Libro Possibile, petizione su Eshkol Nevo: firme e replica


Il festival fondato dall’associazione culturale Artes arriva alla XXV edizione con un tema molto esposto, Discorso all’umanità e due tappe già annunciate: Polignano a Mare dall’8 all’11 luglio e Vieste dal 21 al 25 luglio. Dentro questo calendario la presenza di Nevo assume ora un valore pubblico ulteriore: riguarda la scheda di un ospite internazionale e il modo in cui un evento culturale decide di trattare il rapporto tra letteratura, guerra e responsabilità civile.

Nota editoriale: le valutazioni sulla posizione pubblica di Nevo sono attribuite ai promotori della petizione. Le risposte contrarie all’esclusione sono riportate come posizioni politiche espresse nel dibattito pugliese.

Sommario dei contenuti

La petizione e i destinatari indicati

La richiesta del 13 giugno non si limita a un dissenso generico. Il testo è indirizzato al presidente della Regione Puglia, agli amministratori locali coinvolti dal festival e agli organizzatori del Libro Possibile. Il nucleo dell’appello è chiaro: ritirare l’invito a Eshkol Nevo dalla prossima edizione, in programma a luglio. Il dispaccio ANSA conferma il perimetro della petizione, compresa la destinazione istituzionale dell’appello e il riferimento alle tappe di Polignano a Mare e Vieste.

Il punto politico dei promotori è costruito su una soglia morale: per loro la presenza dello scrittore, in assenza di una distanza pubblica ritenuta netta dalle scelte del governo israeliano, entrerebbe in tensione con il tema umanistico scelto dal festival. Da qui la formula dell’appello, secondo cui raccontare l’umanità non basta se l’umanità deve essere difesa. È una frase che sposta la richiesta dal piano del cartellone culturale al piano della responsabilità simbolica.

Le firme che allargano il caso

Il salto di scala nasce dai nomi. L’appello raccoglie adesioni nel mondo pacifista e pro Palestina ed entra in una dimensione istituzionale quando tra i firmatari compaiono Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Giovanna Iacovone, vicesindaca di Bari e Manuel Minervini, neo sindaco di Molfetta. Il Corriere del Mezzogiorno ha documentato anche l’intervento di Vito Leccese, elemento che trasforma la petizione in una controversia politica oltre che culturale.

La grafia Iacovone è quella registrata nelle schede pubbliche del Comune di Bari, dove il ruolo di vicesindaca risulta attribuito a Giovanna Iacovone. Per Moscone il profilo istituzionale è definito dall’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Questi controlli servono a evitare un equivoco frequente nei casi nati da appelli pubblici: il peso di una firma dipende dal ruolo ricoperto nel momento in cui quella firma viene resa nota.

Il programma annunciato e la collocazione di Nevo

Il Libro Possibile aveva già inserito Nevo tra gli ospiti internazionali della XXV edizione. Il programma ufficiale del festival presenta lo scrittore come autore atteso con Nostalgia, romanzo pubblicato da Feltrinelli nella nuova edizione italiana. La cornice scelta dagli organizzatori, Discorso all’umanità, rende più sensibile ogni presenza collegata a temi internazionali e a guerre in corso.

Il calendario, per come annunciato a maggio, divide l’edizione tra Polignano a Mare e Vieste. Questa informazione è rilevante perché la petizione investe una manifestazione diffusa che coinvolge amministrazioni diverse, sponsor istituzionali e una platea nazionale. La richiesta di ritiro colpisce quindi l’architettura pubblica del festival, non soltanto la scelta di un singolo incontro.

Da maggio alla petizione di giugno

La contestazione non nasce il 13 giugno. A metà maggio una prima richiesta di esclusione era stata avanzata da esponenti di Rifondazione Comunista e da Laura Marchetti, con una lettera che collegava la presenza di Nevo alla guerra a Gaza e alla identità israeliana dell’autore. Rai News Puglia aveva già registrato quel primo scarto, ricordando anche che Nevo non appartiene al fronte degli estremisti e che in passato ha preso posizione contro il governo del suo Paese.

La differenza tra maggio e giugno sta nella struttura dell’iniziativa. Prima c’era una richiesta politica riconoscibile per area di provenienza. Ora c’è un testo di petizione che intercetta figure religiose, amministratori locali e intellettuali. Il contenuto resta concentrato sulla presenza dell’autore al festival. La platea dei firmatari ne modifica la portata pubblica.

I promotori separano il giudizio letterario dal giudizio sulla partecipazione pubblica. L’appello non contesta la qualità dell’opera di Nevo; attribuisce invece agli intellettuali un dovere di posizione quando il conflitto produce devastazione civile. La parola chiave, qui, è responsabilità. La petizione chiede che un festival dedicato all’umanità non accolga un autore israeliano senza una dichiarazione ritenuta adeguata sulle scelte del governo Netanyahu.

La tesi dell’appello procede per coerenza interna: se il festival convoca scrittori, giornalisti e personalità pubbliche attorno a un tema universale, la provenienza nazionale e il profilo pubblico degli ospiti diventano parte del messaggio. È un’impostazione molto contestata, perché porta la cittadinanza culturale dentro il campo della responsabilità politica.

La replica di Leccese e il confine della censura

Vito Leccese ha scelto una posizione opposta alla richiesta di esclusione. Il sindaco di Bari considera sbagliato privare Nevo della parola e richiama il ruolo della cultura come spazio di confronto. La sua risposta è rilevante per due motivi: Bari è una città centrale nel sistema culturale pugliese e Leccese colloca la questione sul confine tra protesta legittima e censura.

Nel ragionamento di Leccese entra anche un elemento che i promotori dell’appello interpretano diversamente: le posizioni pubbliche di Nevo contro il governo israeliano. Questa divergenza è il cuore del caso. Per chi chiede il ritiro dell’invito, quelle posizioni non raggiungono la soglia richiesta davanti alla crisi di Gaza. Per chi difende la presenza dello scrittore, espellere una voce critica indebolirebbe proprio lo spazio di parola che un festival letterario dovrebbe custodire.

La risposta attesa dagli organizzatori

La direttrice artistica Rosella Santoro ha evitato di chiudere il caso con una replica secca e ha rinviato il senso della risposta al programma. In quel programma è prevista anche la presenza del giornalista palestinese Wael Al-Dahdouh, volto noto del racconto della guerra a Gaza. TRMtv ha confermato questo elemento, utile per leggere la linea del festival: non cancellare il conflitto dal cartellone, bensì collocarlo dentro incontri e testimonianze.

Al momento della pubblicazione non risulta comunicato il ritiro ufficiale dell’invito a Nevo. Questo dato pesa sulla lettura dell’intera vicenda: la petizione è un atto di pressione pubblica, distinto da una decisione degli organizzatori. Il calendario resta quindi il terreno su cui verificare la risposta effettiva del festival.

Perché Nostalgia è entrato nella disputa

Nevo arriva nel programma con Nostalgia, titolo che in Italia è legato al suo percorso editoriale presso Feltrinelli. La scheda del festival lo presenta dentro il gruppo degli ospiti internazionali, quindi non come presenza laterale. La protesta si concentra proprio su questo: un autore collocato in evidenza dentro una rassegna che usa una parola altamente esposta, umanità, in un anno segnato dalle immagini di Gaza.

La letteratura qui diventa il luogo della frizione. Un romanzo e la posizione politica dell’autore appartengono a piani diversi. La presenza pubblica a un festival produce sempre un secondo significato: chi viene invitato entra nella mappa dei valori dell’evento. I promotori della petizione insistono su questo secondo livello; i contrari all’esclusione temono che quel criterio finisca per restringere la circolazione delle idee.

Il precedente articolo su Sbircia e il nuovo sviluppo

Su Sbircia la Notizia Magazine avevamo già pubblicato il quadro del Libro Possibile 2026 il 14 maggio, con date, tema e ospiti annunciati. Quel testo resta il riferimento interno sul programma della XXV edizione. La notizia del 13 giugno aggiunge un fatto autonomo: la petizione con firme istituzionali e la replica politica che ne è seguita.

Il collegamento tra i due articoli serve a non confondere i livelli. Il pezzo di maggio documentava il cartellone del festival. Questo articolo registra una controversia nata dopo l’annuncio e concentrata su un ospite specifico. Per i lettori, la sequenza temporale è essenziale: prima il programma, poi la protesta iniziale, infine l’appello allargato di giugno.


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 Junior Cristarella

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