Una mostra per i 20 anni della galleria Dep Art a Milano. Intervista ad Antonio Addamiano


Inaugura martedì 23 giugno 2026 a Milano Dep Art Gallery. 20 anni, la mostra collettiva che celebra l’anniversario a cifra tonda della galleria Dep Art, fondata da Antonio Addamiano. Ventisei le opere esposte, con tutti gli artisti che hanno segnato, dalla fondazione nel 2006 a oggi, la storia di questo spazio per l’arte, che ha una sede a Milano e una in un trullo in Contrada Ulmo, nella campagna di Ceglie Messapica. Una mostra e una ricognizione visiva, che è “insieme bilancio e manifesto”, e che mette in luce le collaborazioni con artisti e curatori basate su fiducia e stima reciproca, sulla “condivisione di una visione, di relazioni, di studio, di rischio intellettuale”. Questo è quello “che ha orientato ogni scelta in questi vent’anni, e continua a farlo”, segnala Antonio Addamiano. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare il viaggio di Dep Art Gallery fin qui.

Antonio Addamiano e Turi Simeti, Dep Art Gallery, Milano, 2020. Photo Fabio Mantegna. Courtesy Dep Art Gallery

L’intervista ad Antonio Addamiano

Prima di tutto, buon ventesimo compleanno alla tua Dep Art Gallery: un traguardo a cifra tonda, che porta spesso a voler fare un bilancio di questi anni. Mi racconti come e con quale mostra hai aperto la tua galleria?
Ho aperto Dep Art nell’aprile 2006, a Milano, in via Giuriati 9, ma a ben vedere forse il vero momento di avvio è stato segnato dalla prima mostra dedicata a Mario Nigro, nel settembre dello stesso anno considero l’apertura vera e propria la prima mostra, dedicata a Mario Nigro.

Cosa ti ha motivato a imbarcarti in quest’avventura?
Avevo le idee chiare fin dall’inizio e una strategia precisa: diventare un punto di riferimento nel mercato italiano per un numero ristretto di artisti, dedicando a ciascuno uno studio intenso, sia della carriera che del mercato, organizzando una serie di mostre personali, facendomi affiancare da un curatore e documentando sempre tutto il lavoro con la produzione di cataloghi in italiano e inglese.

Rispetto a quell’indirizzo, direi che poi hai tenuto la rotta, senza lasciare quella traccia, giusto?
È una rotta che in vent’anni non ho mai abbandonato. Ho solo allargato lo sguardo, affiancando agli artisti italiani, con un focus sul secondo Dopoguerra, alcuni grandi nomi internazionali, soprattutto tedeschi.

Dep Art Gallery. 20 anni, veduta della mostra. Photo Bruno Bani. Courtesy Dep Art Gallery
Dep Art Gallery. 20 anni, veduta della mostra. Photo Bruno Bani. Courtesy Dep Art Gallery

La storia di Dep Art Gallery

La tua formazione è di stampo economico, tra l’altro, non storico-artistico; quelle competenze però credo ti siano state utili nella gestione di una galleria, giusto?
Sì, io mi sono laureato in gestione aziendale e marketing all’Università Cattolica di Milano. La parte storico-artistica, invece, l’ho respirata in casa, da mio padre Natale Addamiano, artista e docente a Brera: fin da bambino mi offrivo di accompagnarlo nelle gallerie, nei musei e nelle fiere d’arte. Erano forse queste ultime ad affascinarmi di più, per il loro dinamismo. Le due formazioni si sono rivelate certamente entrambe preziose per costruire la Dep Art di questi vent’anni.

Cosa serve secondo te per fare bene il gallerista?
Dovessi dare un consiglio, direi che sono necessarie tanta passione e tanta pazienza: è un lavoro senza orari, totalizzante, e che ti assorbe sette giorni su sette; ma se ami quell’ambiente e se trovi le persone giuste con cui collaborare, tutto il tempo che gli dedichi non pesa. Anzi, vola.

Wolfram Ullrich e Antonio Addamiano, Dep Art Out, Ceglie Messapica, 2022. Photo Fabio Mantegna. Courtesy Dep Art Gallery
Wolfram Ullrich e Antonio Addamiano, Dep Art Out, Ceglie Messapica, 2022. Photo Fabio Mantegna. Courtesy Dep Art Gallery

La galleria Dep Art tra Milano e Ceglie Messapica

Nel 2015 a segnare la crescita del lavoro della galleria hai inaugurato la nuova sede di Milano, come è andata?
Il 2015 è stato l’anno record della mia attività: un fatturato che non ho più ripetuto, trainato dal successo di Turi Simeti e del suo Archivio, di Alberto Biasi e di Pino Pinelli, ma un po’ di tutti gli artisti. Era un vero momento d’oro del mercato dell’arte, italiano e internazionale, e ho sentito che era il momento di fare il salto. Mi serviva uno spazio nuovo.

Che possibilità in più cercavi e cosa ti ha dato questo spazio nuovo?
In dieci anni di viaggi tra Europa, Asia e America mi ero fatto una sorta di lista dei desideri rispetto allo spazio che volevo, a come avrebbe dovuto essere la mia galleria del futuro, valutando pregi e difetti delle sedi per l’arte che visitavo.

E poi cosa è successo?
Ho avuto la fortuna di trovare un ex asilo abbandonato in zona Porta Romana, a Milano, e sono riuscito a trasformarlo nella galleria che avevo in mente. Con il supporto dell’amico architetto Stefano Dedè ha preso così forma la nostra attuale sede, in via Comelico 40.

Come si incastra il tuo progetto di Ceglie con le attività di Milano?
Ho aperto lo spazio di Ceglie Messapica, Dep Art Out, nel 2022, con la stessa direzione della galleria principale: pochi artisti, ma seguiti in profondità. Ceglie, più che una galleria, è un vero e proprio progetto culturale: per questo abbiamo aggiunto la parola out, Dep Art Out. È nato per creare e approfondire le relazioni con nuovi artisti e con galleristi prevalentemente stranieri; è il luogo in cui esco un po’ dal “sistema Dep Art” e dalle convenzioni della sede milanese scegliendo con grande libertà le collaborazioni. E proprio questo ha finito per aiutare anche Milano: le intersezioni e gli incontri nati a Ceglie hanno portato riflessi positivi anche sul lavoro in galleria.

Antonio Addamiano con Valero Adami, 2025. Ph. Fabio Mantegna. Courtesy Dep Art Gallery
Antonio Addamiano con Valero Adami, 2025. Photo Fabio Mantegna. Courtesy Dep Art Gallery

Da Salvo a Giuseppe Uncini. Gli artisti della galleria Dep Art

Guardando ai nomi della scuderia dei tuoi artisti, e quindi all’impatto che il tuo lavoro ha avuto sui loro percorsi, mi racconti tre risultati di cui sei orgoglioso?
È difficile sceglierne solo tre, perché quasi tutti i miei artisti sono stati motivo di orgoglio e mi hanno permesso di raggiungere obiettivi importanti. Se proprio devo scegliere, indico Turi Simeti, con cui ho trascorso dieci anni intensissimi, fatti di decine di mostre in Italia e all’estero, e con cui, grazie al sostegno di Amanda Nicoli e Federico Sardella, sono riuscito a portare a compimento il percorso dell’Archivio e il suo Catalogo Ragionato.

Il secondo?
Il secondo è Salvo: ho cominciato a collezionarlo già dal 2003, ho realizzato con lui due splendide mostre in galleria, ho esordito grazie a lui nella mia prima fiera prestigiosa e l’ho sostenuto fino a oggi, sia nelle fasi deboli del mercato sia in quest’ultimo grande successo internazionale.

E il terzo?
Il terzo, forse, è Valerio Adami: l’ho sempre collezionato, è stato il primo quadro appeso alle mie pareti, e diventare uno dei suoi galleristi mi ha reso davvero orgoglioso.

C’è, invece, un obiettivo che ti prefiggi per il prossimo futuro? Magari un artista della tua scuderia, che ancora non ha avuto il riconoscimento che secondo te merita?
Mi piacerebbe ripetere il successo internazionale raggiunto con Simeti e Salvo con un grande artista come Giuseppe Uncini: proprio due anni fa, con la fiducia dell’Archivio, abbiamo organizzato una grande retrospettiva e pubblicato un importante catalogo curato da Demetrio Paparoni.

E la risposta del mercato?
Il mercato dell’arte non sempre risponde subito, e bisogna fare i conti con le tendenze del momento, che oggi mi paiono andare in altre direzioni.

L'artista Salvo con Antonio Addamiano, Galleria Dep Art, Milano, 2010. Ph. Bruno Bani. Courtesy Dep Art Gallery
L’artista Salvo con Antonio Addamiano, Galleria Dep Art, Milano, 2010. Photo Bruno Bani. Courtesy Dep Art Gallery

Il grande riconoscimento internazionale di Salvo

Prima lo citavi, vogliamo raccontare dell’exploit di Salvo e quali sono le condizioni sistemiche, interne o esterne, che lo hanno reso possibile?
La mia opinione sul successo di Salvo si può analizzare in pochi punti. Come primo, la qualità e la coerenza della sua ricerca lungo tutti i decenni della carriera, unite alla sua gestione geniale della produzione. Secondo, l’affiancamento di un Archivio valido e professionale, stimato dagli operatori del mercato e che (ovviamente) conosce e ama davvero il lavoro di Salvo (un fattore, questo, non scontato). E il terzo fattore rilevante secondo me è stata la qualità delle sue gallerie internazionali di riferimento, che lo hanno esposto e lo espongono nelle proprie sedi e nelle fiere più prestigiose, facilitando il suo ingresso nelle collezioni più importanti.

Ed ecco il riconoscimento e il successo, per farla molto breve. Ma nemmeno a quel punto il lavoro del gallerista si arresta, perché quella posizione va custodita: cosa serve per proteggere un artista anche dal successo?
La qualità dei compratori e dei collezionisti di un artista, insieme alla presenza delle sue opere nei musei e nelle mostre pubbliche, è la migliore tutela del suo lavoro e del suo successo. Quando questi fattori si allineano, quando queste condizioni si verificano, il mercato si sostiene da solo grazie alla domanda costante e procede al sicuro.

La mostra di Regine Schumann alla Dep Art Gallery, Milano, 2019. Photo Bruno Bani. Courtesy Dep Art Gallery
La mostra di Regine Schumann alla Dep Art Gallery, Milano, 2019. Photo Bruno Bani. Courtesy Dep Art Gallery

Il mercato e le evoluzioni del sistema

Guardando alla situazione attuale delle gallerie, tu riscontri più difficoltà rispetto al passato o no?
Negli ultimi tre anni le difficoltà sono sempre più crescenti: i costi di gestione di una galleria sono quasi insostenibili rispetto ai margini che riusciamo ad applicare oggi, e le vendite si sono rarefatte. C’è però anche il rovescio positivo: ci muoviamo ormai in un mercato mondiale e non più soltanto nazionale, e i collezionisti esteri hanno una capacità di spesa maggiore.

E come hai visto cambiare il mercato dell’arte da quando hai iniziato a oggi?
Da quando ho iniziato, il sistema (inteso anche come approccio all’acquisto) è cambiato profondamente: la digitalizzazione, internet, le nuove piattaforme dedicate, la globalizzazione delle fiere e delle aste hanno riscritto molte regole. Si è guadagnato in apertura e in pubblico, ma si è perso un po’ di quel rapporto diretto, fatto di galleristi (e non solo mercanti), incontri di persona, cataloghi ben curati. Tutto questo, per me, resta insostituibile.

Quanto sono importanti per una galleria come la tua le fiere?
Le fiere sono aumentate di numero, con un effetto forse sempre meno incisivo per ciascuna; eppure restano un momento prezioso di incontro con nuovi collezionisti e di conferma per chi già ci segue. Difficile farne a meno: Dep Art partecipa a circa dieci fiere all’anno.

Quali sono quelle più strategiche e rilevanti per te?
Quelle che per noi contano di più sono per l’Italia Miart e Artissima, insieme ad Arte Fiera a Bologna, Verona, Roma. Sul fronte internazionale direi The Armory Show a New York, Art Brussels e Art Cologne (ma anche poi Art Düsseldorf, PAN Amsterdam, Investec Cape Town).

Antonio Addamiano con Alberto Biasi, 2022. Photo Fabio Mantegna. Courtesy Dep Art Gallery
Antonio Addamiano con Alberto Biasi, 2022. Photo Fabio Mantegna. Courtesy Dep Art Gallery

La galleria e i suoi collezionisti

Chi erano e chi sono oggi i tuoi collezionisti?
All’inizio i miei collezionisti erano soprattutto italiani, legati agli artisti del secondo Dopoguerra e ai grandi gruppi storici. Erano imprenditori grandi e piccoli, manager e professionisti in generale. Oggi sono sempre più internazionali, con una capacità di spesa maggiore e collezioni molto più “ragionate”.

Cosa chiedono i collezionisti al rapporto con una galleria di fiducia?
Quello che osservo è che i collezionisti amano seguire e sostenere con i loro acquisti le gallerie più attive sul mercato: preferiscono stare con chi li fa sentire tutelati, e quindi tendenzialmente le gallerie più grandi e strutturate, e il fenomeno è in forte crescita. Si compra poi sempre meno in gallerie tradizionali che non utilizzano i mezzi di comunicazione contemporanei. In fondo, ciò che i collezionisti chiedono a una galleria di fiducia è proprio questo: presenza, aggiornamento e la capacità di accompagnarli con competenza.

Qual è il problema più grande che, come gallerista, ti trovi ad affrontare oggi?
Proprio il restare sempre aggiornato. Essere davvero “sul pezzo” e preparato di fronte a ogni nuova discussione che attraversa il mondo dell’arte: le persone si aspettano che tu conosca tutti gli artisti, i curatori, i musei. Solo che, mentre prima poteva bastare una conoscenza della scena italiana, oggi se ne pretende una mondiale. Rilevo comunque il bisogno diffuso di una guida, per questo alcuni collezionisti scelgono e seguono solo un gruppo di gallerie, alcuni musei e (un po’ meno) i curatori. Scelgono “chi vale” e seguono quello.

Antonio Addamiano con Pino Pinelli, 2024. Photo Fabio Mantegna. Courtesy Dep Art Gallery
Antonio Addamiano con Pino Pinelli, 2024. Photo Fabio Mantegna. Courtesy Dep Art Gallery

Il presente e il futuro, il cuore e la curiosità nella storia di Dep Art

Cosa cambieresti, se dipendesse da te, del tuo lavoro?
Forse alleggerirei il peso degli adempimenti fiscali e burocratici che avvolgono il mondo dell’arte: a volte sono sproporzionati rispetto a transazioni anche modeste. Ne capisco le ragioni (è un settore attorno al quale ruotano capitali ingenti), ma su questo fronte qualcosa, potendo, cambierei.

Cosa ami di più del tuo lavoro?
La libertà che ho avuto fin dal principio: poter scegliere le persone con cui condividere e far crescere la Dep Art, gli artisti da trattare, le opere da acquistare e quasi sempre da vendere, le fiere a cui partecipare, le mostre con tutte le minuziose fasi di realizzazione (e il tempo!), e tutte le altre scelte imprenditoriali dell’azienda.

E cos’altro?
Al secondo posto metto la quantità di persone che si incontrano di continuo: per me è una linfa positiva, un nutrimento per la mente.

Qual è il valore che ritieni più importante e che ti guida dall’inizio e ancora oggi?
La curiosità: avere di continuo curiosità. Per ciò che ci circonda e per le persone che si incontrano.

Cristina Masturzo

DEP ART GALLERY | 20 ANNI // dal 24 giugno al 19 settembre 2026
Via Comelico 40, Milano
Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Cristina Masturzo

Source link

Di