Vittoriano, i satelliti misurano il cedimento a nord-ovest


Il caso del Vittoriano richiede un esame molto concreto: un monumento enorme, fondazioni impostate su terreni diversi e una misura satellitare capace di seguire spostamenti minimi lungo anni. Il dato utile riguarda una deformazione lenta e localizzata, non la paura del crollo.

Avviso redazionale: i valori sono millimetrici, derivano da elaborazioni radar su serie storiche e riguardano una finestra chiusa al 2019. Non risultano provvedimenti pubblici di chiusura del monumento collegati ai dati discussi in queste ore.

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Il numero da cui partire: fino a circa un millimetro l’anno

La deformazione riguarda soprattutto il settore nord-occidentale del Vittoriano. In quella porzione, le misure A-DInSAR indicano movimenti verso il basso compresi tra 0,3 e 1 millimetro l’anno. La porzione orientale e quella meridionale mostrano invece valori medi entro circa ±0,3 millimetri l’anno, soglia interpretata come stabilità sostanziale nel lavoro scientifico.

Il muro perimetrale affacciato su Piazza Venezia offre il dato più leggibile per il pubblico: nel periodo esaminato il suo abbassamento cumulato arriva a circa 5 millimetri. È un valore piccolo alla vista, rilevante per chi studia l’interazione tra struttura e terreno, perché distribuito in modo non omogeneo lungo il monumento.

La misura nasce da 334 immagini radar

La base strumentale è composta da 334 immagini SAR: 90 acquisite da Envisat tra novembre 2002 e agosto 2010 e 244 da COSMO-SkyMed tra luglio 2010 e febbraio 2019. Le acquisizioni sono state esaminate in geometria ascendente e discendente, così da limitare le distorsioni geometriche tipiche del dato radar orbitale.

La tecnica usata, A-DInSAR, confronta la fase dell’onda radar registrata in tempi diversi sugli stessi bersagli stabili. Nel centro di Roma questi bersagli sono spesso elementi costruiti, pavimentazioni e superfici artificiali che riflettono bene il segnale. Da qui nascono serie temporali di spostamento con precisione millimetrica, senza installare strumenti sul monumento.

Perché i decimi di millimetro hanno valore

Lo studio parte da una precisione comunemente stimata in letteratura nell’ordine di ±1,5 millimetri l’anno. Nel caso del Vittoriano, la qualità dei bersagli radar e la durata della serie COSMO-SkyMed hanno consentito agli autori di lavorare su una scala più fine, intorno a 0,3 millimetri l’anno. Questa scelta non produce un allarme automatico: consente di separare aree quasi ferme da zone con tendenza lenta e coerente.

Il risultato non va trattato come una fotografia isolata. La forza del metodo sta nella continuità temporale: ogni immagine aggiunge un frammento alla traiettoria dello stesso bersaglio. Quando molti bersagli della stessa porzione mostrano una direzione compatibile, il segnale diventa geologicamente interpretabile.

Il ruolo del sottosuolo sotto l’Arx capitolina

Il Vittoriano insiste sull’area settentrionale del Campidoglio, l’Arx. Sotto il monumento la geologia non è uniforme: verso Piazza Venezia aumentano i depositi alluvionali del Tevere, mentre altre porzioni poggiano su corpi più rigidi della successione pleistocenica e vulcanica. Questo significa che lo stesso edificio scarica il proprio peso su materiali con risposta meccanica diversa.

La parte nord-occidentale si colloca su depositi antropici e depositi alluvionali con caratteristiche meno favorevoli in termini di deformabilità e resistenza al taglio. La parte meridionale e centrale poggia su unità più competenti. Da questa asimmetria deriva l’ipotesi più robusta: il monumento non si muove come un blocco unico, reagisce in modo differenziato alle proprietà del terreno.

Le fondazioni raccontano la difficoltà del cantiere storico

Il cantiere del Vittoriano iniziò nel 1885 su progetto di Giuseppe Sacconi; il monumento fu inaugurato nel 1911 e completato nel 1935. La costruzione richiese modifiche progettuali fin dalle prime fasi, anche per la complessità del colle e delle cavità presenti nell’area. L’Altare della Patria accolse nel 1921 la Tomba del Milite Ignoto.

Nel lavoro scientifico sono stati usati documenti storici, dati di cantiere e sondaggi stratigrafici. Gli autori richiamano oltre 109 stratigrafie e informazioni ricavate anche dal reticolo di cavità interne al colle. Questo incrocio pesa molto: il satellite misura lo spostamento, la geologia chiarisce perché lo spostamento si concentra in un settore.

Le lesioni sul lato occidentale e il confronto con i controlli a terra

Il Vittoriano presenta una storia di lesioni già nota dalla fase costruttiva. Il lavoro scientifico ricorda controlli statici e dinamici eseguiti da Metro C tra settembre 2007 e novembre 2009 con fessurimetri, vibrometri e accelerometri. Quelle verifiche non segnalarono criticità su spostamenti e rotazioni nel periodo indicato.

Le lesioni più recenti citate nello studio riguardano pavimenti e muri perimetrali dell’ala occidentale, con aperture di alcuni centimetri e lunghezze fino ad alcuni metri. Il dato satellitare non sostituisce l’ispezione diretta: la integra, perché consente di capire se una fessura visibile appartiene a un andamento locale o a una deformazione più ampia della porzione costruita.

Il limite temporale da non perdere

La finestra strumentale indicata dallo studio arriva al 25 febbraio 2019 per le immagini COSMO-SkyMed. La pubblicazione giornalistica di giugno 2026 porta il caso all’attenzione generale, mantenendo lo stesso perimetro temporale dei dati.

Questo limite non ridimensiona il valore della ricerca. Impone però una soglia chiara: per sapere se il trend sia proseguito dopo il 2019 servono nuovi dati pubblici o aggiornamenti istituzionali. Fino a quel momento, il nucleo verificabile resta la serie storica 2002-2019 con la sua deformazione differenziale a nord-ovest.

Che cosa deve sapere chi passa in Piazza Venezia

Per i cittadini e per i turisti il messaggio è semplice: i dati descrivono un movimento lento, misurato nei millimetri e concentrato in una porzione del monumento. Non siamo davanti a una comunicazione pubblica di emergenza. Il valore della notizia è nel salto di metodo, perché il patrimonio monumentale viene osservato anche prima che un segnale diventi evidente a occhio nudo.

Il caso del Vittoriano mostra inoltre un tema più largo per Roma: molti monumenti vivono sopra sottosuoli complessi, stratificati da geologia naturale, depositi antropici e trasformazioni urbane. In una città con questo grado di stratificazione, il monitoraggio satellitare diventa una lente utile per programmare controlli mirati e manutenzione selettiva.


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 Junior Cristarella

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