Didattica attiva in Puglia, indagine USR: collaborativo oltre l’80%, inclusione digitale punto di forza. Resta il nodo della valutazione digitale


L’USR Puglia ha diffuso i risultati dell’indagine sulle pratiche di didattica attiva dei docenti pugliesi per l’anno scolastico 2025/2026, realizzata nell’ambito delle azioni previste dal Piano per la formazione docenti, in coerenza con le linee strategiche del Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il PNRR.

Con nota del 10 novembre 2025, era stato promosso un questionario rivolto ai docenti delle scuole pugliesi. L’Équipe Formativa Territoriale per la Puglia ha poi analizzato i dati e redatto il report allegato alla comunicazione.

L’indagine ha coinvolto 13.613 docenti, pari al 18,1% del personale in servizio nella regione, su un totale di 75.085 docenti e 565 istituzioni scolastiche statali. Le scuole partecipanti sono state 305.

Fabbisogni formativi: al primo posto la didattica socio-emotiva

Uno degli aspetti più rilevanti emersi riguarda i bisogni formativi indicati dai docenti. In cima alla graduatoria si colloca la didattica socio-emotiva, con una media di 3,69, seguita dalla didattica digitale e dalle metodologie innovative e dall’inclusione con le tecnologie.

L’intelligenza artificiale e gli strumenti generativi si posizionano al quarto posto. Il dato è significativo: l’interesse per l’IA è già presente, ma i docenti sembrano indicare come prioritarie le competenze legate alla relazione educativa, all’inclusione e alla gestione quotidiana della classe.

Il report evidenzia quindi una richiesta di formazione non limitata agli strumenti digitali, ma orientata a un’integrazione tra competenze tecnologiche, competenze relazionali e metodologie didattiche attive.

Formazione ScuolaFutura: partecipazione disomogenea

Un altro capitolo importante riguarda gli attestati conseguiti sulla piattaforma MIM ScuolaFutura.

Il 28,9% dei rispondenti dichiara di non aver conseguito alcun attestato, mentre il 47,9% si colloca nella fascia tra 6 e 50 ore di formazione. Il 23,2% ha invece svolto oltre 50 ore.

La distribuzione non è uniforme. Il report segnala criticità soprattutto tra i docenti più giovani, tra i docenti curricolari ordinari, nella secondaria di secondo grado e nelle province di BAT e Foggia.

All’opposto, le figure legate all’innovazione digitale mostrano livelli di formazione molto più elevati. Gli Animatori digitali e i componenti dei Team per l’innovazione risultano infatti tra i gruppi più formati.

Metodologie attive: il collaborativo è ormai patrimonio comune

Sul piano delle pratiche didattiche, emerge un dato netto: le metodologie collaborative e cooperative sono ormai ampiamente diffuse nelle scuole pugliesi.

L’approccio collaborativo supera l’80% in tutte le province e in tutti i gradi scolastici, confermandosi come il pilastro più condiviso della didattica attiva.

Più contenuta, invece, la diffusione di pratiche avanzate come gamification, project-based learning, metodologie immersive, riflessive e metacognitive. Il report sottolinea che non si tratta più tanto di “far conoscere” le metodologie attive, quanto di favorirne un’applicazione più consapevole, sistematica e profonda.

Le differenze più marcate non emergono tanto tra province, quanto tra gradi di scuola e ruoli professionali. Le figure di sistema e dell’innovazione digitale risultano maggiormente orientate alla sperimentazione metodologica avanzata.

Inclusione digitale punto di forza, valutazione digitale ancora debole

Tra le dimensioni analizzate — ambienti di apprendimento, setting d’aula, valutazione digitale e inclusione digitale — il report individua nell’inclusione digitale il principale punto di forza.

Oltre l’88% dei docenti si colloca almeno a un livello intermedio e il 16,3% dichiara un livello avanzato. Il dato viene collegato anche all’attenzione posta dalla formazione PNRR sull’accessibilità dei materiali e sulla personalizzazione dei percorsi.

Il nodo più critico resta invece la valutazione digitale. È l’area con la quota più elevata di risposte nella fascia “Base/Non usa” e con il minor numero di docenti a livello avanzato. Secondo il report, non basta l’uso occasionale di strumenti digitali: serve una formazione specifica sull’utilizzo sistematico delle evidenze digitali per orientare le scelte didattiche.

Soft skills: tema conosciuto, ma applicazione avanzata ancora limitata

L’indagine dedica attenzione anche alle metodologie orientate allo sviluppo delle soft skills.

Il dato generale mostra una consapevolezza diffusa: solo il 3,8% dei rispondenti dichiara di non conoscere o non utilizzare metodologie per le competenze trasversali.

Tuttavia, l’applicazione avanzata resta minoritaria. Le metodologie collaborative e cooperative sono le più utilizzate, seguite da quelle esperienziali e laboratoriali. Più limitata risulta invece la diffusione delle metodologie riflessive, metacognitive, narrative, ludiche e immersive.

La sfida, quindi, non è introdurre il tema delle soft skills, ma renderne più strutturata e intenzionale l’applicazione nella pratica didattica.

Le indicazioni operative del report

Dall’analisi emergono alcune indicazioni chiare per la formazione dei docenti pugliesi.

La prima riguarda la necessità di intervenire sui segmenti più fragili della formazione: docenti giovani, docenti curricolari, secondaria di secondo grado e territori con minore partecipazione.

La seconda riguarda il passaggio da una diffusione generale delle metodologie attive a un loro uso più avanzato e consapevole.

La terza riguarda la valutazione digitale, indicata come il gap più netto e come ambito da affrontare con percorsi mirati.

L’inclusione digitale, invece, rappresenta una leva positiva da valorizzare anche per sostenere il miglioramento delle altre aree.

Infine, il report richiama l’attenzione sulle soft skills: competenze ormai riconosciute dai docenti, ma non sempre tradotte in pratiche didattiche sistematiche.

I limiti della rilevazione

Il rapporto invita comunque a leggere i dati con attenzione. La partecipazione al questionario era volontaria e il campione non può essere considerato rappresentativo in senso statistico dell’intera popolazione docente pugliese.

Inoltre, le risposte si basano sull’autopercezione dei docenti e non su osservazioni dirette delle pratiche in classe. Anche i confronti provinciali vanno interpretati con cautela, considerata la diversa partecipazione tra territori.

Nonostante questi limiti, l’indagine offre un quadro ampio e utile per orientare le future azioni formative, mettendo in evidenza sia i punti di forza sia le aree che richiedono interventi più mirati.


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