista tra gli otto eredi coinvolti nella governance della cassaforte di famiglia.
Per Leonardo Maria Del Vecchio, dunque, le prossime settimane rappresentano un passaggio cruciale. Da una parte c’è la necessità di consolidare la struttura manageriale del proprio family office e valorizzare un portafoglio di investimenti costruito in pochi anni. Dall’altra resta aperta la sfida più importante: quella per il controllo e la futura governance di Delfin, uno dei principali centri di potere finanziario del capitalismo italiano. Il verdetto arriverà dall’assemblea del 30 giugno, ma intanto il primo segnale è già arrivato: la riorganizzazione di Lmdv è iniziata
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Cristina Giua
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