Supplenze GPS, per la Cassazione l’algoritmo doveva tornare indietro e non escludere i docenti dai turni successivi: risarcimenti possibili per gli anni dal 2022 al 2026. Il Punto di Walter Miceli


Una pronuncia destinata a incidere sul contenzioso delle supplenze scolastiche e a chiudere una delle questioni più discusse degli ultimi anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata assegnazione di una supplenza nel primo turno delle procedure informatizzate GPS non può comportare l’esclusione del docente dai successivi scorrimenti relativi alle sedi che aveva effettivamente indicato nella domanda.

Il tema è stato al centro della diretta Diritto in cattedra, durante la quale l’avvocato Walter Miceli, legale Anief, ha illustrato le conseguenze della decisione e i possibili effetti per migliaia di precari della scuola.

Il caso arrivato fino alla Cassazione

La vicenda nasce dal ricorso di una docente della provincia di Chieti che aveva partecipato alle procedure per le supplenze annuali indicando alcune sedi tra quelle disponibili. Nel primo turno di nomina non aveva ottenuto alcun incarico. Successivamente, però, alcune delle scuole da lei espressamente richieste si erano rese disponibili e i relativi posti erano stati assegnati a candidati con punteggio inferiore.

Da qui il contenzioso che, dopo il primo grado e il giudizio d’appello, è arrivato in Cassazione attraverso il rinvio pregiudiziale introdotto dalla riforma del processo civile.

Secondo Miceli, la situazione era tutt’altro che isolata: “Si tratta di una vicenda nella quale molti insegnanti si riconosceranno”, ha osservato durante la trasmissione.

Il principio affermato dalla Corte

Al centro della decisione vi è l’interpretazione dell’articolo 12 dell’ordinanza ministeriale n. 112 del 2022.

La Cassazione ha chiarito che la mancata indicazione di alcune sedi equivale a una rinuncia esclusivamente rispetto a quelle preferenze non espresse. Non può invece essere interpretata come una rinuncia generale a tutte le future disponibilità.

In altre parole, se una sede scelta dal docente si libera in un momento successivo al primo turno di nomina, il candidato deve poter essere nuovamente preso in considerazione secondo il proprio punteggio in graduatoria.

Miceli ha sintetizzato il principio in modo netto: “La mancata indicazione da parte dell’aspirante alla supplenza comporta la rinuncia esclusivamente alle preferenze non espresse”. Estendere tale rinuncia anche alle sedi richieste dal docente significherebbe, secondo il legale, attribuire alla domanda un significato opposto rispetto a quello manifestato.

Come funzionava il sistema contestato

Il contenzioso nasce dall’applicazione delle regole introdotte con l’ordinanza ministeriale del 2022.

Nel meccanismo contestato, chi non otteneva una supplenza al primo turno rischiava di essere escluso anche dai successivi scorrimenti. L’algoritmo considerava infatti “trattati” i candidati già esaminati, senza riesaminarli quando emergevano nuove disponibilità nelle sedi precedentemente richieste.

Il risultato era paradossale: docenti con punteggi più elevati venivano superati da colleghi collocati più in basso nelle graduatorie.

“Chi non risultava in turno di nomina perdeva ogni possibilità di concorrere sulle sedi che si fossero rese disponibili successivamente”, ha spiegato Miceli. “Veniva sostanzialmente scavalcato e si violava il principio meritocratico”.

L’algoritmo non era “impazzito”

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento dell’avvocato riguarda la natura stessa dell’errore.

Negli ultimi anni il contenzioso è stato spesso descritto come quello dell’”algoritmo impazzito”. Una definizione che Miceli contesta apertamente.

“L’algoritmo non era affatto impazzito”, ha affermato. “Eseguiva con perfetta fedeltà l’interpretazione ministeriale. C’era stata una persona in carne e ossa che aveva impartito all’algoritmo questa impostazione”.

Secondo il legale, ogni sistema automatizzato incorpora scelte normative e amministrative precise. Per questo motivo la responsabilità delle decisioni non può essere attribuita alla tecnologia ma alle regole che ne guidano il funzionamento.

Efficienza amministrativa e diritti dei docenti

Uno degli argomenti utilizzati dall’amministrazione era legato alla rapidità della procedura informatizzata. Riesaminare i candidati a ogni nuova disponibilità avrebbe rallentato il sistema.

La Cassazione, però, ha seguito una strada diversa. Nella decisione viene evidenziato come proprio l’informatizzazione consenta di individuare in modo automatico e agevole i docenti aventi diritto in base alle graduatorie e alle preferenze espresse.

Per Miceli il punto è fondamentale: “Le procedure informatizzate servono a scegliere velocemente, ma senza sacrificare i valori cardine dell’agire amministrativo”.

Il richiamo al merito

Tra i principi richiamati durante la diretta emerge quello della meritocrazia, considerato il fondamento stesso delle graduatorie.

“Dietro il punteggio ci sono anni di servizio e titoli di studio”, ha osservato il legale. “Se si scavalcano docenti con punteggi più alti non si viola soltanto il loro diritto, ma anche l’efficacia dell’azione amministrativa”.

La sentenza, in questa prospettiva, riafferma che il criterio del punteggio non può essere sacrificato per esigenze organizzative o di velocizzazione delle procedure.

La questione della trasparenza

Un altro tema affrontato riguarda la trasparenza dei sistemi automatizzati.

Secondo Miceli, molti docenti ricevevano semplicemente l’esito della procedura senza comprendere le ragioni della mancata assegnazione.

“La procedura era opaca”, ha sostenuto. “Il docente riceveva un esito ma senza alcuna motivazione e non capiva perché fosse stato saltato”.

Il riferimento è anche alla giurisprudenza amministrativa sviluppatasi negli anni a partire dai contenziosi sulla mobilità scolastica, che ha progressivamente affermato il principio della piena conoscibilità degli algoritmi utilizzati dalla pubblica amministrazione.

Cosa cambia dal prossimo anno

La pronuncia della Cassazione interviene mentre il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha già modificato le regole per le future assegnazioni.

La nuova ordinanza prevede infatti che i candidati utilmente collocati in graduatoria possano essere nuovamente considerati quando si rendano disponibili sedi compatibili con le preferenze espresse.

“L’algoritmo tornerà indietro a recuperare gli insegnanti che non erano stati individuati nel primo turno”, ha spiegato Miceli, sottolineando come il nuovo impianto normativo recepisca sostanzialmente l’interpretazione adottata dalla Cassazione.

Chi può chiedere il risarcimento

Gli effetti più rilevanti della sentenza riguardano però il passato.

Secondo l’interpretazione illustrata durante la trasmissione, potrebbero essere interessati i docenti che, tra l’anno scolastico 2022-2023 e quello in corso, non hanno ottenuto incarichi pur avendo diritto a concorrere per sedi successivamente assegnate a candidati con punteggio inferiore.

Per questi lavoratori si apre la strada al risarcimento del danno.

“Potranno ottenere un risarcimento economico e il riconoscimento del punteggio che avrebbero maturato”, ha spiegato Miceli.

La richiesta potrà essere avanzata entro i limiti della prescrizione quinquennale davanti al giudice ordinario.

Gli effetti sul punteggio e sulle future carriere

La questione non riguarda soltanto gli stipendi non percepiti.

La perdita di un incarico ha infatti effetti anche sulla maturazione del punteggio, elemento determinante per le successive graduatorie e per le procedure di reclutamento.

Secondo Miceli potrebbero emergere conseguenze ancora più ampie: un docente che non ha ottenuto il servizio e il relativo punteggio potrebbe aver perso anche opportunità professionali successive, comprese alcune possibilità di immissione in ruolo.

Una battaglia giudiziaria durata quattro anni

La decisione della Cassazione chiude una stagione di contenziosi che ha coinvolto migliaia di insegnanti e numerosi tribunali italiani.

“Gli insegnanti hanno vinto una grande battaglia”, ha dichiarato il legale Anief. “È una vittoria di chi non si è rassegnato e ha continuato a far valere i propri diritti”.

La pronuncia fornisce ora un orientamento uniforme destinato a incidere sui procedimenti ancora pendenti e sulle nuove azioni risarcitorie che potrebbero essere avviate dai docenti interessati.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 redazione

Source link

Di