La parola “rinascita” qui non riguarda un restauro del codice medievale. Davanti al pubblico c’è una riproduzione nuova, con propria identità editoriale e propria consistenza fisica. Il manoscritto antico conserva la sua individualità. Il facsimile offre alle sedi destinatarie una riproduzione dell’opera.
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Il 19 giugno è arrivato un libro nuovo
La presentazione nella Basilica patriarcale ha consegnato al pubblico il primo oggetto fisico compiuto del programma. Il facsimile appartiene al 2026. Il codice riprodotto appartiene alla tradizione manoscritta medievale. Sul piano catalografico biblioteche e archivi registrano la riproduzione come edizione autonoma collegata all’originale. La registrazione separata impedisce che una copia recente venga scambiata per il manufatto da cui deriva.
Il conto fisico porta a trenta tomi
Le cifre diffuse sono cinque volumi e sei copie per volume. Cinque moltiplicato per sei porta a 30 tomi fisici, destinati a formare sei Bibbie da cinque volumi ciascuna. I quattro volumi successivi equivalgono a 24 tomi nella tiratura annunciata. L’oggetto presentato il 19 giugno corrisponde al primo tomo.
La scadenza dichiarata è il 2031. ANSA e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia concordano su quantità e termine. Il numero sei corrisponde alla tiratura di ogni volume. Le comunicazioni non assegnano una data pubblica a ciascuno dei quattro tomi ancora da realizzare.
Sei copie aprono un confronto fra esemplari
La tiratura introduce un secondo confronto. Ogni volume andrà rapportato al codice medievale. Le sei copie dello stesso tomo dovranno anche risultare comparabili fra loro. Dimensioni della pagina, scala di riproduzione, foliazione, resa cromatica, spessore della legatura e geometria della coperta diventano misure osservabili.
L’esecuzione manuale introduce variazioni fra esemplari. La natura facsimilare richiede una misura della ripetibilità. Le carte pubbliche non fissano soglie di accettazione per gli scarti fra le sei copie. Il grado di uniformità della tiratura non è noto.
Scrittura e legatura condividono il ciclo di lavoro
Il volume nasce nell’Opificium Librorum di San Daniele del Friuli. Le comunicazioni associano alla fabbricazione tecniche amanuensi e legatura storica. I due mestieri intervengono su parti diverse del libro: la scrittura agisce sulla pagina e la legatura costruisce la tenuta del corpo librario attraverso fascicoli, cucitura e coperta.
La lavorazione si svolge a San Daniele e i due mestieri insistono sul medesimo manufatto. La coincidenza compare anche nelle cronache pubblicate da Il Popolo e Nordest24. L’attribuzione alla stessa officina non identifica un unico esecutore. Amanuense e legatore svolgono mestieri distinti nel ciclo del libro.
La legatura incide sul modo di consultare il tomo
Una pagina digitale mostra la superficie. Il volume rilegato aggiunge apertura, sequenza dei fascicoli, spessore e comportamento della cucitura. La legatura storica entra così nell’uso scientifico del facsimile poiché governa il modo in cui le pagine si presentano durante la consultazione.
Il facsimile offre accesso a testo, impaginazione, foliazione e successione delle carte. Pigmenti originali, supporto antico, abrasioni e restauri appartengono al manoscritto medievale. Il nuovo tomo amplia le possibilità di studio dell’opera. L’autorità materiale appartiene all’originale.
“Facsimile” e “amanuense” hanno significati diversi
Il termine facsimile riguarda l’aderenza al codice di partenza. La parola amanuense riguarda il modo in cui una parte del manufatto viene eseguita. Facsimile qualifica l’edizione. Amanuense nomina una lavorazione impiegata nella fabbricazione.
Le carte rese accessibili lasciano senza scheda pubblica la ripartizione fra fogli tracciati a mano, immagini digitali, stampa e finiture manuali. La denominazione aderente ai fatti è edizione facsimilare prodotta con tecniche amanuensi e di legatoria storica. Attribuire l’intero processo alla sola copiatura manuale andrebbe oltre ciò che è stato reso pubblico.
Sei serie per la circolazione istituzionale
La tiratura ha scala istituzionale. Le destinazioni annunciate riguardano biblioteche e musei internazionali. Ogni destinatario avrà l’opera intera soltanto con tutti e cinque i tomi.
Al 22 giugno 2026 manca una lista unica dei destinatari. La circolazione presso enti culturali oltre l’Italia è confermata anche da Vatican News. Gli organizzatori non hanno pubblicato un elenco unitario per i singoli esemplari.
Cinque secoli digitali richiedono passaggi continui
Il programma annuncia la custodia digitale della Bibbia di Aquileia per almeno 500 anni grazie alla collaborazione con NetApp. L’espressione non equivale alla durata fisica di un singolo disco o server. Un arco così lungo presuppone copie ridondanti, controlli periodici dell’integrità, metadati di conservazione e migrazioni verso nuovi formati o supporti.
La Library of Congress tratta metadati e impronte di controllo come parti della custodia a lungo termine. Ogni intervento deve anche essere registrato. Il Digital Preservation Handbook della Digital Preservation Coalition aggiunge il rinnovo dei supporti e la replica geografica. Il numero 500 esprime la durata del presidio archivistico dichiarato.
Nei materiali del progetto non compaiono formati sorgente, frequenza dei controlli, numero dei depositi o ubicazione delle copie digitali. L’annuncio fissa una durata. Un arco di 500 anni esige manutenzione continuativa e trasferimenti fra generazioni tecnologiche.
La durata annunciata riguarda la custodia digitale. Non stabilisce la vita materiale dei tomi facsimilari, legata ai materiali, al clima di deposito, alla movimentazione e agli interventi conservativi.
L’asta collega una copia al sostegno pediatrico
Una copia destinata all’Aeronautica Militare entrerà in asta per “Un Dono dal Cielo”. Il ricavato sosterrà la Fondazione Buzzi e l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano. Il facsimile avrà così una seconda circolazione: dopo la presentazione culturale diverrà un bene da aggiudicare per finanziare assistenza pediatrica. La destinazione del ricavato coincide con quella pubblicata da AgenSIR.
Le schede pubbliche tacciono su materiali e accesso
Il primo tomo esiste ormai come oggetto bibliologico. L’esame in presenza richiede l’apertura alla consultazione da parte dell’ente titolare. Le comunicazioni diffuse fino al 22 giugno non riportano dimensioni, supporto scrittorio, composizione dei fascicoli, tipo di cucitura, pigmenti, inchiostri o tolleranze cromatiche.
Manca anche una regola pubblica per consultare le immagini digitali. Queste assenze impediscono di misurare il grado di fedeltà materiale e lasciano ignoto il regime del deposito digitale: accesso pubblico oppure custodia interna con consultazione autorizzata.
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Junior Cristarella
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