Greenspan succedette a Paul Volcker, artefice della stretta monetaria che aveva abbattuto l’inflazione dei primi anni Ottanta. Si insediò in una banca centrale impegnata a preservare la disinflazione raggiunta. Il mandato avrebbe presto affiancato alla difesa dei prezzi la tutela del circuito finanziario.
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La morte e il messaggio della famiglia
Nel messaggio diffuso il 22 giugno Andrea Mitchell ha ricordato il loro primo incontro del 1984 e i ventinove anni di matrimonio. Ha accostato il ritratto privato alla disponibilità di Greenspan ad ammettere gli errori. Reuters ha pubblicato la dichiarazione nelle ore successive al decesso.
La Federal Reserve ha ricordato la disciplina applicata alla politica monetaria e l’apporto alla credibilità dell’istituzione. Il comunicato associa il suo mandato a una lunga stabilità dei prezzi. Il giudizio maturato sulle regole finanziarie dopo il 2008 appartiene a un capitolo diverso della stessa carriera.
Da Ronald Reagan a George W. Bush
Ronald Reagan, George H.W. Bush, Bill Clinton e George W. Bush firmarono la nomina iniziale o le successive conferme. La continuità attraversò governi repubblicani e democratici. Ben Bernanke gli succedette all’inizio di febbraio 2006.
I cinque incarichi consecutivi superarono diciotto anni e mezzo. L’archivio Federal Reserve History conserva la stessa scansione e ANSA ha richiamato la durata nella notizia del 22 giugno.
Il presidente della Fed vota nel Federal Open Market Committee insieme agli altri membri. L’influenza di Greenspan nasceva dalla capacità di costruire il consenso interno e di orientare le aspettative esterne. Una permanenza tanto lunga amplificò entrambe le leve.
Il Black Monday dopo due mesi alla Fed
Il 19 ottobre 1987 Wall Street subì il Black Monday poco più di due mesi dopo il giuramento. La Fed dichiarò che avrebbe messo fondi a disposizione per sostenere il sistema economico e finanziario. La dichiarazione mirava a impedire che il crollo dei prezzi azionari bloccasse il credito.
L’intervento agì attraverso la disponibilità di fondi a breve termine. Banche e intermediari continuarono a regolare i pagamenti senza vendite forzate alimentate dal panico. Associated Press ha ricordato che la caduta dei listini non sfociò in una recessione provocata dal crash.
L’urgenza riguardava il funzionamento dei pagamenti. Le perdite azionarie rimasero agli investitori. La banca centrale proteggeva il circuito dei finanziamenti a breve dagli effetti del panico.
Dieci anni di espansione e la scommessa sulla produttività
L’espansione iniziata nel marzo 1991 proseguì fino al marzo 2001. Greenspan giudicò che l’aumento della produttività consentisse all’economia di crescere con più occupati senza una nuova impennata dell’inflazione. La Fed evitò rialzi preventivi che avrebbero frenato il ciclo.
La relazione economica era misurabile. Più prodotto per ora lavorata limita la spesa salariale per unità prodotta quando le retribuzioni avanzano allo stesso ritmo. La pressione sui prezzi rimane contenuta e la banca centrale guadagna spazio sui tassi.
Il Financial Times ha richiamato il pragmatismo con cui Greenspan sospese il riflesso di stringere soltanto perché la disoccupazione scendeva. La decisione consolidò la reputazione del “Maestro” molti anni prima della revisione seguita alla crisi finanziaria.
Il comunicato FOMC del febbraio 1994
Il 4 febbraio 1994 il FOMC pubblicò subito la decisione di irrigidire lievemente la politica monetaria. Era la prima comunicazione immediata di quel tipo. Fino ad allora gli operatori deducevano l’orientamento della Fed osservando le operazioni sul mercato monetario.
La novità distribuiva la stessa informazione a tutti nello stesso momento e toglieva parte del vantaggio a chi decifrava più rapidamente i movimenti delle riserve. Il Los Angeles Times ha ricordato questa apertura nel necrologio dedicato a Greenspan.
La sua prosa rimase volutamente ambigua. L’istituzione iniziò però a separare il mistero del linguaggio dalla pubblicazione dell’atto monetario. Quella decisione aprì la strada ai comunicati che oggi accompagnano ogni riunione.
Il 5 dicembre 1996 e l’“irrational exuberance”
Nel discorso del 5 dicembre 1996 Greenspan domandò come riconoscere un’irrational exuberance capace di spingere i prezzi delle attività finanziarie oltre livelli giustificati. Le due parole entrarono subito nel lessico dei mercati.
La frase non annunciava una modifica dei tassi. Esponeva un dubbio sui prezzi azionari e mostrò il canale delle aspettative: una banca centrale muove i mercati anche quando modifica la probabilità attribuita alle proprie mosse future.
Le Monde ha collocato quell’episodio tra i tratti più riconoscibili della sua presidenza. L’allarme arrivò anni prima dello scoppio della bolla tecnologica e non produsse una stretta immediata.
Le crisi affrontate dopo il Black Monday
La recessione del 1990-1991 obbligò la Fed a sostenere la ripresa con tassi più bassi. Tra il 1997 e il 1998 il contagio partito dall’Asia e dalla Russia minacciò il circuito del credito internazionale.
Lo scoppio della bolla tecnologica nel 2000 fu seguito dagli attacchi dell’11 settembre 2001. La Fed reagì con nuovi tagli. Deutsche Welle ha collegato questa sequenza alla convinzione che Greenspan intervenisse rapidamente quando la finanza rischiava di trasmettere lo shock all’economia.
Quella continuità prese il nome di Greenspan put. Gli investitori incorporarono l’attesa di un soccorso monetario nei momenti di tensione. Chi riteneva probabile l’intervento della Fed aveva meno ragioni per alleggerire le posizioni nelle fasi espansive.
I tassi e la bolla immobiliare
Dopo la bolla tecnologica e gli attacchi del 2001 la Fed mantenne i tassi su livelli molto bassi. I mutui divennero meno costosi e la domanda di case salì. Gli intermediari ampliarono la concessione di prestiti immobiliari e trasferirono le esposizioni attraverso titoli venduti sui mercati globali.
Greenspan sosteneva una regolazione leggera e attribuiva alla disciplina privata delle banche una capacità di autocorrezione. La Financial Crisis Inquiry Commission concluse che la lunga stagione di deregolamentazione aveva indebolito le protezioni del sistema. The Guardian ha riportato quel giudizio nel profilo pubblicato il giorno della sua morte.
Greenspan replicò che i rendimenti a lungo termine erano scesi in molti Paesi e che i mutui fissi dipendevano soprattutto da quelle scadenze. La difesa circoscrive il peso attribuito al tasso overnight della Fed. Il Board disponeva però dei poteri previsti dall’Home Ownership and Equity Protection Act per vietare pratiche ipotecarie scorrette. Le regole più severe arrivarono nel luglio 2008.
La politica monetaria rappresentò una parte della catena. Banche e agenzie di rating stimarono male la probabilità di insolvenza. Investitori e autorità di vigilanza accettarono una leva crescente. La somma di questi comportamenti fece degenerare la caduta dei prezzi immobiliari in una crisi finanziaria globale.
Il 23 ottobre 2008 e la falla riconosciuta
Davanti alla Camera dei rappresentanti il 23 ottobre 2008 Greenspan disse di aver trovato una “falla” nell’impianto teorico con cui leggeva il funzionamento dei mercati. Ammise l’errore di presumere che l’interesse delle banche per la tutela degli azionisti bastasse a disciplinarne le scelte.
Greenspan parlò anche di uno “stato di incredulità” davanti al comportamento degli istituti finanziari. Il verbale conservato da GovInfo fissa quelle parole. L’ammissione colpiva il presupposto teorico che aveva orientato la sua resistenza a regole più stringenti sui derivati e sul credito.
Greenspan continuò a respingere l’idea di una responsabilità esclusiva della Fed. Il giudizio pubblico cambiò comunque dopo quella audizione. Il banchiere centrale celebrato per la risposta alle emergenze veniva ora giudicato anche per le vulnerabilità accumulate prima del collasso.
Dal jazz al Council of Economic Advisers
Nato a New York il 6 marzo 1926, Greenspan iniziò come musicista professionista e suonò clarinetto e sassofono in un’orchestra jazz. Frequentò la Juilliard School e passò poi all’economia alla New York University, dove conseguì i titoli universitari fino al dottorato.
Guidò per decenni la società di consulenza Townsend-Greenspan. Durante la presidenza di Gerald Ford fu presidente del Council of Economic Advisers. Il Washington Post ha ripercorso queste tappe nel necrologio pubblicato il 22 giugno.
Negli anni Cinquanta entrò nel circolo di Ayn Rand. Da quell’esperienza maturò una fiducia duratura nei mercati privati e una forte diffidenza verso l’intervento pubblico. Le operazioni compiute durante le crisi rivelarono un pragmatismo più largo della matrice ideologica.
Gli anni successivi al mandato
Dopo il 2006 Greenspan tornò alla consulenza e pubblicò libri dedicati ai mutamenti dell’economia mondiale. Continuò a intervenire sull’indipendenza della banca centrale e sulle pressioni presidenziali.
Gli scritti successivi esaminarono i limiti delle previsioni economiche e il comportamento irrazionale nei periodi di euforia. La scelta dei temi rivela il tentativo di assorbire la lezione emersa dal fallimento dell’autoregolazione bancaria.
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Junior Cristarella
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