favorevole un cittadino su due, ma il ceto medio frena


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La tassa patrimoniale continua a essere uno dei temi più controversi del dibattito economico italiano. Da un lato c’è chi la considera uno strumento necessario per ridurre le disuguaglianze e rafforzare i servizi pubblici; dall’altro chi teme che possa trasformarsi in un ulteriore aggravio fiscale per famiglie e imprese, con il rischio di spingere patrimoni e investimenti oltre confine. A fotografare questo scenario è il sondaggio realizzato da Only Numbers e analizzato da Alessandra Ghisleri sulle pagine de La Stampa, dal quale emerge un Paese sostanzialmente spaccato a metà.

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Secondo la rilevazione, il 48,1% degli italiani si dichiara favorevole all’introduzione di una tassa sui grandi patrimoni a condizione che le risorse raccolte vengano destinate al finanziamento dei servizi pubblici. I contrari si fermano al 31,2%, mentre il 20,7% non esprime una posizione precisa o preferisce non rispondere. Numeri che evidenziano come il tema della redistribuzione della ricchezza stia tornando al centro dell’attenzione pubblica in una fase caratterizzata da crescita debole, pressione fiscale elevata e persistenti disuguaglianze economiche.

L’aspetto più interessante emerso dall’indagine riguarda però la composizione del consenso. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, il sostegno alla patrimoniale non arriva soltanto dalle fasce economicamente più fragili. Dall’analisi emerge infatti una convergenza tra redditi bassi e patrimoni più elevati. I primi vedono nella misura la possibilità di rafforzare il welfare e i servizi collettivi; i secondi sembrano mostrare una maggiore disponibilità a contribuire al finanziamento della spesa pubblica attraverso un prelievo straordinario sulla ricchezza.

A distinguersi è invece il ceto medio, che appare la categoria più diffidente. Il timore principale riguarda l’incertezza sui criteri applicativi. Molti cittadini che non si considerano benestanti temono infatti di poter rientrare nella platea dei contribuenti colpiti dal provvedimento senza avere una chiara definizione delle soglie patrimoniali e delle eventuali esenzioni. È una preoccupazione che riflette la crescente fragilità percepita da una fascia della popolazione che negli ultimi anni ha visto ridursi il proprio potere d’acquisto sotto la pressione dell’inflazione, dell’aumento dei costi energetici e della crescita della pressione fiscale.

La frattura emerge con ancora maggiore evidenza osservando le appartenenze politiche. Tra gli elettori dei partiti di maggioranza prevale nettamente la contrarietà. Secondo i dati riportati nell’analisi, il dissenso sfiora il 70% tra gli elettori di Forza Italia e supera il 51% tra quelli di Fratelli d’Italia, mentre tra i sostenitori della Lega il quadro appare più articolato. Sul fronte delle opposizioni la situazione si ribalta. Il consenso raggiunge il 100% tra gli elettori di Alleanza Verdi e Sinistra e il 71,1% tra quelli del Partito Democratico. Più sfumata la posizione degli elettori del Movimento 5 Stelle e di Italia Viva, che esprimono comunque una prevalenza di giudizi favorevoli.

Se il principio generale raccoglie consensi, il dibattito cambia radicalmente quando si entra nel merito delle modalità applicative. La maggioranza dei favorevoli ritiene che l’imposta debba riguardare esclusivamente patrimoni superiori a un milione di euro. Una quota pari al 25,3% degli intervistati spingerebbe invece per una soglia più bassa, fissata a 500 mila euro. Una posizione che trova particolare sostegno tra gli elettori di Alleanza Verdi e Sinistra, del Movimento 5 Stelle e di Italia Viva.

Ancora più rilevante è il tema della base imponibile. Secondo il 68,5% dei favorevoli, la patrimoniale dovrebbe essere calcolata sul patrimonio complessivo, includendo sia gli asset immobiliari sia quelli finanziari. L’obiettivo sarebbe evitare disparità di trattamento tra chi possiede ricchezza sotto forma di immobili e chi invece concentra il proprio patrimonio in strumenti finanziari, partecipazioni societarie o investimenti.

È proprio su questo punto che si concentra gran parte delle obiezioni. Una parte consistente della ricchezza immobiliare italiana è costituita da abitazioni ereditate, spesso detenute da pensionati o famiglie con redditi non elevati. In questi casi il valore patrimoniale può essere significativo sulla carta, ma non necessariamente corrisponde a una reale disponibilità finanziaria. Da qui la richiesta di introdurre criteri selettivi, franchigie ed esenzioni capaci di distinguere situazioni profondamente diverse tra loro.

Tuttavia il dato forse più significativo per il mondo delle imprese e della finanza riguarda i possibili effetti economici della misura. Il 63,7% degli intervistati individua infatti nella fuga dei capitali il principale rischio associato all’introduzione di una patrimoniale. Una preoccupazione che attraversa trasversalmente orientamenti politici e categorie sociali e che richiama una delle questioni più delicate per ogni sistema fiscale moderno: come aumentare il prelievo senza compromettere l’attrattività del Paese.

In un’economia globalizzata, caratterizzata da una crescente mobilità di persone, patrimoni e investimenti, il rischio di trasferimenti verso giurisdizioni fiscalmente più favorevoli rappresenta una variabile concreta. È un tema particolarmente sensibile per l’Italia, che negli ultimi anni ha cercato di attrarre grandi patrimoni internazionali attraverso regimi fiscali agevolati destinati ai cosiddetti “high net worth individuals”, offrendo condizioni particolarmente vantaggiose a chi trasferisce la propria residenza fiscale nel Paese.

Proprio qui emerge una delle contraddizioni evidenziate dal dibattito. Da una parte si discute di incrementare la tassazione sui patrimoni detenuti da cittadini e imprese italiane; dall’altra si continua a competere a livello internazionale per attirare nuove ricchezze offrendo regimi fiscali favorevoli. Una dinamica che alimenta interrogativi sulla coerenza complessiva del sistema tributario e sulla capacità di coniugare equità sociale e competitività economica.


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 Cristina Giua

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