VivaTech è un evento annuale che si tiene a Parigi e che, in questo 2026, festeggia la sua decima edizione registrando un importante incremento della partecipazione da parte delle aziende. La manifestazione è in costante crescita e si inserisce in un momento storico ideale, considerando che a livello europeo il dibattito sulla sovranità si sta allargando dai dati alla tecnologia. Per guardare VivaTech dall’interno, capirne lo sviluppo e individuare i trend dominanti, la nostra redazione ha intervistato il suo Managing Director: François Bitouzet.
Grazie per questa intervista. Innanzitutto, potrebbe presentarsi brevemente ai nostri lettori? Chi è, qual è il suo ruolo all’interno di VivaTech e quale percorso professionale l’ha portata a ricoprire questa posizione?
Sono François Bitouzet, Managing Director di VivaTech dal 2022, e questa è la mia quinta edizione in questo ruolo. Credo che la mia carriera sia molto singolare e che trovi il suo perfetto compimento proprio grazie a VivaTech. Ho lavorato a lungo nel settore degli eventi, ricoprendo la carica di responsabile dell’agenzia di eventi per Publicis Groupe. Ho anche collaborato molto con aziende tecnologiche, essendo stato direttore della comunicazione di una piattaforma francese chiamata voyages-sncf, il sito di e-commerce della SNCF, la società ferroviaria francese. Inoltre, mi sono occupato direttamente di innovazione come responsabile di un grande evento in Qatar chiamato WISE, il World Innovation Summit for Education. Se si considerano questi tasselli singolarmente potrebbero non sembrare collegati… eppure qui a VivaTech ogni esperienza si unisce alle altre. Amo gli eventi perché trovo fantastico accogliere le persone e fare in modo che si riuniscano fisicamente. Amo l’innovazione e la tecnologia, di conseguenza è straordinario avere a disposizione tutti questi ingredienti e un team eccezionale per dare vita a questo progetto.
VivaTech è un evento enorme. Quali sono i principali trend che riscontra quest’anno?
Direi senza dubbio l’intelligenza artificiale. L’aspetto interessante è che quest’anno non ci stiamo concentrando sull’AI dal punto di vista tecnologico, come LLM o chipset. Ora l’attenzione è rivolta ai risultati di business concreti. Ci si chiede come questa tecnologia stia cambiando il nostro modo di lavorare, di produrre e di vendere in circa trenta settori diversi, come il settore bancario, assicurativo, automobilistico e del lusso. Faccio un esempio attraverso una startup danese che apprezzo molto, chiamata Sealytix. Questa realtà utilizza l’AI per migliorare il posizionamento dei container sulle navi da trasporto logistico. Grazie alla loro soluzione, hanno ridotto del 15% il volume sprecato dai container durante le spedizioni. Di conseguenza, l’operatore logistico riesce a risparmiare la metà di ciò che andava precedentemente perduto. Questo è esattamente ciò che amiamo di VivaTech quest’anno: l’estrema concretezza, ovvero i risultati attuali dell’AI e non ciò che accadrà tra venti o trenta anni. Oltre all’AI, ritengo che anche la deep tech sia diventata fondamentale, ad esempio con il calcolo quantistico. Stiamo assistendo a una forte accelerazione in ambiti come la cybersecurity e l’aerospazio, che in passato erano meno centrali a VivaTech. Infine, ma non meno importante, la sovranità tecnologica rappresenta un tema di massima rilevanza per questa edizione.
Parlando di sovranità, dato che l’ha citata, in questi ultimi giorni abbiamo assistito a molti cambiamenti a livello di Unione Europea. Vede questi mutamenti riflessi anche in un evento di tecnologia digitale come questo?
Spero che VivaTech sia un luogo in cui le persone possano confrontarsi e discutere, specialmente sul tema della sovranità tecnologica. Come si può notare, lo scenario non si è ancora stabilizzato. Ritengo sia di fondamentale importanza riunire nello stesso luogo tutti gli attori chiave che concorrono a definire cosa debba essere la sovranità tecnologica. In caso contrario, è evidente che il sistema non funziona e non si creano scambi. Penso che in questo momento la vera domanda non sia se vogliamo o meno la sovranità tecnologica, poiché si tratta di un obiettivo condiviso da chiunque a livello globale. La priorità è piuttosto un’altra: è molto più importante decidere quale modello di sovranità tecnologica vogliamo per l’Europa, e capire se siamo in grado di darci gli strumenti, il budget e tutto il necessario per realizzarlo concretamente.

Ritiene che VivaTech possa essere il posto giusto per promuovere soluzioni tecnologiche europee?
Siamo un luogo in cui le persone possono scoprire le migliori innovazioni e le migliori startup. Pertanto, mi auguro che un decisore politico o aziendale francese, tedesco o danese che viene a VivaTech possa portare a casa l’adozione di un servizio o di un prodotto tecnologico europeo, il che è positivo per la sovranità tecnologica. Credo tuttavia che il ruolo di VivaTech sia soprattutto quello di offrire uno spazio in cui discutere di questo tema. Oggi infatti tutti parlano di sovranità tecnologica e nessuno si dichiara contrario, è un fatto ovvio.
Allo stesso tempo, nessuno è ancora in grado di definire con precisione quale sia la visione comunitaria in materia. Significa essere indipendenti al 100%, come prevede la visione più spiccatamente francese? Questa impostazione implica avere il proprio cloud, il proprio modello linguistico, i propri chipset e i propri data center, riflettendo un approccio in stile Generale de Gaulle. Esistono però altre prospettive, come quella della Germania, che quest’anno è il nostro Paese partner. La loro visione tende a evidenziare che la questione non sia tanto l’indipendenza assoluta nell’ambito dell’intelligenza artificiale, quanto il non dipendere da un unico fornitore o da un solo Paese. L’obiettivo diventa quindi diversificare le fonti. Diventa inoltre fondamentale stabilire delle priorità, poiché potrebbero esserci settori in cui non è strettamente necessario essere sovrani e altri che invece rappresentano una priorità assoluta. Credo che VivaTech sia il luogo ideale per ospitare questo intero dibattito.
Parliamo ora dell’esposizione. Oltre alla Germania, che è il Paese principale, quali sono le nazioni che vede crescere maggiormente o che risultano più partecipative in questa edizione?
Ovviamente l’India. L’India è sempre stata coinvolta in VivaTech, ma quest’anno è cresciuta di livello. Come sapete, il Primo Ministro Modi sarà presente a VivaTech questo pomeriggio e il loro spazio espositivo è uno dei più grandi di questa edizione. Credo che questo sia molto interessante perché, prima di tutto, rappresenta il seguito di ciò che hanno fatto a Nuova Delhi con l’AI Summit. Desideravano organizzare una sorta di evento di follow-up in Europa e hanno scelto VivaTech come sede per farlo. Inoltre, ritengo sia interessante notare come, a fronte dei nuovi mutamenti geopolitici che coinvolgono Stati Uniti, Cina e altri attori, l’India voglia sviluppare e rafforzare le relazioni con l’Europa.
Quest’anno registriamo anche una maggiore partecipazione dal Regno Unito e penso che, a dieci anni dalla Brexit, questo possa essere un segnale. L’Europa è rappresentata a VivaTech come mai prima d’ora. Naturalmente ci sono moltissimi partecipanti, ma quest’anno è la prima volta che contiamo ben diciannove aree europee. Credo che ormai le persone abbiano compreso che VivaTech non è un evento francese; è un evento che si tiene in Francia, ma costituisce un punto di riferimento per tutti i Paesi europei.
Infine, proprio come l’India, notiamo che le realtà più importanti delle varie regioni vogliono utilizzare VivaTech per consolidare i propri legami con l’Europa. Il Canada, ad esempio, ha una partecipazione molto rilevante. Anche il Giappone e la Corea sono più grandi che mai e, per la prima volta, è presente Taiwan. Purtroppo quest’anno la Nigeria non è potuta venire, ma so che desidera che VivaTech diventi importante per il suo ecosistema.
Facciamo una previsione per il prossimo anno. In che modo pensa che i risultati di questa edizione influenzeranno la prossima? E cosa immagina per il futuro?
Un po’ di sonno nel mezzo, prima di tutto, come potete immaginare (e intanto ride n.d.r.). Poiché questo è il primo anno in cui ci troviamo in questa sede, abbiamo introdotto nuove funzionalità, nuovi modi di organizzare la mappa degli spazi, i percorsi di visita e così via. Ora dobbiamo comprendere cosa è successo, cosa è piaciuto alle persone e cosa no, in modo da migliorare e perfezionare ogni dettaglio. Quindi ci sarà molto lavoro da fare.
Dobbiamo anche discutere di ciò che vogliamo per VivaTech nel prossimo decennio. Spero che l’evento sia stato apprezzato dai partecipanti. La sfida è capire come aiutarli a sfruttare al meglio VivaTech: forse attraverso format diversi all’interno dell’evento stesso, oppure portando VivaTech altrove con nuovi modelli, magari organizzando appuntamenti in altri Paesi o trasformandoci in una community attiva tutto l’anno. Questo è l’aspetto che cercheremo di approfondire nei prossimi mesi.
Il mio desiderio, tuttavia, è che questa discussione non venga condotta da VivaTech per la community in modo unidirezionale; mi piacerebbe che fossero le persone a dirci di cosa hanno bisogno da noi. VivaTech è stata concepita fin dal primo giorno come uno strumento al servizio dei talenti dell’innovazione e delle startup per aiutarli a crescere e ad accelerare il loro business. Se possiamo migliorare o fare cose nuove, siamo assolutamente aperti al confronto.
La redazione ringrazia François Bitouzet per il tempo dedicatoci per questa intervista e per averci offerto una visione dall’interno di un evento tra i più importanti a livello europeo per la tecnologia. VivaTech, mentre stiamo scrivendo, è ancora in pieno fermento e invitiamo tutti a seguire gli annunci e le dirette sul sito ufficiale dell’evento.
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Dario Maggiorini
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