Auraflow, la piattaforma che vuole riscrivere la gestione digitale della sanità pubblica e privata


Auraflow

Nelle cliniche e nei poliambulatori italiani convivono spesso strumenti che non si parlano tra loro. Un software per le agende, un altro per le cartelle cliniche, un foglio Excel per il magazzino, una procedura separata per la fatturazione. È da questa frammentazione, osservata sul campo, che nasce Auraflow, la piattaforma gestionale cloud sviluppata da Clinicflow, startup innovativa con sede a Bari.

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Un vuoto digitale nato dall’ascolto dei professionisti

L’idea alla base del progetto non arriva da un’intuizione isolata, ma da un lavoro di ascolto diretto del personale sanitario. Lo racconta Rosella Mesiti, CEO di Clinicflow: “Parlando con medici e operatori amministrativi, il team ha individuato una lacuna evidente nell’offerta tecnologica disponibile per cliniche e studi medici”. Pochi strumenti, secondo quanto emerso da questo confronto, riescono davvero a coprire l’intero ciclo gestionale di una struttura sanitaria, costringendo il personale a destreggiarsi tra più applicativi scollegati.

Una criticità che, secondo Mesiti, non riguarda solo i camici bianchi ma l’intero apparato organizzativo e burocratico delle strutture, pubbliche e private. Da qui l’intuizione di automatizzare quanto più possibile i processi amministrativi all’interno di un unico software, liberando tempo per l’attività clinica.

Per realizzarlo, Clinicflow ha messo insieme un team multidisciplinare composto da otto soci fondatori, tra cui due professionisti con un background medico diretto. Al progetto hanno contribuito, in fase di sviluppo, oltre trenta medici di diverse specializzazioni, alcuni dei quali sono entrati anche come soci finanziatori, garantendo che la piattaforma venisse disegnata a partire dalle esigenze reali di chi lavora ogni giorno in corsia o in ambulatorio.

Come funziona Auraflow

Il risultato di questo percorso è una piattaforma che si propone come “Single Source of Truth” per la struttura sanitaria: agenda, cartella clinica, fatturazione, magazzino e statistiche direzionali condividono lo stesso ambiente digitale e si aggiornano in tempo reale, eliminando le duplicazioni di dati e le incongruenze tra reparti diversi.

L’architettura è organizzata in otto moduli integrati, attivabili in base alle esigenze specifiche di ogni struttura. In questo senso, una clinica può scegliere di adottare solo gli strumenti che le servono, senza dover sostenere il peso di funzionalità superflue.

Tra gli elementi distintivi rispetto ai gestionali tradizionali presenti sul mercato c’è l’integrazione nativa dell’intelligenza artificiale, declinata in tre ambiti distinti. Un primo livello, definito operativo, supporta direzione e amministrazione nell’analisi della finanza, dei margini e delle scorte di magazzino, con funzioni previsionali sui flussi di cassa.

Un secondo livello assiste il front office, incrociando le disponibilità dei medici, ottimizzando l’uso delle sale e riducendo i mancati appuntamenti attraverso promemoria automatici su SMS, WhatsApp ed email.

Il terzo livello affianca i medici nella lettura della cartella clinica, delle analisi di laboratorio, delle immagini diagnostiche in formato DICOM e dei dati raccolti dai dispositivi wearable dei pazienti.

L’adozione della piattaforma avviene attraverso un percorso guidato che comprende l’analisi delle esigenze della clinica, la migrazione dei dati, la formazione del personale e l’attivazione dei moduli più utili per la gestione quotidiana. Il tempo medio necessario per arrivare all’operatività completa si attesta tra le due e le quattro settimane.

L’app per il paziente e la sicurezza dei dati

Oltre alla componente gestionale destinata alla struttura, Auraflow comprende un’applicazione nativa per iOS e Android pensata per il paziente, che può prenotare visite consultando gli slot disponibili in tempo reale, compilare l’anamnesi prima dell’appuntamento, caricare documenti ed esami, consultare il proprio storico clinico, ricevere i referti in formato digitale, effettuare pagamenti integrati e sincronizzare i dati raccolti da Apple Health o Health Connect.

Un aspetto su cui l’azienda insiste particolarmente riguarda la governance di questi sistemi. Nessuna azione legata all’intelligenza artificiale viene eseguita senza una supervisione umana, e ogni intervento resta tracciato all’interno di un registro consultabile.

Una scelta che risponde anche ai requisiti previsti dall’AI Act europeo per i sistemi considerati ad alto rischio in ambito sanitario, in materia di trasparenza, gestione del rischio e qualità dei dati utilizzati per l’addestramento degli algoritmi.

“Per noi l’intelligenza artificiale non è una parola di moda, ma il risultato di un continuo lavoro di ricerca e sviluppo – chiarisce Mauro Iemboli, Chief Technology Officer dell’azienda – Investiamo costantemente per offrire soluzioni performanti e flessibili, capaci di adattarsi rapidamente anche ai cambiamenti normativi. L’elemento umano resta il vero motore del processo decisionale e della qualità del servizio, mentre l’AI rappresenta un supporto avanzato che aiuta professionisti e strutture a lavorare in modo più efficiente e consapevole”.

L’infrastruttura, inoltre, si appoggia ai data center AWS della regione di Milano, mantenendo i dati sanitari sul territorio italiano.

Un riconoscimento per l’innovazione

Il percorso di Clinicflow ha ricevuto una conferma pubblica con il Premio America Innovazione, ritirato alla Camera dei Deputati. Il riconoscimento rappresenta una validazione importante del lavoro svolto, in un settore, quello sanitario, in cui l’innovazione tecnologica resta una leva strategica ancora poco esplorata rispetto ad altri comparti.

Guardando al futuro, Clinicflow punta a consolidare un posizionamento che coniuga le tecnologie avanzate, dall’intelligenza artificiale alla blockchain fino agli strumenti di medicina predittiva, in un disegno che non rincorre la complessità, ma la doma, restituendola sotto forma di semplicità.

Come ricorda la CEO Rosella Mesiti, dietro ogni riga di codice resta un’idea precisa. La tecnologia non deve sostituire le mani di chi cura, ma alleggerirne il peso, riservando ai professionisti della sanità il tempo che la burocrazia, troppo spesso, sottrae alla cura stessa.


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