Riforma Difesa, primo ddl verso il Cdm senza 40mila unità


Il question time del 17 giugno 2026 ha reso visibile la scelta compiuta dal governo: far avanzare le disposizioni con effetti finanziari immediati più contenuti e rinviare alla manovra la crescita stabile del personale. La bollinatura chiude il controllo sulla relazione tecnica del primo ddl ma non sostituisce la deliberazione politica del Cdm.

Stato degli atti al 18 giugno: entrambi restano disegni di legge. Nessuna disposizione è in vigore e nessun reclutamento aggiuntivo è autorizzato.

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Due testi separati prima del Consiglio dei ministri

Crosetto ha riferito che la riforma è stata divisa in due ddl. Il primo raccoglie la parte normativa con minori esigenze di copertura e dispone del visto contabile. Il secondo contiene l’incremento del personale e richiede stanziamenti distribuiti su più esercizi.

Public Policy registra la bollinatura già ottenuta. Il Sole 24 Ore Radiocor conferma che il coordinamento con gli altri ministeri è ancora aperto. Agenzia Nova e Fanpage riportano la richiesta del ministro di collocare il primo testo nella prima seduta del Cdm compatibile con quel lavoro. La formula non equivale a una convocazione già fissata.

La RGS associa la bollinatura al controllo ministeriale della relazione tecnica, dove sono quantificati gli effetti sui saldi pubblici e le relative coperture. Il visto attesta il completamento di quel controllo. La scelta sul contenuto resta al governo e il testo passa poi alle Camere.

Le 40mila unità dipendono dalla legge di Bilancio

La seconda bozza fissa un aumento massimo di 40mila unità entro il 31 dicembre 2033. La stessa soglia compare nei testi esaminati da RID e Sky TG24. Il numero rappresenta un limite legislativo e non un contingente già assunto.

Ogni ingresso produce una spesa annuale per retribuzione e formazione. Equipaggiamento e supporto logistico aggiungono altri oneri. La copertura deve proseguire negli esercizi successivi all’arruolamento. Un’autorizzazione concentrata sul solo anno di avvio non basterebbe a sostenere personale destinato al servizio permanente o alle altre forme disciplinate dal ddl.

La legge di Bilancio dovrà assegnare le risorse e scandire gli incrementi annuali. Il rinvio del secondo testo nasce da questa durata finanziaria. Il primo ddl potrà essere presentato senza attivare le 40mila posizioni e senza impegnare in anticipo le somme ancora oggetto del confronto con il Mef.

Cyberspazio militare e centro interforze nel primo ddl

La bozza già bollinata introduce lo spazio cibernetico di interesse nazionale per la Difesa e il brevetto di Specialista Cyber Militare. Cybersecurity Italia ha pubblicato le disposizioni dedicate. Il personale cyber interforze viene collocato nella catena di comando militare e la qualifica militare riceve una disciplina unitaria.

Il testo istituisce anche il Centro interforze di addestramento per il combattimento e per il contrasto alla minaccia ibrida, alle dipendenze del Capo di Stato maggiore della Difesa. ANSA documenta la medesima collocazione. L’addestramento contro operazioni ibride viene così accentrato in una sede interforze anziché essere distribuito fra iniziative separate.

La bozza non crea una nuova Forza armata cyber. Le competenze digitali restano dentro l’assetto interforze e acquistano un perimetro giuridico dedicato. Proprio questa natura ordinamentale spiega il minor peso finanziario immediato rispetto al ddl sul personale.

SAFE: 14,9 miliardi autorizzati e contratto non firmato

SAFE mette a disposizione degli Stati membri prestiti europei fino a 150 miliardi di euro per appalti comuni nel settore della difesa. Il Consiglio dell’Unione europea assegna all’Italia un massimale di 14,9 miliardi. La Commissione europea registra la richiesta italiana nella relazione paese del 3 giugno.

La domanda nazionale precede l’autorizzazione del Consiglio. L’Italia ha completato entrambi i passaggi. L’accordo europeo di prestito non risulta sottoscritto. La pagina istituzionale di SAFE elenca fra i firmatari Polonia, Lituania, Croazia, Romania e Belgio. RaiNews aveva già documentato l’assenza italiana da quel gruppo.

Il massimale indica la somma attivabile e non denaro già trasferito al Tesoro. Ogni erogazione richiede il contratto e gli adempimenti fissati dal programma. Il credito è rimborsabile e gli acquisti devono rispettare le regole europee sui prodotti ammissibili e sulla cooperazione fra Stati.

Il credito europeo anticipa gli acquisti ma non paga il personale

Crosetto ha escluso che SAFE sostituisca i capitoli nazionali della Difesa. La linea europea avrebbe carattere aggiuntivo e porterebbe in anticipo acquisti già predisposti. Senza il prestito quegli ordini verrebbero collocati più avanti nei programmi nazionali.

Reuters aveva documentato in maggio la richiesta della Difesa al Tesoro per una decisione tempestiva. Il 17 giugno il ministro ha lasciato ancora sospesa la scelta italiana. Non sono stati resi pubblici i sistemi d’arma o i contratti che verrebbero anticipati. Attribuire oggi i 14,9 miliardi a singoli programmi andrebbe oltre gli atti disponibili.

La separazione finanziaria è netta. SAFE sostiene appalti e produzione. Le 40mila unità richiedono stanziamenti nazionali ricorrenti. L’eventuale firma del prestito europeo non risolve la copertura del secondo ddl e non accelera da sola le assunzioni.

Il voto del Cdm apre l’esame delle Camere

L’approvazione in Consiglio dei ministri autorizzerebbe la presentazione del ddl al Parlamento. Le norme non entrerebbero in vigore durante quella seduta. Camera e Senato avrebbero facoltà di modificare articoli e coperture. Le deleghe resterebbero soggette allo stesso esame.

La bollinatura riguarda la relazione tecnica e il Cdm decide se presentare il ddl. Dopo il voto delle Camere il Presidente della Repubblica promulga la legge. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale precede l’entrata in vigore. Fino ad allora le disposizioni sul cyber e sulla minaccia ibrida restano prive di efficacia.


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 Junior Cristarella

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