Portate nel Cuneese, Varaita quasi al -70% su un anno


Una percentuale provinciale falserebbe la distribuzione reale della carenza. La percentuale vicina al 70% appartiene al Varaita a Polonghera nel confronto con il 22 giugno 2025. Sullo stesso corso d’acqua il mese di maggio aveva già segnato una portata media pari a circa metà della norma storica.

Unità usate: la portata esprime il volume d’acqua che attraversa una sezione in un secondo. Il livello idrometrico indica la quota della superficie riferita allo zero della singola stazione.

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Il 70% appartiene alla sezione del Varaita

La percentuale più alta nasce dal passaggio del Varaita a Polonghera da 3,3 a 1,0 m³/s tra il 22 giugno 2025 e il 22 giugno 2026. La variazione calcolata è del 69,7%. Il bollettino giornaliero assegna al 22 giugno la stessa media di 1,0 m³/s. Il 69,7% vale per una sezione e per due date omologhe.

ANSA ha riportato la natura disomogenea delle sezioni. L’Ellero a Mondovì scende da 1,1 a 0,5 m³/s nel medesimo confronto. Sul Maira e sulla Stura di Demonte la diminuzione è inferiore. Trattare il 70% come etichetta per tutti i fiumi trasformerebbe il massimo locale in una media che non esiste.

Portata e livello non sono intercambiabili

La portata usa metri cubi al secondo e misura il volume transitato nella sezione. Il livello idrometrico usa metri riferiti allo zero idrometrico locale. L’Agenzia regionale collega le due grandezze con una scala di deflusso costruita tramite misure in alveo e rilievi topografici. La geometria del letto fluviale varia da una stazione all’altra. Lo stesso calo in centimetri non equivale allo stesso volume su torrenti diversi.

I centimetri diffusi dall’associazione agricola descrivono uno scarto annuo dei livelli medi presso ciascun idrometro. Servono a seguire la medesima sezione nel tempo. Il confronto volumetrico fra aste differenti resterebbe privo di base. La forma dell’alveo e le regolazioni a monte modificano la curva che trasforma quota in portata.

Maggio ha ridotto alimentazione e riserva

La precipitazione media regionale di maggio si è fermata a circa 70 millimetri. Sul bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino lo scarto è stato del 44% sotto la media 1991-2020. La minore alimentazione ha raggiunto i corsi d’acqua all’ingresso dell’estate irrigua.

Il 31% riguarda una somma. Il calcolo unisce l’equivalente idrico della neve alle riserve degli invasi regolati. Nel totale entra anche il Lago Maggiore. La componente nivale ha inciso maggiormente perché la neve al suolo era molto ridotta nelle aree occidentali e settentrionali. Attribuire l’intera percentuale al lago altererebbe la base di calcolo.

La domanda irrigua cresce con il deflusso in calo

Il caldo agisce su due lati dello stesso bilancio. Aumenta l’evapotraspirazione delle colture e accelera la perdita d’acqua dai suoli. Le aziende irrigano più spesso proprio quando la disponibilità nei corsi d’acqua diminuisce. L’esposizione riguarda il mais e i frutteti. Gli ortaggi richiedono turni ravvicinati. Noccioleti e foraggere aggiungono carico sui comprensori irrigui.

Una portata bassa non equivale ad acqua assente alle opere di presa. La quantità derivabile parte dalla concessione e dal rilascio ecologico. Incidono anche i diritti delle utenze poste a valle. L’azienda perde margine quando l’acqua presente in alveo non copre insieme il rilascio dovuto e i turni assegnati dal consorzio.

Deroghe al Deflusso Ecologico, limiti e autorità

La richiesta agricola riguarda l’esame delle deroghe nelle fasi di carenza. In Piemonte la domanda del singolo prelevatore non produce da sola una deroga. L’esame spetta alle Province e alla Città Metropolitana entro la Direttiva Deflussi. Il provvedimento deve avere durata limitata e presupposti eccezionali.

Il concessionario deve disporre di un’opera di presa modulabile e misurare portate e volumi prelevati. Per gli usi irrigui serve un piano di riparto coordinato dal consorzio. La deroga non azzera la tutela del corso d’acqua e non consente di intaccare i diritti degli utenti a valle. È una riduzione temporanea del rilascio subordinata alla severità idrica riconosciuta.

Micro-invasi e recupero delle opere esistenti

La proposta agricola separa il bisogno immediato dall’investimento pluriennale. I laghetti irrigui accumulano acqua nei periodi di maggiore disponibilità e la restituiscono ai campi durante i turni. Il recupero di canali e vasche già presenti richiede meno tempo di una nuova opera quando strutture e autorizzazioni sono ancora utilizzabili. Anche gli sbarramenti esistenti entrano nella ricognizione.

Un piccolo invaso offre capacità stagionale solo se riceve acqua nei periodi di surplus e dispone di una rete di distribuzione adatta. La resa dipende dal volume e dalla quota. La distanza dalle aziende decide quanta energia serve per il trasferimento. I consorzi irrigui collegano la scelta dei siti ai turni e alle derivazioni già autorizzate.

L’Osservatorio regionale entra nella gestione estiva

L’amministrazione regionale ha avviato la riapertura dell’Osservatorio di emergenza idrica. Il presidio segue l’acqua potabile e l’uso agricolo insieme ai bacini fluviali. Un tavolo separato è dedicato al Lago Maggiore. Le misure giornaliere diventano la base del coordinamento sulle derivazioni e sulle riserve.

Per il Cuneese la sede regionale evita una media indistinta. Il Varaita mostra una contrazione superiore a quella della Stura di Demonte. Le decisioni sui prelievi devono restare legate alla singola asta e alla portata disponibile. I diritti di valle fissano un ulteriore limite. Il territorio provinciale condivide la siccità ma non una sola quantità d’acqua.

Turni irrigui e misure alle opere di presa

Finché le portate restano differenziate, la distribuzione deve seguire misure aggiornate per ogni sezione. Turnazioni più strette evitano che gli utenti a monte esauriscano la quota destinata a quelli a valle. La misurazione delle opere di presa rende controllabile il volume derivato e dà al consorzio i numeri per correggere il riparto durante la stagione.

La deroga opera per un periodo limitato. Nuovi bacini richiedono progettazione e autorizzazioni. Il recupero delle opere già presenti incide prima quando la rete irrigua è ancora collegata e l’invaso conserva capacità. Confondere queste scale temporali produce attese che nessun singolo intervento riesce a soddisfare.


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 Junior Cristarella

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