C’è una costruzione che ruba la scena persino a Bad Bunny durante il suo tour mondiale, ed è una casetta. Si chiama Casita, è la replica di un’abitazione popolare portoricana e occupa il centro degli stadi in cui l’artista si esibisce. Nel mezzo del concerto si trasforma in un secondo palco, più intimo e raccolto, dove la festa rallenta e diventa quasi una riunione tra amici. Da quando è apparsa nel tour legato all’album “Debí Tirar Más Fotos”, la Casita ha generato dibattiti che vanno ben oltre la musica: identità, classismo, crisi degli affitti e memoria coloniale. Vale la pena capire cos’è davvero la Casita di Bad Bunny, cosa rappresenta e perché è finita al centro delle polemiche.
Cos’è la Casita di Bad Bunny
La Casita è una piccola casa portoricana costruita al centro dello stadio, che durante lo spettacolo del cantante funziona come secondo palco. L’idea è ricreare l’atmosfera di una riunione di quartiere a Porto Rico: le sedie sulla veranda, la musica che esce dalle finestre, gli amici seduti fino a tarda sera.
In questa sezione del concerto Bad Bunny propone i brani più personali, lontani dall’energia da stadio del resto della scaletta. È un momento pensato per abbassare i toni e raccontare un’intimità domestica davanti a decine di migliaia di persone.
Il nome stesso, “Casita”, richiama il diminutivo affettuoso con cui nei Caraibi si indica la casa di famiglia, quella del quartiere popolare. Per questo la struttura non viene vista soltanto come un set, ma come una dichiarazione di appartenenza. Attorno a questo significato ruota gran parte dell’interesse mediatico. Ed è anche il motivo per cui, paradossalmente, è diventata terreno di scontro.
Dentro la Casita: chi ci entra e cosa succede
Durante la sezione della Casita, Bad Bunny non è solo: accanto a lui salgono ospiti selezionati, a volte celebrità e a volte persone scelte tra il pubblico. È proprio questo meccanismo di selezione ad aver acceso le discussioni. Quello che dovrebbe somigliare a una festa di quartiere aperta a tutti, in pratica si popola di volti noti e di invitati scelti con criteri non sempre chiari. Tra gli ospiti passati per la Casita si contano nomi di primo piano:
- Nelle date spagnole, partite il 30 maggio 2026, sono saliti il calciatore Achraf Hakimi, l’attrice Ana de Armas e Marta Ortega, figlia del fondatore di Inditex.
- Nelle date portoricane dell’anno precedente erano comparsi, tra gli altri, Marc Anthony e la coppia formata da Penélope Cruz e Javier Bardem.
La presenza così marcata di vip e personaggi dell’élite ha alimentato l’idea che la Casita sia diventata una sorta di zona VIP travestita da casa popolare.
Le polemiche sulla Casita di Bad Bunny
La polemica intorno alla Casita ha avuto due fronti principali, entrambi nati sui social. Da un lato, diversi spettatori hanno denunciato che la selezione delle persone invitate dal pubblico privilegerebbe in modo sistematico ragazze giovani e di bell’aspetto, trasformando l’accesso alla casa in un privilegio legato all’apparenza fisica.
Dall’altro, la concentrazione di celebrità e figure dell’élite ha fatto parlare di classismo: la “festa di quartiere” finisce per escludere proprio le persone comuni che dovrebbe rappresentare. Le due critiche, sommate, hanno spostato l’attenzione dal palco al suo significato sociale.
I sostenitori dell’artista ricordano che il reggaeton ha sempre intrattenuto un rapporto esplicito con la seduzione e che la Casita non rappresenta una politica discriminatoria, ma una scelta artistica. In Spagna, dove il costo degli affitti è cresciuto in modo vertiginoso, qualcuno ha pubblicato un finto annuncio immobiliare che offriva la Casita “in affitto” come appartamento: una provocazione per denunciare la difficoltà di accesso alla casa nelle grandi città.
Chi c’era nella casita di Bad Bunny al Super Bowl?
Al Super Bowl LX, tenutosi l’8 febbraio 2026, nella Casita di Bad Bunny sono passati diversi volti noti. Tra i più citati:
- Karol G, Cardi B e Young Miko;
- Pedro Pascal e Jessica Alba;
- il giocatore di baseball Ronald Acuña Jr. e i pugili Xander Zayas ed Emiliano Vargas;
- Il direttore d’orchestra Giancarlo Guerrero, il gruppo Los Pleneros de la Cresta e Toñita, storica proprietaria del social club portoricano di Brooklyn.
Il significato culturale e politico della Casita
Dietro la polemica c’è un messaggio molto più stratificato, e questo è forse l’aspetto più interessante. La Casita è prima di tutto un atto di rivendicazione dell’identità portoricana, o boricua. L’album “Debí Tirar Más Fotos” racconta Porto Rico attraverso la nostalgia, la gentrificazione, la diaspora e l’orgoglio per le proprie radici, e la casetta ne è la traduzione tridimensionale.
Humacao, la città che ha ispirato la Casita
La Casita non nasce dal nulla: è modellata su una vera abitazione di Humacao, cittadina sulla costa orientale di Porto Rico dove è stato girato anche il cortometraggio legato all’album. Il nome della città deriva da Jumacao, uno degli ultimi capi indigeni taíno a opporsi all’invasione spagnola, e già questo racconta una storia di resistenza.
L’attuale Humacao fu fondata nel 1722 sulle rovine della vecchia Macao, da coloni provenienti dalle isole Canarie insieme ai taíno jíbaro delle zone montuose dell’interno. Per secoli i loro discendenti hanno tenuto viva una tradizione di opposizione e protesta.
Anche l’architettura di Humacao racconta questa stratificazione. Rimasta relativamente isolata fino al XVIII secolo, la città conservò a lungo l’uso di materiali locali come paglia, legno e tegole. Nel XIX secolo vi furono innestati elementi del neoclassicismo europeo, come la muratura. Il 22 settembre 1898 la città passò dall’amministrazione spagnola a quella statunitense, nell’evento che gli ispanofoni dell’epoca ricordano come il “disastro del ’98“.
Chi ha progettato la Casita di Bad Bunny
La mente creativa dietro la struttura è Mayna Magruder Ortiz, architetta e artista visiva portoricana. La realizzazione fisica è stata affidata a un team guidato da Rafael Pérez. Secondo quanto riportato, l’ispirazione mescola più riferimenti: oltre alla casa di Humacao, la struttura richiama anche le abitazioni della comunità di Levittown, a Toa Baja, primo insediamento dell’isola pianificato per i veterani della Seconda guerra mondiale.
L’arredamento attinge a pezzi della tradizione antillana e a opere di artisti boricua come Lorenzo Homar, soprannominato “El Maestro”, e il muralista Alexis Díaz. Niente è lasciato al caso: ogni oggetto contribuisce a costruire un’identità precisa.
Come viene costruita e trasportata: gli aspetti pratici
Per chi guarda lo spettacolo, la Casita sembra un edificio fisso; in realtà è una struttura itinerante pensata per essere montata e smontata a ogni tappa. È stata realizzata in un laboratorio di oltre diecimila metri quadrati, poi smontata, trasportata e riassemblata di città in città.
A ogni data dei concerti di Bad Bunny viene adattata alle dimensioni e alla configurazione dello stadio che la ospita, il che richiede un lavoro logistico tutt’altro che banale.
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Letizia Miani
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