Torre di Ruggiero, dieci sgraffiti per il borgo


Il valore dell’intervento nasce dal rapporto tra parete e racconto storico dentro la fruizione quotidiana del paese. Le dieci opere assumono il ritmo di un itinerario urbano, costruito intorno al santuario e alla memoria religiosa che ha segnato Torre di Ruggiero. La scheda ANSA del 15 giugno 2026 conferma l’avvio dei lavori affidati a Pagliarulo e la durata indicata in circa due mesi.

La scelta dello sgraffito introduce un elemento raro nel panorama dell’arte muraria contemporanea. Il disegno nasce incidendo l’intonaco fresco dopo la sovrapposizione di strati cromatici differenti. Per un borgo, questa tecnica ha un vantaggio netto: lega il racconto alla superficie architettonica e trasforma il muro in un supporto stabile, leggibile anche da chi attraversa il centro senza entrare in un museo.

Nota per il lettore: l’articolo ricostruisce nomi, tempi, tecnica e funzione culturale del progetto avviato a Torre di Ruggiero il 15 giugno 2026.

Sommario dei contenuti

Dieci opere per un percorso nel paese

Il numero delle opere consente di leggere l’intervento come una sequenza di tappe. Pagliarulo interpreterà alcuni snodi della storia locale, con particolare attenzione al santuario e alle sue origini. Calabria Diretta News conferma che il primo lavoro già avviato richiama la donazione della prima chiesetta ai monaci basiliani da parte di Ruggero d’Altavilla, episodio scelto come apertura visiva del percorso.

Questa impostazione rende il progetto diverso da una singola installazione commemorativa. Ogni parete avrà un ruolo narrativo autonomo e insieme contribuirà a un tracciato riconoscibile per residenti e visitatori. La collocazione all’aperto, inoltre, porta l’opera nel flusso ordinario del paese: chi passa davanti al muro incontra una scena, un riferimento storico e un invito a collegare il borgo al suo santuario.

La tecnica: intonaco inciso prima dell’asciugatura

Lo sgraffito appartiene alla famiglia delle decorazioni murarie derivate dall’affresco. Il procedimento prevede la sovrapposizione di due strati di intonaco di colore diverso, di norma uno più scuro e uno più chiaro; la superficie viene poi incisa quando è ancora fresca e il segno fa emergere il colore sottostante. Treccani descrive il graffito come una tecnica basata su strati d’intonaco differenti incisi secondo un disegno, con il risultato formato dalle parti interne riportate in vista.

La scelta richiede tempi di lavorazione stretti. L’artista lavora su un materiale ancora vivo. La linea incisa deve arrivare nel momento giusto, prima che la superficie perda la propria plasticità. In un progetto pubblico, questo significa coordinare meteo e preparazione dell’intonaco, con il disegno esecutivo vincolato a margini ridotti.

Il santuario come asse del racconto

Il Santuario Maria Santissima delle Grazie agisce nel progetto come asse del racconto. La sua origine concentra il nucleo storico che gli sgraffiti intendono rendere visibile. Il sito del Santuario diocesano colloca la prima chiesetta nella tradizione legata al conte Ruggero d’Altavilla e indica il 13 aprile 1071 come data riferita alla fondazione votiva. La stessa scheda ricorda la donazione della chiesetta a Basilio Scamardi, abate del monastero basiliano presente nel territorio dell’attuale Comune di Torre di Ruggiero.

Il filo religioso prosegue nei secoli con la distruzione del piccolo tempio durante il terremoto del 1783 e con la costruzione della chiesa attuale nel 1858. Sono elementi che chiariscono la scelta di partire dal santuario: il progetto porta sulle pareti una vicenda già radicata nella devozione locale e nella topografia del paese.

Due interventi maggiori davanti al Santuario delle Grazie

Il percorso avrà un nodo visivo davanti al santuario, dove sono previsti due interventi di dimensioni maggiori. Uno dei lavori sarà realizzato con la tecnica dell’affresco se il tempo lo permetterà, dettaglio che chiarisce la natura artigianale del cantiere. La Nuova Calabria conferma questo assetto e segnala la presenza di opere più ampie proprio nell’area antistante il luogo di culto.

La posizione davanti al santuario cambia la percezione dell’intervento. La parete assume il ruolo di soglia narrativa, cioè il luogo in cui il visitatore riceve una chiave visiva prima di entrare nella storia religiosa di Torre di Ruggiero. La dimensione maggiore dei lavori rafforza questo ruolo di ingresso e orientamento.

Franco Pagliarulo e la trasmissione della tecnica

Il progetto è affidato a Franco Pagliarulo, artista che sarà affiancato da una studentessa canadese interessata ad apprendere una tecnica oggi poco praticata. Ntacalabria conferma la presenza dell’assistente e collega questo dato all’interesse internazionale verso una lavorazione muraria che conserva una forte componente manuale.

La presenza di un’apprendista accanto all’artista aggiunge un significato ulteriore al cantiere. Il borgo diventa luogo di produzione e insieme luogo di trasmissione. La tecnica si mostra nell’opera finita e nella pratica quotidiana davanti a una comunità che ne vedrà nascere progressivamente incisioni e campiture, con correzioni minute.

La scelta del Comune guidato da Vito Bruno Roti

L’iniziativa nasce dalla volontà dell’amministrazione comunale. Il sito istituzionale del Comune di Torre di Ruggiero indica Vito Bruno Roti come sindaco e colloca la sede municipale in Piazza Municipio 9. Il progetto si inserisce quindi in una linea amministrativa che usa l’arte come strumento di visibilità per il patrimonio locale.

Per un centro di piccole dimensioni, l’arte pubblica lavora meglio quando dialoga con luoghi già riconoscibili. Qui il riferimento al santuario offre un ancoraggio immediato. La scelta accompagna il visitatore verso una storia che ha un edificio e una tradizione radicata nel paese.

Un itinerario utile anche alla visita del borgo

Dieci opere distribuite nel paese danno forma a un percorso che favorisce una visita lenta. Il turista attraversa una serie di scene distribuite nel centro, con il santuario come riferimento principale. Questo meccanismo aumenta il tempo di permanenza nel borgo e rende più leggibile il legame tra luogo sacro, vicende normanne e memoria devozionale.

Noi di Calabria ha indicato i lavori come già avviati e fissati su una durata di due mesi. Questo orizzonte temporale consente di immaginare un cantiere osservabile anche durante la sua esecuzione. In termini culturali, vedere la nascita di uno sgraffito ha un valore diverso dalla semplice inaugurazione finale: mostra la fatica materiale dietro l’immagine e restituisce al pubblico la complessità di una tecnica poco consueta.

Arte pubblica, identità locale e pareti come racconto

Il Santuario Maria Santissima delle Grazie risulta inserito nella giurisdizione dell’Arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace e nel vicariato di Chiaravalle Centrale, come registrato da GCatholic. Questo dato aiuta a leggere il progetto entro una geografia religiosa più ampia rispetto al perimetro comunale.

Gli sgraffiti lavorano proprio su questa doppia scala. Parlano ai torresi, perché recuperano episodi e luoghi riconoscibili. Parlano anche a chi arriva da fuori, perché traducono la storia in immagini murarie accessibili senza mediazioni complesse. La parete diventa un atlante minimo del paese, inciso nella calce e affidato allo sguardo quotidiano.


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 Junior Cristarella

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