Il Pd si spacca prima della battaglia: salta il tavolo, ora la crisi arriva a Roma

Doveva essere la riunione per definire le strategie. Per mettere i bastoni tra le ruote di un centrodestra provinciale diviso in due tronconi: quello che segue i Fratelli d’Italia del capodelegazione regionale Giancarlo Righini e quello che sta con i Fratelli del Coordinatore provinciale Massimo Ruspandini. Mai occasione è stata più ghiotta per il Partito Democratico. Infilarsi nella spaccatura e diventare decisivo con l’uno o con l’altro blocco.

Invece il Pd ha deciso di fare il Pd. E per dimostrarlo fino in fondo ha dimostrato a tutto il centrodestra che sa fare le cose meglio. Così, questa sera… si è spaccato. Con una lacerazione più profonda e più ampia di quella che oggi divide Fratelli d’Italia in provincia. Tanto profonda che ora lo strappo avrà un seguito su Roma e minaccia di avere conseguenze sul Regionale.

La riunione

Achille Migliorelli

Tutto è accaduto durante la riunione convocata dal Segretario Provinciale Achille Migliorelli. Ha convocato tutte le componenti per discutere in maniera unitaria le strategie da attuare nelle tre battaglie politiche che sono in corso sullo scenario provinciale: le deleghe in Amministrazione Provinciale; la nuova governance della SAF la società formata da tutti i 91 Comuni della provincia in parti uguali per gestire i loro rifiuti urbani; la linea da tenere l’elezione del prossimo Presidente della Provincia.

La riunione è durata pochi minuti. Il sangue politico è stato versato subito. Rendendo evidente quello che era chiaro a tutti dal primo giorno: l’accordo unitario in base al quale Achille Migliorelli è stato acclamato Segretario Provinciale si teneva in piedi con lo sputo, niente colla e niente mastice. Ed al primo caldo stasera è venuto giù tutto. (Leggi qui: Pd, congresso col freno a mano: la svolta nell’ultimo vertice. E qui: Pd, congresso finito ma guerra aperta: scintille tra Fantini e Grossi).

Alla radice del problema

Per capire quello che è esploso questa sera bisogna tornare alle Terme di Pompeo di Ferentino il 1° marzo 2026: giorno del Congresso Provinciale del PD ciociaro. Quella mattina, il Partito si era presentato all’assemblea con una bomba ad orologeria già armata: nessuno era riuscito a trovare un accordo sulla vicesegreteria provinciale, e la disputa aveva fatto ritardare l’inizio del Congresso di quasi due ore. Un conclave improvvisato in una saletta sopraelevata: con il commissario nazionale Federico Gianassi, il segretario regionale Daniele Leodori, il presidente regionale Francesco De Angelis, l’onorevole Claudio ManciniSara BattistiDanilo GrossiNazzareno Pilozzi, Antonio Pompeo e il segretario designato Achille Migliorelli.

Dopo una discussione lunga quanto improduttiva, i big Pd del Lazio avevano trovato una soluzione tecnica: non decidere e calciare il problema in tribuna. I vicesegretari non sarebbero stati votati dal Congresso. Li avrebbe nominati la Segreteria provinciale d’intesa con quella Regionale. Una volta eletto Migliorelli Segretario e Battisti Presidente Provinciale del Partito, si sarebbe trovata la quadra. Su cosa?

Achille Migliorelli e Danilo Grossi

Reclamano quella vice segreteria sia i Riformisti dell’ex ministro Lorenzo Guerini (guidati sul territorio e nel Lazio dall’ex presidente della Provincia Antonio Pompeo) e sia il comitato Parte da Noi (che ha come riferimento regionale la coordinatrice della Segreteria Nazionale Marta Bonafoni e la Segretaria Elly Schlein). La sinistra di Rete Democratica (Sara BattistiClaudio Mancini) a marzo ha proposto di sdoppiare l’incarico. Ma Danilo Grossi (Parte da Noi) intervenendo al Congresso ne fa una questione di principio: i suoi hanno rinunciato a rivendicare la presidenza provinciale del Partito e non sono disposti a nuove concessioni.

Quella quadra non è mai stata trovata. Sono passati quattro mesi. La segreteria provinciale non è stata costituita. La direzione provinciale non è stata convocata da sei mesi. E stanotte quella bomba è esplosa.

La riunione che non doveva andare così

Migliorelli aveva convocato i principali dirigenti per affrontare tre temi concreti, urgenti: tre decisioni che non possono essere rinviate ancora.

Sara Battisti

Prima di cominciare la discussione, la Consigliera regionale Sara Battisti ha sollevato una condizione preliminare. E cioè, come si può discutere di strategia politica, di SAF, di Provincia, di deleghe, in un Partito che a quattro mesi dal suo Congresso non ha ancora formato la propria Segreteria? Come si può chiedere ai dirigenti di fare fronte comune su decisioni esterne quando il fronte interno è una questione aperta? Mette sul tavolo una questione: nulla di ciò che era stato concordato a Roma prima del Congresso è stato rispettato se non l’acclamazione di Segretario e Presidente Provinciale.

La domanda era politicamente pertinente. Ma l’effetto che ha prodotto è stato l’innesco di una reazione a catena. Che è esplosa.

Danilo Grossi ha reagito con veemenza: rivendicando l’accordo precongressuale. La vicesegreteria spetta alla sua area, perché ha fatto l’accordo con Area Dem e perchè ha già rinunciato a rivendicare altro. Lo ha detto con quella forza di chi sente il terreno cedere e cerca di fermarlo con la pressione. E poi ha fatto quello che è si fa solo quando il tavolo sta per saltare: ha messo all’incasso la cambiale politica che aveva in mano. Ha chiesto pubblicamente a Francesco De Angelis di intervenire e di confermare davanti a tutti quella posizione.

Qualcuno ha mentito

Francesco De Angelis e Daniele Leodori

Francesco De Angelis ha confermato. Ha detto che le verifiche erano state fatte con il livello nazionale, che le condizioni politiche per una doppia vice segreteria non c’erano, che il ruolo spettava a Parte da Noi in virtù di un accordo fatto in presenza del Segretario Regionale Daniele Leodori.

A quel punto Battisti ha detto: «Prendo atto che in questi mesi mi è stato detto tutto il contrario». Si è alzata. Insieme a lei si sono alzati Antonio Pompeo e Luca Fantini. La riunione era finita.

Chi ha detto all’esponente di Rete Democratica «tutto il contrario»? Sara Battisti non è una novizia, conosce benissimo tutte le trappole e le insidie all’interno di un Partito come il Pd. Ed ogni mossa l’ha condivisa con il suo referente nazionale, il deputato Claudio Mancini: l’uomo che ha espresso il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, gli ha fatto da balio asciutto in questi quattro anni vigilando da lontano.

Al tempo stesso, nemmeno Antonio Pompeo è uno che nel Pd ci passa per caso: la sua interlocuzione con Lorenzo Guerini è quotidiana. L’ex ministro era stato informato della situazione già a marzo.

È chiaro che la faccenda non finisce qui.

Le due versioni di un accordo

Claudio Mancini e Daniele Leodori

Il nocciolo della disputa, come accade quasi sempre nelle crisi dei Partiti, non è il merito di una decisione ma la memoria di un accordo. O le parole con cui è stato declinato. E le due memorie in campo questa sera divergono su un punto preciso. Anzi: le versioni sono tre.

La versione di AreaDem, quella di De Angelis che chiama in causa Leodori, ricostruisce da sempre così la sequenza degli eventi. L’accordo originario prevedeva la Segreteria provinciale ad AreaDem e la presidenza del Partito all’area Schlein. In un secondo momento, AreaDem chiese all’area Schlein di rinunciare alla presidenza per darla a Rete Democratica e quindi a Sara Battisti: con l’impegno che la vicesegreteria sarebbe andata all’area che aveva fatto il passo indietro sulla presidenza. Poi, in una fase successiva, Battisti e Mancini avevano chiesto che venisse aggiunta una seconda vicesegreteria per i Riformisti di PompeoLeodori e De Angelis avevano risposto che non potevano impegnarsi senza fare le verifiche necessarie con il livello nazionale. Le verifiche erano state fatte. La risposta era no: vicesegreteria unica, all’area che era stata promessa.

Sara Battisti ed Antonio Pompeo

La versione di Battisti è radicalmente diversa. Per lei, quella «condizione unica» non era mai stata comunicata con chiarezza. Per mesi a lei ed a Claudio Mancini era stato detto il contrario. E non solo. La riunione di oggi convocata da Migliorelli non era la sede appropriata per ricevere una comunicazione di questo tipo. E la dinamica che si era creata, con Grossi che spingeva De Angelis a esporsi pubblicamente, aveva assunto i caratteri di una pressione inaccettabile. 

La terza versione

La terza versione è quella di Alessioporcu.it. E riporta il calendario indietro fino allo scorso febbraio. Nel pieno del braccio di ferro che per un anno e mezzo ha bloccato il Congresso Provinciale. Sara Battisti in quel momento è certa di potersi giocare la Segreteria Provinciale e di avere abbastanza tessere per tentare di rieleggere il Segretario uscente Luca Fantini. Ha un’alleanza con Antonio Pompeo e sommando i loro voti congressuali si apre una forbice molto stretta con i voti che dall’altra parte possono contare Area Dem e Parte da Noi.

È in quella fase che Francesco De Angelis stringe il patto di sangue con l’area di Danilo Grossi: in caso di elezione ai voti per Achille Migliorelli come Segretario ad un esponente di Parte da Noi andrà la presidenza.

Claudio Mancini e Daniele Leodori

Intervengono i big regionali: Daniele Leodori e Claudio Mancini ritrovano la sintonia. E subito vanno a dama tutti i Congressi provinciali del Lazio. Resta bloccato solo quello di Frosinone. Nessuno vuole che la ritrovata unità nel Lazio venga messa in discussione dall’ultimo avamposto regionale: Mancini chiede a Sara Battisti di rinunciare alla conta, Leodori chiede a De Angelis di fare altrettanto evitando una conta sanguinosa all’ultima tessera. Chiede, conseguentemente, di ridisegnare l’accordo e dare la presidenza a Battisti. Tutti danno per scontato che alla fine, nella ritrovata unità, Pompeo e Grossi faranno un passo indietro e si accontenteranno di due mezze vice segreterie. Invece ne esce un affare di Stato.

Per l’area di Mancini non era presente alla riunione tra Area Dem e Bonafoni e non sapeva dell’accordo con Grossi.

Cosa c’è in gioco davvero

Lorenzo Guerini ed Antonio Pompeo

L’incendio di Frosinone divampa troppo vicino alla porta della Segreteria regionale: Sara Battisti è l’ex vicesegretaria regionale Pd del Lazio; Antonio Pompeo è l’uomo di Guerini nella Segreteria regionale; Francesco De Angelis è il Segretario Regionale del Partito.

Il prossimo passo lo indica la logica: nelle prossime ore Claudio Mancini chiederà conto a Daniele Leodori della decisione presa in queste ore. Se negherà di averla avallata, scatterà la richiesta di un tavolo di confronto regionale. Se la confermerà rischiano di saltare gli accordi faticosamente raggiunti lo scorso inverno su tutto il Lazio. Al tempo stesso, Lorenzo Guerini chiederà conto ad Elly Schlein di quanto sta accadendo: Parte da Noi al Congresso provinciale di Frosinone ha cubato circa il 3% e comunque molto meno dei suoi Riformisti.

Mauro Buschini

La domanda a cui Leodori dovrà rispondere è semplice e difficilissima: è vero che aveva confermato a De Angelis la posizione che quest’ultimo ha comunicato stasera? O è vero, come sostiene Battisti, che per mesi le era stata prospettata una soluzione diversa? Nel primo caso, Rete Democratica con ogni probabilità deciderà di non entrare in Segreteria: spaccando il Partito. La conseguenza? Avrà le mani libere su Saf e Provincia: sarà libera di non votare per la conferma di Mauro Buschini in CdA della Saf. E di non appoggiare la rielezione di Luca Di Stefano alla Provincia.

La risposta determinerà non solo il destino della segreteria provinciale di Frosinone. Determinerà il futuro del Pd in provincia. E la credibilità di un processo di pacificazione interna che Leodori stesso ha costruito in questi mesi con grande cura e che stasera, in una sala di Frosinone, si è incrinato in modo rumoroso.


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