Quaranta annunci di firma imminente, tutti farlocchi, sulla pace con l’Iran. Finalmente una parvenza di accordo, iper-super-strombazzato, che in realtà è tutto da concretizzare e viene formalmente rappresentato dalla Casa Bianca e da Teherano in modo opposto, ciascuno affermando di aver “vinto lui”! Ma dov’è la verità? Come possono, tutti questi governanti del mondo, mentire così spudoratamente a favore di telecamere?
E cosa possiamo fare noi, “popoli coglioni”, per dirla con Trilussa? Come possiamo reagire? Vogliamo ricordare i versi conclusivi della strepitosa “Ninna nanna della guerra” del poeta romano?
“…E riuniti fra de loro,
senza l’ombra de un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la pace e sur lavoro
pe’ quer popolo cojone
risparmiato dar cannone”.
E’ chiaro, no? Siamo sempre lì. La malafede della politica, la capacità di mentire, l’irresponsabilità. E’ la politica dell’assurdo.
La Rete, con la sua mostruosa capacità di rimbecillirci tutti dandoci la sensazione di poter commentare e analizzare ogni cosa, ha commesso il delitto perfetto; ma “er popolo” di cui oltre 150 anni fa verseggiava Trilussa veniva imbrogliato e vessato dai potenti di allora proprio come accade oggi, anche se la Rete non c’era.
Quel che sta accadendo oggi negli Usa, con un presidente ormai totalmente decorrelato dalla realtà eppure ancora sostenuto dalla finanza e dagli oligarchi tecnologici; quello cioè che sta facendo Trump, al riparo da qualsiasi dibattito democratico vero, da qualsiasi “fact checking”, perché ormai gli elettori votano contro e non votano più “pro”; quel che accade in Germania, in Francia, in Gran Bretagna…è solo e sempre lo stesso film, in replica permanente, di poteri sostanzialmente indecenti e (anche abbastanza impotenti, quantomeno nel realizzare le promesse) che vivono di bugie promettendo appunto risultati irrealizzabili, spesso per mancanza di risorse ma più spesso ancora per assenza di visione, di capacità, o ancora per eccesso di vincoli e lacci burocratico-perbenisti.
La politica, in tutto il mondo, ormai straparla impunita. Strapromette e mantiene niente; fallisce e millanta successi; dichiara bianco e realizza nero. La gente (noi tutti), inebetita dalla Rete – ossia da se stessa, “popolo della Rete” unchained, da se stessa allo stato di rutto e scoregge libere! – li vota oggi, poi li molla domani delusa, ma soltanto per passare a chi è uguale a loro, uguale anche se apparentemente contrari ai beniamini di ieri reietti oggi, per passare insomma ad altri impostori, in un pendolarismo deprimente di inconcludenza e sostanziale demo-anarchia, all’interno del quale lucrano solo pochi, pochissimi, attori dell’unico mestiere che rende, fare soldi con i soldi, finanza per la finanza, che uno si chiami Musk,o Trump, Starmer, Merz, Macron.
E non aggiungiamo Meloni più che altro per sfiducia sulla capacità di capire e usare le logiche della finanza – vedi alla voce Mps – che per fiducia nella sincerità delle rivendicazioni di illibatezza: sarà davvero illibato il primo politico italiano coraggioso abbastanza da rivendicare una riforma per il finanziamento pubblico dei partiti come quella evocata trent’anni fa da Craxi, che condanni qualsiasi forma di corruzione indiretta, del genere oggi così invalso sotto l’etichetta di “fondazione Vattelapesca”. Altrimenti è facile dire “non sono ricattabile” ma difficile pensare che un partito di massa viva d’aria, o un altro di debiti verso una sola famiglia…
Oggi, ciò che doveva e poteva essere il massimo della democratizzazione del confronto, e del potere – la Rete – è diventata la tomba della democrazia. E’ diventata l’apoteosi del popolo coglione: dove se ne sostanzia la coglionaggine e se ne conferma la sudditanza.
Ed è del tutto coerente con quest’evidenza la sfrontata teorizzazione che ne ha derivato Peter Thiel, il tycoon di Palantir: la gente normale è suddita, e merita di esserlo; per questo deve essere governata da un pugno di sapienti, che sono guarda caso proprio loro, i tecnoplutocrati americani, spondati dalle connection globali della finanza e delle banche statisticamente gestiti in prevalenza da una ben determinata e identificata lobby che è prudente non citare, vedi alla voce Epstein. Il nuovo “Mein Kampf” dei nuovi tecno-nazisti. Che bello.
Di questo passo il mondo (occidentale) sta conducendo allegramente la democrazia verso il baratro di una nuova ondata di dittature. Riconfermando così la regola (ahimè, non una teoria!) della circolarità della storia. Qualcuno se la ricorda, si ricorda Polibio: secondo lui, ogni monarchia degenera in tirannide (il potere di uno diventa abuso); dopo un po’, i nobili rovesciano il tiranno e instaurano l’aristocrazia (governo dei migliori); quest’aristocrazia degenera in oligarchia (pochi che governano per interesse proprio); il popolo si ribella e nasce la democrazia; che a sua volta degenera in oclocrazia/demagogia (il caos della folla, dunque l’anarchia); da questo caos emerge un uomo forte che ripristina l’ordine, tornando alla monarchia/tirannide. E il ciclo riparte.
Fa ridere pensare al pagliaccione biondo di Washington come a un credibile tiranno: e infatti lui non lo è. E’ già, lui, la marionetta di un’aristotecno-oligarchia già intronizzata. Contro la quale la ribellione popolare non tarderà: almeno, c’è da sperarlo. E saranno anni molto complicati, probabilmente sanguinosi. La schiavizzazione verso il consumo insulso e compulsivo, aggravata dall’impoverimento e dalla rarefazione del lavoro indotta dall’Intelligenza Artificiale, scatenerà degli anticorpi sociali aggressivi. E chissà se la futura democrazia, che ne deriverà, saprà poi sottrarsi al cupo ripetersi del ciclo e non diventare oclocrazia, a dispetto della Rete e della dittatura dell’idiozia che essa ha instaurato.
Nel nostro piccolo, ed anche un po’ nel nostro ridicolo, non viviamo in un quadro molto diverso. Per una volta la Schlein ha ragione quando dice che Vannacci sostiene oggi le stesse parole d’ordine che Fratelli d’Italia e anche la Lega (sia pure un po’ meno, secondo chi scrive) ripetevano nella campagna elettorale di quattro anni fa.
Per esempio la linea dura con gli immigrati irregolari, e s’è fatto ben poco, a parte che l’idea degli “Stati terzi” con i centri di accoglienza modello Albania non è quagliata se non marginalmente ma l’Europa, sia pure con lentezza da bradipo, l’ha fatta propria; la riforma della giustizia, tragico flop, incistato sul referendum poi perso e indifferente alle norme ordinarie con cui il governo avrebbe potuto almeno tentare di costringere i giudici a lavorare meglio (che ci vorrebbe poco); la riforma fiscale, inconsistente; il decentramento differenziato, nulla; il premierato, nulla. Nulla di nulla.
Adesso Vannacci riparte con gli slogan di destra, anzi di destra-destra, contrastato dai Berluschini con la puzzetta al naso di figli di un papà – geniale certo, ma anche nel male – che ha nei fatti sdoganato lui tutte le destre d’Italia, tenendo a bordo dei suoi quattrini e delle sue tv le destre liberali insieme con quelle xenofobe, liberticide e malavitose. E dalla Lega, da cui dice di essere stato tradito, tradendola. E comunque: giuste o sbagliate che siano le sue idee, non si preoccupa di dimostrarne la fattibilità. Come hanno sempore fatto anche gli altri. Perchè Vannacci – con tutto il rispetto per le stellette e le sei lingue – è solo il nuovo Grillo dei destra, che vincicchierà ma resterà irrilevante, semmai portando soltanto altra acqua al mulino dell’ingovernabilità.
Schlein, brava per una volta ad indicare una contraddizione a destra, se si guardasse alle spalle della “sua” sinistra di governo, se ascoltasse i borbottii di Prodi (ancora parla!) vedrebbe un sepolcro imbiancato di malgoverno, in soggezione servile verso le lobby internazionali, tra insipienza amministrativa e inconcludenza economica. Unici leader veri partoriti da questa sinistra negli ultimi quindici anni: il Masaniello (un altro) Vincenzo De Luca e il Lucignolo Renzi. Due bravi sindaci ipertrofizzati.
Nell’insieme, una classe dirigente politica disastrosa. E d’altronde, se la più potente democrazia del mondo occidentale ha scelto Trump, come meravigliarci delle nostre pochezze?
Non ci resta che Polibio.
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Sergio Luciano
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